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Rifiuti, Csel: "Capoluoghi al voto, Tari estetisti e parrucchieri dai 3,46 euro L’Aquila a 12,92 Genova"

(Adnkronos) - Abissali differenze della Tari per parrucchieri ed estetisti, che spaziano dai 3,46 euro al metro quadrato de L’Aquila ai 12,92 di Genova, passando per gli 8,66 euro di Palermo e i 9,43 di Catanzaro. E' quanto emerge dall’analisi condotta da Centro studi enti locali, in base agli atti di approvazione delle tariffe Tari valide per l’anno 2022 dei comuni capoluogo di regione che vedranno rinnovarsi i propri organi politici il prossimo 12 giugno 2022, ovvero: Catanzaro, Genova, L’Aquila e Palermo. L’indagine è stata incentrata sulle categorie reputate più significative tra le 30 previste dalla normativa vigente.

La città ligure si conferma quindi l’ente con le tariffe più alte tra le grandi città coinvolte nelle amministrative 2022. La tariffa Tari dovuta da chi possiede un’attività industriale con capannone di produzione a Genova supera di oltre 5 volte quello pagato per analoghi servizi dai competitor con sede nel capoluogo di regione abruzzese. L’indagine è stata condotta, per i rimanenti Comuni del campione, sulle seguenti categorie di utenze non domestiche, maggiormente interessate dall’emergenza epidemiologica: “Cinematografi e teatri”, “Attività artigianali tipo botteghe: parrucchiere, barbiere, estetista”, “Attività industriali con capannoni di produzione”, “Ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, pub”, “Bar, caffè, pasticceria”.

Per quanto riguarda le tariffe più basse la situazione è monopolizzata da un solo ente, il Comune di L’Aquila. Per quanto riguarda lo scostamento rispetto alla media, i Comuni di L’Aquila e Palermo hanno tariffe più basse, ad eccezione della categoria che comprende attività come parrucchieri, barbieri ed estetisti per il Comune di Palermo. Negli altri due Comuni analizzati, il Comune di Catanzaro ha tariffe inferiori alla media per quanto concerne i ristoranti e bar, ma superiori alla media nelle altre tre categorie oggetto di analisi, mentre il Comune di Genova si conferma il più “caro”, soprattutto nelle categorie 20 e 21 (capannoni industriali e ristoranti), e in generale con tariffe significativamente più alte rispetto alla media.

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