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Recuperati 1.7 trilioni di dollari di capitalizzazione di borsa!

Gaetano Evangelista
 

In che misura il mercato è stato finora frenato dalle schermaglie commerciali fra Stati Uniti e Cina, dalle incertezze della Brexit e dalla politica monetaria restrittiva USA? Un quesito dal quale dipendono le sorti dei mercati dei prossimi mesi.

Che giornata per i mercati azionari! in un colpo solo, sembra che tutte le ansie che da mesi attanagliavano gli investitori, si siano dissolute: la sospirata intesa commerciale fra Stati Uniti e Cina pare finalmente vicina, lo stallo sul fronte Brexit lascia trapelare un promettente spiraglio, e la Federal Reserve ha finalmente fatto "blink", lanciando un nuovo round di Quantitative Easing (ma non lo chiamate QE, 'che Powell si indispone).

La risposta dei mercati azionari è stata veemente: 22 delle prime 25 borse al mondo per capitalizzazione hanno conseguito (sostanziosi) guadagni nelle ultime tre sedute; capitanate dai listini del Vecchio Continente: che piazzano 7 indici nelle prime 9 posizioni. Secondo Bloomberg, la capitalizzazione delle borse mondiali è cresciuta la settimana scorsa di 1.7 trilioni di dollari.

La domanda che tutti si pongono, è in che misura il mercato sia stato frenato dai fattori citati in apertura. Se questa fosse una frenata congiunturale, seppur da ciclo economico maturo, come quelle del 1998, del 2012-13 e del 2015-16; i margini verso l’alto per l’Equity sarebbero considerevoli. A doppia cifra percentuale. Dopotutto, il rimbalzo in atto è ben poca cosa rispetto a quanto lasciato per strada negli ultimi 21 mesi di schermaglie commerciali, come sintetizza efficacemente il Rapporto Giornaliero di oggi.

Vero anche è che ad incertezze che si ridimensionano, subentrando nuovi fattori dubitativi: le elezioni presidenziali 2020 conquisteranno presto la ribalta, il ruolo del Regno Unito in Europa è ancora da definirsi, e la tregua fra Stati Uniti e Cina è per il momento soltanto ad uso e consumo dei giornalisti, se nel frattempo non si definiscono aspetti fondamentali circa i dazi già approvati. La curva dei rendimenti americani che torna a puntare verso l’alto, dopo aver conseguito una inclinazione negativa, paradossalmente adesso appare più minacciosa.

Ecco perché l’ultima parola (ma anche la penultima...) deve sempre spettare ad un’analisi asciutta e oggettiva. Spazio ora e sempre all’approccio tecnico e quantitativo. Che rileva per la borsa italiana una configurazione potenzialmente esplosiva.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online