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Recovery fund, UE accelera. Chiede piani nazionali per erogare bond a giugno

Fabio Carbone
·3 minuto per la lettura

Il Next Generation EU è ad un punto di svolta ed anche critico, mentre si attende che i 27 Stati ratifichino il Bilancio europeo al quale il progetto della Commissione UE è legato, giovedì 18 febbraio sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea il regolamento del cosiddetto Recovery fund.

Da venerdì 19 febbraio i vari Paesi interessati a ricevere i fondi del Recovery fund potranno presentare il proprio Recovery plan nazionale per chiederne la verifica e l’approvazione.

Se i tempi imposti dall’Unione Europea saranno rispettati dai singoli Stati, a giugno potrebbero arrivare già i primi fondi erogati a seguito di una raccolta dai mercati finanziari nella forma di bond europei.

Gli Stati potranno ottenere per ora un prefinanziamento pari al 13% dell’intero importo loro spettante.

In questi sei mesi cruciali per il Next Generation EU la presidenza di turno dell’Unione Europea è nelle mani del Portogallo, che l’1 gennaio ha compiuto il passaggio di testimone con la Germania.

Il ministro delle Finanze portoghese, Joao Leao, presidente di turno dell’Ecofin, ha chiesto ai suoi colleghi di fare in fretta e di presentare al più presto il piano.

Il nodo resta comunque la ratifica del Bilancio europeo, che per ora solo 6 Stati virtuosi hanno già approvato dando il via libera. Il resto dell’Europa, Italia compresa, appare non avere tutta questa urgenza di recuperare l’economia e non ha ancora approvato il Bilancio del settennato 2021 – 2026.

Obbligazioni comuni dopo la ratifica dei 27

Non appena la Commissione europea avrà ottenuto la ratifica del Bilancio europeo e del connesso Next Generation EU dagli Stati membri, si potrà passare alla collocazione sul mercato di obbligazioni comuni europee per attrarre i fondi necessari da investire nella ripresa dell’Europa.

Per il vicepresidente della Commissione UE Valdis Dombrovskis il mese di giugno è realistico per la collocazione dei bond. La Commissione ha infatti due mesi di tempo per approvare i Piani nazionali e il Consiglio europeo un mese.

Quindi facciamo i conti. Tre mesi per approvare i singoli Recovery plan nazionali, significa che se l’Italia riuscisse nell’impresa di presentare il suo entro il 31 marzo (ad esempio), potremmo ottenere l’approvazione per fine giugno e, forse, ricevere i primi fondi nel mese di luglio. Questo ovviamente che tutto fili liscio.

Ma se l’Italia dovesse presentare il suo piano ad aprile, considerando che c’è agosto per lo mezzo e la pausa estiva, è facile ipotizzare che in Italia prima di settembre non vedremo alcun fondo europeo del Recovery fund.

Al neopresidente del Consiglio Mario Draghi serviranno tutti i poteri di “Super Mario” per riuscire nell’impresa.

Il Recovery fund è il consolidamento

Tutti in Europa sono consapevoli che la ripresa economica si fonda sulla vaccinazione della popolazione, i dati scientifici forniti da Israele – che ha praticamente terminato la vaccinazione della popolazione – lo confermano: il vaccino abbatte la pandemia.

Con il vaccino somministrato a larga porzione della popolazione europea permetterà la ripresa dell’economia, ma servono i fondi del Recovery fund per il consolidamento perché la pandemia ha lasciato ferite profonde che in alcuni Paesi si sono aggiunte a quelle ancora non sanate in precedenza.

Il problema debito pubblico

Gli Stati dovranno comunque stare attenti nel chiedere i fondi del Next Generation EU, perché se è vero che la parte a fondo perduto non peserà sul debito nazionale, quella parte a prestito verrà invece calcolata sul debito pubblico e allora il deficit aumenterà e poi vi sarà il ripristino del Patto di Stabilità per ora sospeso.

This article was originally posted on FX Empire

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