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Quelli che “L'impero viene prima”...

Francesco Simoncelli
 

La democrazia americana e la prosperità capitalista vengono sacrificate sull'altare dell'Impero ed il recente attacco coi droni al più grande impianto di lavorazione di petrolio del pianeta è un esempio del perché. A cominciare dall'immagine qui sotto.

La scena raffigura degli yemeniti che seppelliscono bambini uccisi da bombe di fabbricazione americana, sganciate da aerei sauditi di fabbricazione americana e direzionati verso l'obiettivo da sistemi di comando/controllo statunitensi.

Questa incursione è stata solo una delle migliaia lanciate dai sauditi sin dal 2015 e che hanno provocato oltre 100.000 morti civili nel nord dello Yemen, oltre alla distruzione della sua economia; il che significa che il Paese è diventato un focolaio di fame, colera e altre malattie.

Il costo per gli yemeniti in miseria e vite umane è incalcolabile. Eppure la collaborazione di Washington in questo caos non si basa nemmeno su un minimo di interesse nazionale o di sicurezza nazionale.

Gli Houthi che hanno preso il controllo della capitale dello Yemen (Sana'a) e che dominano la popolazione dello Yemen settentrionale, sono cugini della confessione sciita dell'Islam. Di conseguenza sono in linea con il regime sciita dell'Iran e hanno ricevuto modesti aiuti e armi da Teheran a sostegno della loro lotta per l'indipendenza da un governo supportato dai sauditi e costituito da una schiera eterogenea di sunniti-jihadisti, musulmani e altre fazioni anti-sciite nello Yemen meridionale.

Dato il fatto che lo Yemen è stato diviso in due regioni, nord e sud, per quasi tre decenni tra i primi anni '60 e l'inizio degli anni '90, è ovvio che non sia necessaria alcuna guerra, spargimento di sangue, o devastazione per risolvere il problema religioso ed etnico: tutto ciò che serve è ri-partizionare.

È semplice: due Paesi, nessuna guerra, nessuna miseria, nessun genocidio.

E, infatti, nel 2015 Washington avrebbe potuto dire al nuovo re saudita (Salman) di accettare la divisione e, in caso di rifiuto dello stesso, non osare usare un solo aereo o bomba forniti dagli americani per condurre una guerra contro gli Houthi del Nord Yemen, altrimenti lo zio Sam avrebbe interrotto la fornitura di pezzi di ricambio e supporto tecnico alle avanzate armi di fabbricazione americana dei militari sauditi.

E senza tutto ciò la Svizzera sarebbe presto diventata la nuova dimora della monarchia.

Ma i neocon di Washington non avevano alcuna intenzione di lasciare che il mondo andasse per la propria strada e di stare fuori dai litigi degli altri.

Al contrario, i neocon di Capitol Hill ed i burocrati fissati con la sicurezza nazionale vogliono belligerare con l'attuale governo iraniano e hanno considerato un attacco agli Houthi come un modo per dare la colpa a Teheran; senza pensare per un momento che potrebbero essere stati benissimo i sauditi.

All'epoca Obama era in procinto di portare a casa il suo più grande successo in politica estera con l'Accordo sul Nucleare con l'Iran, ma Barry si è dimostrato un voltagabbana.

Quindi non è riuscito a dissuadere i sauditi dalla loro follia guerrafondaia, gettando così un osso a Netanyahu, che altrimenti sarebbe stato messo a tacere riguardo l'Accordo, e invitandolo persino a tenere un discorso in una sessione congiunta del Congresso che si è poi dimostrato un affronto al presidente americano.

Quindi i sauditi sono stati manipolati ad attaccare militarmente i loro vicini, diventando praticamente mercenari inconsapevoli (ancelle dell'Impero) perché si sono adattati agli scopi di Washington.

Un giorno potrebbero apprendere che "l'amicizia" di Washington è un'arma a molti tagli, ma alla fine si basa sulla mobilitazione di "alleati" affinché acquistino le sue armi e marcino in conflitti che mantengano pingue di denaro lo stato perenne di guerra americano.

Nel contesto generale, quindi, i feticisti dell'Impero prima di tutto sono riusciti ad introdurre Washington nel mezzo di un conflitto sciita/sunnita che dura ormai da 1300 anni, il cui atto più recente è lo scontro tra Arabia Saudita e Iran.

Ma questo conflitto non ha nulla a che fare con la sicurezza dello zio Sam: l'America non ha mai avuto, né ha ora, né avrà mai nulla a che fare con tale lotta.

Lo scisma religioso sunnita/sciita è un affare che riguarda altre persone, come è stato sin dal 632 d.C.

A dire il vero, non abbiamo alcuna simpatia per la teocrazia medievale che attualmente opprime gli 83 milioni di abitanti iraniani. Questi ultimi aspirano chiaramente ad una maggiore prosperità economica, libertà personale e religiosa, una modernizzazione culturale e presumibilmente una forma più onesta di democrazia libera dai dettami religiosi medievali dei mullah.

