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Recovery plan italiano (Pnrr): obiettivi, riforme e impatto macroeconomico

Fabio Carbone
·3 minuto per la lettura

Il Next Generation Italia è pronto, salvo qualche limatura dell’ultima ora, il testo di 319 pagine è stato pubblicato dalla Presidenza del consiglio dei ministri e reso accessibile a tutti i cittadini che lo vorranno leggere.

Il Recovery plan italiano (Pnrr) ha incontrato alcuni ostacoli presso la Commissione Europea, ed è cronaca che una telefonata tra il premier Mario Draghi e Ursula von der Leyen ha sbloccato la situazione.

Qui ci soffermiamo sul contenuto del piano e presentiamo in sintesi quanto contiene.

Gli obiettivi generali del Recovery plan italiano (Pnrr)

Le missioni sono le misure generali del Recovery plan italiano (Pnrr), ciascuna con un obiettivo ampio ma teoricamente concreto di far avanzare l’economia italiana ferma da 30 anni.

  • Missione 1: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura;

  • Missione 2: rivoluzione verde e transizione ecologica;

  • Missione 3: infrastrutture per una mobilità sostenibile;

  • Missione 4: istruzione e ricerca;

  • Missione 5: inclusione e coesione sociale;

  • Missione 6: salute.

L’Italia ha a disposizione 221,5 miliardi sul totale, di cui 191,5 miliardi di euro giungeranno attraverso il Next Generation EU e 30 miliardi dal fondo complementare.

Rispettivamente le sei missioni riceveranno:

  • 42,5 miliardi digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;

  • 57 miliardi rivoluzione verde e transizione ecologica;

  • 25,3 miliardi infrastrutture per la mobilità sostenibile;

  • 31,9 miliardi istruzione e ricerca;

  • 19,1 miliardi inclusione e coesione sociale;

  • 15,6 miliardi salute.

L’impatto macroeconomico del Pnrr sul Pil

Si prevede che il Piano nazionale di recupero e resilienza (Pnrr) avrà un impatto di 3,6 punti percentuali sul PIL nel 2026, ovvero quando le varie missioni messe in pratica inizieranno a rilasciare la parte più corposa degli effetti benefici sull’economia reale dell’Italia.

Tuttavia già a partire dal 2021 con i primi fondi che dovrebbero arrivare a partire dalla seconda metà dell’anno, si prevede un effetto del +0,5% sul PIL.

Mentre tra il 2022 e il 2026 ci si attende un impatto positivo medio sul PIL di circa il +1,4%, rispetto al quinquennio 2015-2019.

Già nel 2023 è atteso un incremento del PIL del +1,9% e nel 2025 del +3,1%. I consumi privati ne beneficeranno, però, solo a partire dal 2025, mentre le esportazioni a partire dal 2024, e gli investimenti da subito.

Gli obiettivi concreti del Pnrr

L’obiettivo è incrementare l’occupazione e la ricchezza di imprese e territori attraverso l’innovazione, la digitalizzazione, e gli investimenti in termini di capitale umano.

L’Unione Europea chiede riforme strutturali

I fondi che giungeranno non sono gratis, anche quelli cosiddetti a “fondo perduto”, e non lo saranno sotto il profilo economico e politico.

Si dovranno accompagnare a questi investimenti finanziati con debito comune europeo, le riforme strutturali della Pubblica amministrazione e del sistema giudiziario.

Tali riforme sono imprescindibili, il loro venir meno farebbe perdere all’Italia il diritto di ricevere i fondi del Next Generation EU.

Attuazione e monitoraggio

Al Ministero dell’Economia l’onere e la responsabilità di controllare che vengano realizzati i progetti delle sei missioni, e che tali progetti vengano realizzati entro i tempi concordati.

Anche le tempistiche, infatti, saranno oggetto di valutazione da parte della Commissione Europea. Si vogliono evitare gli errori del passato, quando i fondi investiti giungevano per opere che poi si bloccavano e restavano lì per decenni incompiute.

Ma va aggiunto che sul piano locale ora servono buoni amministratori e dirigenti che abbiano idee (oltre che chiare), progetti da realizzare in linea con le sei missioni.

Quest’ultima è la sfida più grande, senza progetti e la capacità reale di attualizzarlo, il Pnrr è un bel .pdf da leggere.

This article was originally posted on FX Empire

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