Arriva il rating per le aziende che si battono per la legalità

L’illegalità inquina il mercato e prolifera nella crisi rendendo appetibili al mercato i prezzi più bassi garantiti dalla concorrenza sleale. Ora, però, dall’Antitrust arriva un regolamento che spariglia le carte e spiazza chi dell’illegalità ha fatto il proprio business: le aziende italiane avranno un rating di legalità che renderà più accessibile il credito alle imprese che contrastano la criminalità organizzata e si battono per un’economia etica. Si tratterà di una sorta di “pagella” riservata alle aziende operative in Italia, con fatturato superiore ai 2 milioni di euro nell’esercizio dell’anno precedente alla richiesta e iscritte al registro delle imprese da almeno due anni. Il meccanismo – proposto nei primi mesi del 2012 da Antonello Montante, consigliere per la legalità di Confindustria – è stato licenziato in questi giorni dall’Antitrust dopo aver raccolto fin da subito il parere favorevole dei ministri dell’Interno e di Grazia e Giustizia Annamaria Cancellieri e Paola Severino e, successivamente, consensi unanimi all’approvazione con norma di legge.

Ora si passa alla fase operativa: a definire le stellette delle imprese richiedenti sarà l’Autorità garante della concorrenza. Tre saranno i requisiti necessari affinché un’azienda abbia diritto a una stelletta: 1) non aver ricevuto condanne  per reati tributari o contro la pubblica amministrazione; non avere avuto condanne o non avere in corso procedimenti penali per reati di mafia; 2) non essere stata condannata per mancato rispetto delle norme a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, per illeciti antitrust gravi e per violazioni degli obblighi retributivi, contributivi, assicurativi e fiscali nei confronti di dipendenti e collaboratori; 3) essere in regola sia con il reddito imponibile dichiarato che con l’obbligo di restituzione di finanziamenti pubblici richiesti in precedenza. A garanzia della massima trasparenza le aziende dovranno dichiarare l’effettuazione di pagamenti e transazioni superiori ai mille euro con strumenti di pagamento tracciabili.

Il rating crescerà fino a due o tre stellette in relazione al rispetto di altri sei punti fra cui la denuncia alle autorità di reati perpetrati a danni dell’imprenditore o dei suoi collaboratori e il rispetto e l’adesione di un Protocollo di legalità sottoscritto dal ministero dell’Interno, Confindustria, prefetture  e associazioni di categoria. Più sarà alto il rating etico dell’azienda, maggiori saranno le stellette e, conseguentemente, le possibilità di avere un accesso agevolato ai finanziamenti bancari.
 
La valorizzazione dell’aspetto etico dell’impresa potrebbe contribuire al risanamento di molte delle piaghe che hanno inquinato il mercato del lavoro negli ultimi decenni: dalle infiltrazioni malavitose nell’economia legale al lavoro nero, dal riciclaggio di denaro sporco alla mancata osservazione delle norme a tutela della salute. Certo è che non sarà facile far funzionare la novità dell’Antitrust. Qualche mese fa Mario Centorrino e Pietro David, in un articolo redatto per Lavoce.info hanno sottolineato la complessità del nuovo regolamento. Innanzitutto per i problemi di coordinamento fra i numerosi soggetti coinvolti nell’elaborazione del rating, secondariamente per l’equità della relazione fra rating della legalità e credito bancario “che in teoria dovrebbe già esistere e rappresentare un elemento importante del ‘merito’ bancario relativo alle imprese”, senza il ricorso a soggetti esterni che facciano da giudice. Comunque entro la fine del 2012 il rating inizierà a funzionare, per sapere se avrà avuto gli effetti sperati, invece, dovremo aspettare qualche anno.