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Report, il Tar e l'ira di Ranucci: "Devono venire con l'esercito"

·3 minuto per la lettura

"Report non svelerà le proprie fonti, non darà gli atti a Mascetti, non lo faremo neppure da morti. Devono venire a prenderli con l'esercito". E' netto Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di Rai 3 che ieri, dopo la sentenza del Tar del Lazio che obbliga la Rai a dare all'avvocato Andrea Mascetti gli atti relativi al servizio giornalistico che lo riguarda nell'ambito della puntata 'Vassalli, valvassori e valvassini' del 26 ottobre 2020, parlando all'Adnkronos ha bollatoil verdetto come "gravissimo". Per Ranucci, infatti, la sentenza "viola la Costituzione, viola la libertà di stampa. Una sentenza miope che paragona il lavoro giornalistico a degli atti amministrativi" che "crea di fatto giornalisti di serie A e di serie B: quelli che lavorano nel servizio pubblico non possono tutelare le proprie fonti, gli altri sì". Un "attacco senza precedenti, dovuto alla debolezza delle Istituzioni in generale e alla delegittimazione della politica nei confronti del giornalismo di inchiesta", ha spiegato. E, ha aggiunto, "indigna anche la posizione di alcuni giornali che sorridono di fronte alla sentenza del Tar che impone a dei colleghi giornalisti di rivelare le proprie fonti, come se la libertà di stampa fosse una partita di calcio. E' il classico atteggiamento di chi guarda il dito invece di guardare la luna. Colleghi miopi che non capiscono che oggi può toccare a Report, ma domani può toccare a loro. Ma possono stare tranquilli: noi continueremo a batterci per la libertà di stampa fino alla fine, anche per loro", promette.

Immediata la reazione della Rai, che dopo la sentenza ha annunciato di aver conferito "mandato per impugnare innanzi al Consiglio di Stato la decisione con la quale l’attività giornalistica, ove svolta dal Servizio Pubblico, è stata inopinatamente assimilata ad un procedimento amministrativo. Rai si attiverà in ogni sede per garantire ai propri giornalisti il pieno esercizio della libertà d’informazione e la tutela delle fonti".

E via Adnkronos passa anche il botta e risposta tra Ranucci e il deputato di Italia Viva Luciano Nobili. "Io sono figlio di un uomo delle forze dell'ordine. Per me la legge è sopra a tutto. E la legge mi permette di tutelare le fonti. E lo farò fino alla morte. Nobili, piuttosto, deve informarsi meglio. Non è il giudice ad aver chiesto l'accesso agli atti, ma un privato il quale ha chiesto l'accesso alle fonti giornalistiche. Fonti e attività giornalistiche che, se Nobili non lo sa - e questo mi stupisce visto che è un parlamentare e dovrebbe saperlo- sono tutelate dalla Costituzione", questo il commento all'Adnkronos di Ranucci dopo le parole di Nobili, che ha stigmatizzato con durezza l'indisponibilità del conduttore a svelare le proprie fonti, oltre a definire di dubbia provenienza i materiali su cui si basano le ricostruzioni di Report. "La libertà di informazione è sacrosanta. Ma che un programma del servizio pubblico neghi dei documenti ai giudici e minacci “mandino l’esercito!” è molto grave. Che Report non rispetti le regole del buon giornalismo lo sapevamo, che non rispetti le sentenze è una brutta novità", aveva scritto su Twitter Nobili, aggiungendo: "Trovo allucinante che ci sia un giornalista che autoproclami il diritto di non rispettare le sentenze. Il cittadino Ranucci deve rispettare i magistrati e le loro decisioni. Lo stato di diritto vale anche per Report, la libertà di diffamare non è un diritto".

"Di dubbio - ribatte Ranucci - c'è solo il dossier che Nobili ha presentato come interrogazione contro Report, certificato dalla storia come falso. Interrogazione nella quale ha rivelato le fonti di Report. Questa è la sua visione della libertà di stampa. Io le fonti giornalistiche non le rivelo - rimarca Ranucci - e Nobili dovrebbe sapere bene che anche di fronte a un giudice un giornalista può rifiutarsi di fornirle. Studi la Costituzione e la legge del suo Paese che mostra di non conoscere. Nobili e la libertà di stampa sono un ossimoro".

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