Quote Latte: cosa sono e, in caso di abolizione, cosa succederebbe?

“Non c'è alcuna possibilità che le quote latte rimangano in piedi. Con il 2015 avremo il mercato libero in Europa, nonostante ogni tanto qualche Stato membro chieda di mantenere lo status quo”. E’ stato chiaro Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura al Parlamento europeo. Non si torna indietro, dunque. Dal primo aprile 2015 addio al regime delle quote latte che, soprattutto in Italia, ha suscito costantemente un fiume di polemiche tra gli allevatori. Un sistema al centro di scontri, tra multe e proroghe, che verrà cancellato una volta per tutte tra tre anni. Ma prima di chiedersi se sarà un bene per il nostro Paese, è utile tornare a parlare delle quote latte: cosa sono esattamente?

Questo sistema è stato introdotto nel 1984 per evitare che la produzione di latte diventasse eccessiva con il conseguente crollo dei prezzi. Si decise, infatti, di fissare delle soglie annue da non superare, in caso contrario sono previste penali piuttosto salate. Per gli allevatori di ogni singolo Paese questo limite è fissato in base alle quantità commercializzate. Il regime assegnato all’Italia, poi più volte modificato, era pari a 8.823 migliaia di tonnellate. Con la modifica del novembre del 2008, la quota italiana è stata aumentata del 6 per cento. Bisognerebbe produrre latte per il quantitativo assegnato, sennò si va incontro a sanzioni, come detto. L’Italia ha pagato, negli anni, oltre quattro miliardi di euro per non aver rispettato i contingenti di produzione. Le sanzioni, però, sono sempre state saldate dallo Stato, quindi con denaro pubblico, e non dagli allevatori come, invece, è richiesto dall’Unione europea. Un meccanismo, così com’era, che più volte ha penalizzato gli allevatori virtuosi, quelli che hanno sempre rispettato la quota di produzione, favorendo chi ha venduto di più, ma si è visto annullare le multe con l’intervento dello Stato.

Giusto o sbagliato che sia, il sistema delle quote latte ha, fino ad oggi, esercitato una sorta di forza regolatrice sulla produzione e vendita di latte, un’intromissione nel libero mercato per mantenere le oscillazioni di prezzo contenute.

Cosa cambierà quando le quote verranno abolite?

Pronto a prendere il posto delle quote, c’è il “pacchetto latte”. Ma se per il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, “ci sono le condizioni per superare il sistema delle quote senza traumi”, per i 500 produttori lombardi che hanno protestato a Bruxelles nei giorni scorsi, invece, “le misure del pacchetto latte non sono sufficienti ad assorbire la perdita di 7 centesimi ogni litro di latte prodotto”. Il marzo scorso, con il Reg. 261/2012, è stato approvato – dopo tre anni di discussione – il pacchetto latte che introduce nella Pac (Politica agricola comune) un importante cambiamento. Un atto politico e normativo che inciderà non solo sul settore lattiero-caseario, ma su tutta l’agricoltura europea perché sancisce la fine degli strumenti di controllo diretto (le quote appunto). Nello specifico, sono quattro i punti fondamentali previsti: relazioni contrattuali con contratti scritti tra produttori di latte e trasformatori, possibilità di negoziare collettivamente le condizioni contrattuali attraverso le organizzazioni dei produttori (Op), norme specifiche per la costituzione e il funzionamento delle organizzazioni interprofessionali (Oi), programmazione dell’offerta dei formaggi Dop e Igp. Le nuove misure, che saranno riesaminate nel 2014 e nel 2018, dovrebbero rimanere in vigore fino al 2020 per dare ai produttori lattieri il tempo necessario per prepararsi all’abolizione delle quote e migliorare la loro organizzazione secondo una logica più orientata al mercato.

E proprio il mercato, in effetti, inevitabilmente muterà. A livello mondiale, nel 2011 sono stati prodotti 728 milioni di tonnellate di latte, con una crescita del 2 per cento sull’anno precedente, secondo i dati della Fao. “La domanda di prodotto – aggiunge Paolo De Castro – ha avuto un’accelerazione maggiore, sopra il 3 per cento”. Questo può significare che in futuro i prezzi dell’”oro bianco” potrebbero aumentare. Da mesi, inoltre, il mercato vive una fase discendente delle quotazioni. “Si deve ancora ragionare sul “soft landing”, l’atterraggio morbido che l’Ue aveva ipotizzato ma che ancora non c’è stato”. L’Italia è ancora molto indietro: “In Francia c’è già il decreto applicativo sul pacchetto latte”. Per recuperare c’è tempo fino al 2015, prima che le quote latte vadano definitivamente in pensione.