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Recovery, Melilli: da Parlamento lavoro utile per nuovo governo

Red
·4 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 9 feb. (askanews) - Il nuovo esecutivo troverà spunti utili sul Recovery Plan dal lavoro dal che sta conducendo il Parlamento che "sulla governance ma soprattutto sul monitoraggio credo che, ascoltando il governo, vorrà dire la sua". Lo afferma il presidente della Commissione bilancio della Camera, Fabio Melilli (Pd) in un'intervista ad Askanews in cui fa il punto anche del lavoro in corso sul decreto Milleproroghe per il quale si dice "fiducioso" anche se "si tratterà di lavorare molto di più nella costruzione di sintesi" visto che "ci sono alcuni elementi molto divisivi".

Il lavoro delle commissioni sul Recovery plan del Parlamento è andato avanti nonostante la crisi di governo. E' soddisfatto di come stanno andando le audizioni?

"Proseguiamo domani (oggi ndr.) e poi ancora venerdì, ma mi pare proprio di sì. Ho letto di qualche dubbio sul fatto che noi continuassimo a fare le audizioni in presenza dell'ipotesi per la quale il nuovo governo può anche cambiare il Recovery. Mi permetto sommessamente di dire che ascoltare le parti sociali ed esponenti autorevoli come abbiamo fatto non credo che faccia male al Parlamento. Credo che sia sempre una cosa utile. Molte associazioni di categoria, forze sociali, forze economiche hanno fatto proposte, a prescindere dal testo del piano. E credo che anche le osservazioni di Banca d'Italia, dell'ufficio parlamentare di Bilancio e degli esperti che abbiamo audito potranno essere utili al nuovo governo se dovesse integrare il piano. Sono elementi in più, molto rilevanti, e che quindi penso che abbiamo fatto bene ad andare avanti".

In particolare quali elementi ha trovato più utili?

"C'è un passaggio della Corte dei Conti che a me ha fatto estremamente piacere perché richiama espressamente le linee di indirizzo che noi avevamo dato come Camera e Senato che riguardavano il monitoraggio, il controllo e soprattutto la tempistica del piano che rimane uno dei temi più rilevanti". Su questi punti il Parlamento dirà la sua? "Sulla governance ma soprattutto sul monitoraggio io credo che il Parlamento vorrà, ascoltando il governo, dire la sua. In particolare sul monitoraggio credo che il Parlamento vorrà suggerire soluzioni anche all'interno della aule parlamentari".

Sulla governance del Recovery che modello pensa possa funzionare?

"A me ha sempre incuriosito questo dibattito tra coloro che valutano eccessiva la presenza di esperti con il rischio che venga espropriato il ruolo dei ministri, e le osservazioni di chi fa rilevare che la pubblica amministrazione, così come è organizzata, rischia una performance non eccellente nella capacità di spesa. Come al solito le vie di mezzo sono le più sagge quindi ci sarà bisogno sicuramente, ma è una mia opinione personale, del rafforzamento del ruolo del governo ma anche del potenziamento delle squadre".

Con la crisi di governo diversi provvedimenti sono fermi in Parlamento, uno di questi è il Milleproroghe.

"Sul Milleproroghe per la verità noi non siamo stati fermi. Nel senso che i tempi naturalmente si sono un po' dilatati, come è ovvio che sia in presenza questa incertezza, però abbiamo mantenuto la scadenza della presentazione degli emendamenti, abbiamo fatto l'elenco degli inammissibili, tutti i ricorsi quindi la riammissione di alcuni emendamenti, e le forze politiche hanno fatto le segnalazioni. Quindi noi abbiamo il pacchetto pronto. Questo pacchetto naturalmente ha bisogno dei pareri dei ministeri, ma per quanto riguarda il Parlamento è stato compiuto il lavoro che era doveroso compiere in questo tempo. Ci siamo visti in commissione quasi tutti i giorni, anche da remoto, gli uffici hanno lavorato, la presentazione degli emendamenti è stata definita".

Quali sono le prossime tappe?

"Adesso ci sono due questioni: la prima riguarda il fatto che i presidenti delle commissioni (e non solo) dovrebbero sapere quale è la maggioranza. La questione non è indifferente, anche rispetto alla indicazione dei relatori che sono stati nominati ma sui quali, in accordo coi gruppi, si può anche tornare vista la mutata condizione che sembra emergere dalla formazione del nuovo governo. E poi sui testi adesso attendiamo il governo. Noi abbiamo mandato a tutti i ministeri gli emendamenti segnalati e quindi aspettiamo che il governo ci dia i pareri per poterli discutere e votare".

Pensa che la maggioranza che sembra emergere dalle consultazioni possa rendere il lavoro più facile o più difficile?

"Sono abituato a parlare dopo che i fatti sono avvenuti. Sono fiducioso. Si tratterà di lavorare molto di più nella costruzione di sintesi negli emendamenti. Il Milleproroghe è una norma che investe tutti campi della Pubblica amministrazione. Quindi sarà un lavoro faticoso, ma siamo abituati a farlo. Naturalmente ci sono alcuni elementi molto divisivi: si parla molto ad esempio di emendamenti sulla prescrizione e sarà compito del governo esprimere il parere che tenga conto della sintesi che si può ricavare dalle diverse posizioni".

Fgl