Ma Washington non ha alcuna possibilità di avere successo in un cambio di regime in Persia, come abbiamo giù visto in disastri come Iraq, Siria, Libia, Somalia ecc. E, soprattutto, l'Iran con un budget per la difesa da $15 miliardi e $450 miliardi di PIL non ha mai rappresentato una minaccia per lo zio Sam.

Ma ciò non ha fermato Washington/Netanyahu. Era prevedibilissimo che quando i sauditi avessero ricevuto il via libera nel 2015 per procedere con la loro avventura nello Yemen, l'Accordo sul Nucleare sarebbe stato cestinato da una nuova amministrazione e che avrebbe proceduto a dichiarare una guerra economica totale contro il suo rivale dall'altra parte del Golfo Persico.

Detto in altro modo, non pensiamo che Riyad abbia anticipato l'arrivo di Donald Trump nello Studio Ovale o, cosa ancora più importante, che sarebbe stato circondato dal deplorevole seguito di servitori di Bibi e accoliti neocon dediti a persuaderlo che l'Accordo sul Nucleare di Obama fosse il peggior accordo di politica estera nella storia umana.

Non lo era, perché in realtà era una sorta di truffa diplomatica in cui gli iraniani accettavano di rinunciare ad un programma sulle armi nucleari, che sia la CIA che l'AIEA (Agenzia internazionale per l'energia atomica) concordavano fosse già stato dismesso nel 2003, in cambio del rilascio di decine di miliardi di fondi sequestrati molto tempo prima.

Si sottometteva anche ad un sistema di ispezione draconiana: un programma di arricchimento dell'uranio ridotto drasticamente al 3,5% per produrre combustibile per reattori civili.

Ancora più importante, spianava la strada al ritorno dell'Iran nel commercio globale e alla massimizzazione della sua grande risorsa di idrocarburi a beneficio della sua popolazione. Così facendo, l'accordo sul nucleare spianava la strada alla moderata leadership iraniana sotto il presidente Hassan Rouhani e il suo ministro degli esteri americano, Javad Zarif, affinché guidassero l'Iran lungo un percorso che avrebbe potuto disinnescare i malumori con Washington.

Ma alla fine non se ne è fatto niente, perché i neocon a Washington non volevano rinunciare allo stato "nemico" che li tiene in attività, e Bibi Netanyahu non voleva rinunciare al "nemico esistenziale" che mantiene insieme la sua eterogenea coalizione di partiti e fazioni religiose ultra-ortodosse e assicura il suo mandato.

Invece, sotto la vile guida di John Bolton, ora abbiamo la peggiore campagna di guerra economica che sia mai stata dichiarata da Washington. Costringe praticamente tutti i Paesi e tutte le società importanti del mondo a non comprare petrolio iraniano sotto la minaccia di sanzioni secondarie ed esclusione dal sistema di pagamenti globale SWIFT controllato dagli Stati Uniti.

Dopo alcune esenzioni temporanee scadute a maggio, il feroce regime di sanzioni amministrato dai fanatici anti-iraniani di Washington sta letteralmente minacciando di mettere in ginocchio l'economia iraniana.

Inutile dire che gli sciocchi che consigliano Donald hanno ora messo l'Iran all'angolo. Devono contrattaccare (come pare abbiano fatto attraverso i loro delegati Houthi) o vedere il loro Paese praticamente distrutto, e per cosa?

La risposta non è che hanno violato lo spirito dell'Accordo sul Nucleare, perché non l'hanno fatto.

No, sono nel mirino della macchina da guerra economica di Washington solo perché Bibi ed i neocon non gradiscono la politica estera dell'Iran e le sue legittime alleanze con governi e partiti pro-sciiti in Iraq, Siria e Hezbollah/Libano; e poiché lo stato di guerra ha reso l'Iran il suo nemico designato e l'uomo nero doveva far correre gli enormi budget americani della difesa.

Quindi possiamo immaginare la sorpresa e/o il dispiacere saudita. Inseguendo gli Houthi hanno finito per impiegare praticamente il 100% delle risorse economiche da cui dipende il Regno (e mettendo a repentaglio l'IPO di Aramco), e per ragioni ben lontane dalla propria sicurezza nazionale (potrebbero facilmente coesistere con l'Iran e avrebbero potuto farlo per gran parte della storia moderna).

Che lo riconoscano o no, il Partito della Guerra a Washington ha reso il Regno ostaggio delle proprie ambizioni dementi.

Eppure è così che sopravvive l'Impero. Il Golfo Persico è sull'orlo di un'eruzione apocalittica che non è assolutamente nell'interesse di nessuno (Iraq, Kuwait, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Qatar) che confina con le sue acque. Ma gli eventi possono ora superare la follia perché l'unica persona che potrebbe scatenare la catastrofe è impegnata a twittare la sua pericolosa ignoranza sulla questione.

Il vero colpevole è il Partito della Guerra che vi ha completamente fuorviato sull'Accordo sul Nucleare, la falsa minaccia che l'Iran pone alla sicurezza americana e l'angolo in cui ha costretto il governo di Teheran.

Trump è arrivato a Washington per bonificare la Palude e per mettere l'America al centro della politica estera fallita della nazione, invece r Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online