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Randstad Workmonitor: italiani incerti, il 43% teme per il lavoro

Red
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Image from askanews web site
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Milano, 5 gen. (askanews) - L'emergenza Covid-19 ha minato le certezze degli italiani sul lavoro e oggi il 43% dei lavoratori teme di perdere il posto o non si sente sicuro del proprio impiego: un anno fa era il 36% a sentirsi in pericolo e quella attuale è la percentuale più alta tra i principali paesi europei come Regno Unito (39%), Spagna (39%), Francia (31%) e Germania (30%). È quanto emerge del Randstad Workmonitor, l'indagine semestrale sul mondo del lavoro di Randstad che ha analizzato la capacità di adattamento dei lavoratori all'emergenza sanitaria.

Una reazione all'incertezza è l'attaccamento all'impiego attuale: il 72% degli italiani si dice soddisfatto del proprio lavoro, +3% rispetto a dodici mesi fa, mentre scende la percentuale di insoddisfatti (dal 10% al 6%) e solo il 9% sta cercando attivamente una nuova posizione (contro il 12% di fine 2019). Cala di dieci punti (dal 58% al 48%) l'ambizione di avviare un'attività.

"L'emergenza sanitaria ha aumentando la sensazione di insicurezza dei lavoratori: è comprensibile che in un momento di incertezza cresca l'attenzione alla tutela del posto e della retribuzione, ma la ricerca evidenzia anche la richiesta degli italiani di formazione e di flessibilità, certamente alimentata dall'esperienza dello smart working", ha detto Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia. "Un segnale del fatto che i lavoratori stanno affrontando i cambiamenti imposti dalla crisi con la giusta mentalità e capacità di adattamento. Le imprese devono impegnarsi per accogliere queste richieste e mettere i propri dipendenti nelle condizioni di esprimere tutto il potenziale".

E tra le priorità c'è l'ambiente di lavoro ideale che post pandemia per tre italiani su quattro deve essere quindi "flessibile", con la possibilità di lavorare sia da casa sia in ufficio (indicata dal 48% dei lavoratori) oppure con autonomia e flessibilità di scelta di luogo o orario di lavoro (26%), mentre solo l'11% vorrebbe lavorare sempre nella propria abitazione e il 15% sempre in ufficio.