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I rapporti con Bruxelles della nuova premier in pectore ed il ruolo chiave del predecessore

Giorgia Meloni e Mario Draghi
Giorgia Meloni e Mario Draghi

Le telefonate di Mario Draghi su Giorgia Meloni e la linea di credito ai conservatori europei non sono più un tema fa fantascienza: i rapporti con Bruxelles della nuova premier in pectore fondano su un suo personale appeal ma anche sul ruolo chiave del predecessore che in Europa ha skill di catatura planetaria. Il punto di giunzione di questa equazione è il partito conservatore europeo Ecr.

Le telefonate di Draghi su Meloni

Allo stato conta su un gruppo di 62 eletti, è co-presieduto da Raffaele Fitto, uomo fortissimo della Meloni, e include Fdi, gli spagnoli di Vox, i polacchi di Diritto e Giustizia e altri sedici partiti. I socialisti europei vengono definiti da Libero “in crisi di identità e di voti, non solo in Italia”. In seno ad Ecr c’è poi la corrente di Manfred Weber, presidente del Ppe che avrebbe dato “beneplacito” alla comunanza di interessi fra i “due premier”.

“Con Giorgia Meloni si può lavorare”

L’uomo chiave sarebbe Mario Draghi, a cui fonti di Bruxelles attribuiscono “colloqui avuti con le cancellerie di diversi Stati Ue”. E nel corso di quei colloqui avrebbe detto a tutti che ”con Giorgia Meloni si può lavorare”. Insomma, pare che l’asse fra i due leader istituzionali possa funzionare anche con l’Europa e per le future prospettive che l’Italia ha di affrontare la crisi energetica.