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Rapporto Coop: italiani a corto d’ossigeno alle prese col dilemma bollette

Image from askanews web site
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Milano, 8 set. (askanews) - Il tornado che campeggia sulla copertina del Rapporto Coop 2022 anticipa bene quelle che sono le evidenze su "consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani" reduci da una pandemia, alle prese con la conclamata crisi climatica e schiacciati da guerra e inflazione. I toni usati nella presentazione sono preoccupati per lo scenario globale quanto per quello nazionale: si parla di un nuovo mondo ancora pericoloso in cui la prossima guerra sarà quella del pane, dove la democrazia è sotto attacco. In questo senso due dati per tutti: ogni punto percentuale di aumento dei prezzi alimentari fa scivolare 10 milioni di persone in condizioni di povertà estrema, ma nel frattempo il 40 del Prodotto interno lordo globale arriva da Paesi non liberi. E il peggior incubo in questo momento è quello dell'energia con l'Europa sempre più dipendente dal gas extracomunitario negli ultimi 10 anni. Nello specifico, sul fronte degli scambi commerciali l'Italia, come si legge nella presentazione del rapporto, ha con la Russia "relazioni pericolose" e vede gli italiani tra i "più putiniani d'Europa, in dubbio sulle colpe del conflitto".

Ma al di là delle ideologie, dal punto di vista economico, con l'inflazione che ci porta indietro di 40 anni, per le famiglie italiane il rapporto stima che è di 2.300 euro la perdita media del potere d'acquisto per l'anno in corso, tanto peggio se si vive da soli. E in questo quadro il dilemma della bolletta è ben lontano dall'essere risolto, anzi pesa come un macigno sulle famiglie già a corto d'ossigeno. Il 57% dichiara già oggi la difficoltà di pagare l'affitto, il 26% pensa di sospendere o rinviare il pagamento e se restringiamo il campo a luce e gas un italiano su tre entro Natale potrebbe non coprire più le spese per le utenze. L'Italia, colpita dalla tempesta perfetta, si scopre un Paese più vulnerabile con la classe media sempre più in difficoltà, una parte che rimane indietro (24 milioni che nel 2022 hanno sperimentato almeno un disagio) e una netta crescita dell'area della povertà vera e propria con 6 milioni in più di persone nell'ultimo anno per un totale di 18 milioni di italiani che vivono e vivranno in maniera duratura situazioni di povertà alimentare, sanitaria, energetica o educativa.

Nonostante le difficoltà economiche, le preoccupazioni per la guerra, però, la crisi climatica resta al primo posto nelle preoccupazioni degli italiani: il 38% ritiene che il prossimo evento epocale deriverà proprio da questa, il 56% ritiene che questa emergenza debba avere la massima priorità a livello nazionale e internazionale ed è ancora la preoccupazione ambientale ad avere il maggiore impatto sul loro stato d'animo; lo afferma il 39%, ben 11 punti percentuali in più rispetto ai timori generati dalla guerra in Ucraina. I temi ambientali arrivano prima anche della pur temuta inflazione (almeno per il momento).

Mentre cresce il mercato del lusso ampliando sempre più la forbice delle disuguaglianze, ritorna il clima da austerity sia per le grandi spese (non si comprano le auto, né gli elettrodomestici, si rimanda a data a destinarsi l'acquisto della nuova casa) sia per le piccole rinunce al superfluo di tutti i giorni. La strategia delle famiglie italiane è quella delle 3 R: riduzione, rinvio, rinuncia. I più avveduti (68%) non si sono fatti trovare impreparati nemmeno nella sbornia estiva e hanno già avviato la loro personale spending review, il 17% dichiara invece l'intenzione di farlo con l'arrivo dell'autunno. D'altronde anche lavorare non basta più e il lavoro è sempre più povero; nel rapporto tra costo della vita e stipendi medi, l'Italia è il fanalino di coda tra le principali economie europee, con un salario del 33% più basso di quello dei tedeschi per esempio che hanno un costo della vita equiparabile al nostro, mentre guadagniamo come gli spagnoli che hanno un costo della vita del 19% inferiore. Un occupato su 5 tra coloro che hanno contratti part time è oggi a rischio povertà (era uno su sei nel 2010) e un dipendente su 10 full-time corre lo stesso rischio. A conti fatti sono 900 mila in Italia oggi i lavoratori che guadagnano meno di 1.000 euro al mese, il doppio rispetto a 15 anni fa.

Il rapporto mette in luce, però, anche l'aumento delle dipendenze, gli eccessi, i comportamenti disfunzionali in una spirale che interessa comunque una minoranza, di solito la più fragile, mentre di fronte al caos del mondo rispunta la dimensione personale come meta di tutte le attenzioni. Questa dimensione rende ragione dei desiderata degli italiani che guardando avanti vogliono fare ciò che davvero piace loro (lo afferma il 54% del campione) seguito da propositi di mangiare meglio e mettersi a dieta (47%), rivendicare i propri diritti (44%), accettare anche le proprie imperfezioni (40%), curare l'aspetto esteriore (39%), stare con gli amici (38%). Una sorta di rifugio nella propria comfort zone benché permanga la percezione che qualcosa stia per accadere e da qui l'atteggiamento vigile, circospetto, all'erta dei nostri connazionali.