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Censis: italiani a rischio povertà con il secondo figlio

Kika Press & Media
Censis: italiani a rischio povertà con il secondo figlio

(KIKA) - I 10 uomini più ricchi d'italia guadagnano quanto 500 mila famiglie operaie e con il secondo figlio la probabilità di finire sotto la soglia di povertà raddoppia. Con il terzo figlio triplica addirittura.

A rappresentate le disuguaglianze di oggi in Italia è un rapporto Censis, secondo il quale le distanze nella ricchezza sono cresciute nel tempo. Oggi il patrimonio di un dirigente è pari a 5,6 volte quello di un operaio, mentre era pari a circa 3 volte vent'anni fa. Lo 0,003% della popolazione italiana possiede una ricchezza pari a quella del 4,5% della popolazione totale e per le fasce più deboli il rischio povertà è davvero vicina: basta un secondo figlio perché il 20,6% delle famiglie italiane finiscano sotto la soglia di povertà, il terzo figlio porta addirittura il 32,3% su quella soglia.
Va meglio alle coppie senza figli, delle quali solo l'11% rischia di finire povera.
Grosse disparità anche geografiche: al Sud la percentuale vicino alla temibile soglia è del 33%, al Centro del 15,5%, al Nord del 10.7%.

«Distanze già ampie che si allargano, dunque - rilevano i ricercatori del Censis - compattezza sociale che si sfarina, e alla corsa verso il ceto medio, tipica degli anni ‘80 e ‘90, si è sostituita oggi una fuga in direzioni opposte, con tanti che vanno giù e solo pochi che riescono a salire. In questa situazione è alto il rischio di un ritorno al conflitto sociale».

E se durante la crisi i consumi sono calati un po' per tutti, chi ha stretto veramente la cinghia è stata la fascia più debole: fra il 2006 e il 2012 una famiglia operaia ha ridotto il budget del 10,5 %, gli impiegati del 4.5,  gli imprenditori del 5.9, mentre i dirigenti hanno registrato un calo dei consumi del 2,4% confermandosi ancora una volta quasi esenti dalla recessione.

In un quadro così difficile c'è da chiedersi come spenderanno gli italiani i famosi 80 euro in più in busta paga voluti dal governo Renzi.
Tutto dipende - dice il Censis - dalla durata del provvedimento. Se questo sarà permanente o una tantum. Se il bonus Irpef sarà permanente, i ricercatori del Censis hanno stimato un incremento della spesa per consumi in 8 mesi superiore a 3,1 miliardi di euro, il 15% in più rispetto al caso in cui il bonus non venga rinnovato. Se si tratterà di un provvedimento una tantum crescerà il numero di italiani che userà quella somma per impieghi diversi dai consumi (risparmio, pagamento di debiti o bollette arretrate), in questo caso dunque la spinta all'economia voluta dal governo sarà minore e il provvedimento meno efficace.