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Quasi tutto in un giorno

Pierluigi Gerbino
·5 minuti per la lettura

E’ inutile sforzarsi a cercare delle logiche di buon senso nei mercati finanziari. Forse è meglio cercare nei loro comportamenti i principi della psicologia delle masse, che sostiene che il singolo,  se posto in una massa, diventa un barbaro in preda agli istinti, capace di commettere atti o esprimere opinioni contrarie a interessi personali, buon senso e abitudini. La folla è suggestionabile, superficiale e facilmente manipolabile, al punto da farla diventare simile ad un gregge o ad una mandria di bisonti, che si muove all’unisono ad imitazione  dal capobranco o in preda a forti pulsioni emotive (paura, entusiasmo, ira).

Perciò è inutile pretendere moderazione, razionalità e buon senso dal comportamento collettivo degli operatori finanziari. E neanche collegare i cambiamenti di umore e di direzione ad eventi che hanno mutato i principi di razionalità delle scelte. Questo vale soprattutto per le visioni di breve (movimenti quotidiani o di pochi giorni) e medio periodo (movimenti di durata di alcuni mesi). Solo sul lungo periodo, con il tempo scandito in anni, la visione consolidata dei movimenti leviga le asperità e riconduce a posteriori a spiegazioni più razionali del comportamento dei mercati.

E’ sempre successo, ma con la tecnologia che ora regna nelle nostre vite, rendendole molto più frenetiche di una volta, e la diffusione in tempo reale delle notizie e delle manipolazioni travestite da notizia, tutto si compie più in fretta che in passato.

Lo abbiamo potuto verificare più volte nel corso del pazzo 2020 dei mercati.

Prendiamo come riferimento il termometro più preciso dei mercati azionari americani, cioè l’indice SP500. Dapprima, da metà gennaio a metà febbraio di quest’anno, l’epidemia di coronavirus, sviluppatasi in modo devastante in Cina, venne snobbata come affare loro, credendo che non riguardasse l’occidente. Ma quando si diffuse improvvisamente la psicosi della pandemia da Coronavirus, in sole 23 sedute l’indice USA perse oltre il -35%. Arrivati al 23 marzo, in piena crisi sanitaria globale, improvvisamente cambiò la percezione collettiva della realtà e la pandemia, da calamità, diventò un’occasione di business, da cavalcare. Ecco allora montare un’euforia collettiva che in 23 settimane fece recuperare all’indice un clamoroso +63% (a questo punto il lettore attento, constatando il ripetersi del numero 23, se lo andrà a giocare al lotto). Tutto avvenne, si noti bene, mentre i dati sul PIL del primo semestre comunicavano un crollo mai visto prima, e non si vedesse nemmeno l’ombra della fine del contagio e dell’inversione a “V” della congiuntura, date entrambe per certe da chi soffiava sul fuoco dell’entusiasmo dei piccoli Soros da lockdown.

Poteva durare? No, ma durò per tutta la primavera e quasi tutta l’estate. Ad inizio settembre, benché la FED avesse appena comunicato la sua capitolazione al servizio della speculazione, annunciando anni di tassi a zero e la prosecuzione del QE illimitato fino a quando l’inflazione non fosse tornata stabilmente sopra il 2% (hai voglia…), ecco che i mercati si accorgono di quel che era evidente da mesi, ma prima non si è voluto vedere: il virus c’è ancora e continua a seminare morti in tutto il mondo e preoccupazione nella vita reale delle persone; l’economia reale si riprende assai più lentamente del previsto, con una larga ed incerta forma di “U” ed è atterrita dalle minacce incrociate tra USA e Cina di aprire una nuova saga di “Guerre Stellari Commerciali”.

Ecco allora il primo impulso correttivo ad inizio settembre, seguito da una pausa di riflessione laterale di 8 sedute sopra la media mobile a 50 sedute. Venerdì scorso il supporto è stato rotto, e la terza fase della correzione è cominciata. Essa prevede un secondo impulso ribassista che ha come compito  portare SP500 a testare quota 3.200.

Quella era la strada da fare, secondo il grafico. Ma non pensavo che sarebbe stata percorsa così in fretta. Infatti ieri l’indice USA è sceso a rotta di collo fino ad un minimo di 3.223, cioè ad un soffio dall’obiettivo da raggiungere e magari superare. Tutto in un giorno? No, perché nell’ultima ora è arrivato il sostegno di qualche mano forte che ha impresso una svolta al rialzo per stimolare un recupero in extremis. Impresa riuscita, perché i cacciatori di monnezza, che comprano sempre la debolezza dei mercati, hanno subito risposto all’appello ed a loro si sono uniti negli acquisti i ribassisti intraday, che hanno portato a casa il guadagno di giornata. Perciò il ribasso, che sui minimi era arrivato a -2,75%, a fine seduta è stato contenuto a -1,16%. Ancor più clamoroso il voltafaccia del Nasdaq100, che da una perdita sui minimi di -2,4%, è riuscito a chiudere addirittura in positivo (+0,4%).

A pagare il maggior scotto è stata l’Europa, che già di suo aveva da scontare il timore di una ripresa dei lockdown generalizzati in Francia, Spagna e Gran Bretagna, dopo l’impennata inarrestabile di contagi che si riscontra nelle ultime settimane e le voci di una rete di riciclaggio di denaro sporco che coinvolgerebbe parecchie grandi banche occidentali, europee ed americane. La scivolata di Wall Street nella prima parte della seduta ha causato la tempesta perfetta in Europa ed ha aperto improvvisamente gli occhi ad un indice Eurostoxx50 che per tutta l’estate ha viaggiato in laterale dentro un lungo triangolo. Il -3,74% di ieri lo ha scaraventato nell’incubo ribassista, che gli ha già fatto travolgere un po’ di supporti. Ieri si è fermato su quello di 3.150.

Oggi tenterà certamente un rimbalzo, ma ora l’area 3.230 farà probabilmente da resistenza difficile da superare, ed il prossimo impulso punterà a 3.055, con obiettivo finale del ribasso in area 2.950.

SP500 invece cercherà di estendere il rimbalzo di ieri, ma pare anch’esso diretto a completare la sua correzione sotto i minimi di ieri e sotto quei 3.200 punti che sono l’obiettivo minimo del ribasso.

Per il resto segnalo che anche il petrolio si è allineato alla debolezza generalizzata come anche i metalli preziosi, che ultimamente viaggiano appaiati all’azionario e spesso vengono liquidati per non vendere l’azionario.

L’euro è tornato ben sotto 1,18 col dollaro, che quando c’è tempesta diventa valuta rifugio. I bond sono stati comprati anche se con meno entusiasmo di una volta, dato che i rendimenti sono minimi o sotto zero.

Il classico copione di un tranquillo lunedì di paura.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online