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Remuzzi: "AstraZeneca e Johnson&Johnson? Le trombosi vanno indagate, ma effetti rarissimi e curabili"

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
·2 minuto per la lettura
Giuseppe Remuzzi (Photo: Twitter)
Giuseppe Remuzzi (Photo: Twitter)

AstraZeneca e Johnson&Johnson? “Proprio il fatto che appena si vede un problema, per quanto raro, ci si ferma e si cerca di capire, deve aumentare la fiducia delle persone nel nostro sistema di controllo. Quella che chiamano confusione, in realtà sono nuove informazioni”. A parlare sulle pagine del Corriere della Sera è Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri.

Lo scienziato spiega che lo stop e la valutazione sui suddetti vaccini sono stati attuati “per giusta precauzione”. E spiega:

“Le complicanze trombotiche associate ai vaccini a vettore virale come AstraZeneca e Johnson & Johnson sono molto rare, 222 casi su 34 milioni di dosi nel primo caso, 6 casi su 7 milioni nel secondo, quasi sempre su donne sotto i sessant’anni di età”.

A chi fa un confronto tra le probabilità di evento trombotico e quelle di restare vittima di un incidente aereo, il direttore dell’Istituto Mario Negri risponde:

“Mi capita sempre più spesso di ascoltare questi paragoni. E non mi convincono. Non bisogna soffiare sulle paure, ma non bisogna neppure esagerare dall’altra parte, perché potrebbe essere controproducente. Quelle trombosi, in quelle sedi del corpo, non sono frequenti, soprattutto non nelle giovani donne. È molto probabile che siano legate al vaccino. Non può essere una coincidenza, un accidente come la caduta di un aereo o il morso di un cane”.

Nonostante si tratti di evenienze rare, Remuzzi sottolinea che “i medici devono comunque sapere che questa cosa può succedere. E devono sapere quali sono i sintomi che manifestano le persone”.

“Non c’è alcun dubbio sul fatto che continuare a usare questi vaccini salva migliaia di vite. Tuttavia questi rari casi vanno capiti e chiariti”, sottolinea lo scienziato. A chi chiede se si tratti di fenomeni curabili, risponde:

“Assoluta...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.