Via alla Riforma del Catasto

Ecco cosa cambia con il nuovo assetto del Catasto voluto dal Governo Monti

Il Governo guidato da Mario Monti ha finalmente presentato la sua riforma del catasto. Il testo introduce parametri nuovi o, in alcuni casi, aggiornati e rivisti rispetto al passato, all’insegna di quella che il premier ha definito ‘equità’.

In base al testo da ora in poi ogni stima verrà effettuata in base ai valori del mercato del’ultimo triennio e non più ai valori fiscali ritenuti vecchi. In molti casi la valutazione degli immobili non è stata modificata dopo eventuali lavori e quindi numerose case sono ancora classificate a un livello basso anche se nel corso del tempo sono state riqualificate.

Benchè chi possiede un immobile in aree in cui il mercato presenta valori elevati rischi di vedersi aumentare le tasse e i proprietari delle zone dove le compravendite sono più contenute beneficeranno di un Fisco più leggero di quello attuale, una clausola di salvaguardia esclude tuttavia l'aumento del prelievo per i contribuenti: le maggiori rendite dovrebbe essere compensate da riduzioni di aliquote.

In base alle simulazioni sin qui realizzate la riforma permetterebbe di recuperare circa 21 miliardi di euro, ma a trarre vantaggio dalla riforma saranno soprattutto i contribuenti dei piccoli centri e delle periferie urbane rispetto a chi vive nelle grandi città o in luoghi a vocazione turistica. 

Il governo ha tuttavia garantito che la manovra sarà a saldo zero: i maggiori introiti saranno restituiti ai cittadini grazie a sconti sulle aliquote esistenti da versare.

Le tasse sulla casa saranno pagate in base ai metri quadri dell’abitazione e non più in relazione al numero dei vani catastali. L’intervento è stato elaborato per risolvere le contraddizioni determinate dalla genericità della definizione di “vano” che include sia stanze da 12 metri quadri che camere da 30.

Sino a questo momento il catasto ha utilizzato il criterio del metro quadrato soltanto per negozi, box auto, magazzini ed edifici pubblici. Con la riforma, invece, il meccanismo varrà anche per case e uffici. La valutazione delle tasse da versare per l’immobile terrà conto anche dello localizzazione e dello stato in cui si trova la struttura, ma il criterio di riferimento sarà l’ampiezza.

La riforma prevede inoltre di rivalutare gli immobili modificandone due voci chiave: l’ambito territoriale e la categoria.

Ogni Comune sarà suddiviso in ambiti territoriali di mercato per differenziare le vie centrali dai quartieri residenziali; in questo senso l’Agenzia del Territorio ha già compiuto molto lavoro, individuando, ad esempio a Milano, 59 microzone, che "mappano" la città in modo più dettagliato rispetto alle zone censuarie esistenti.

Il numero delle categorie, allo stesso modo, dovrà aumentare rispetto al sistema attuale: oggi il 70 per cento degli immobili è classificato tra la fascia A2 a A3, mentre su quasi 33 milioni di immobili, soltanto 36 mila risultano essere di tipo signorile (A1). Questa distinzione però non ha più alcun legame con il mercato e le è preferibile una classificazione più semplice, ma articolata (case singole, palazzi e abitazioni di lusso) divisa poi in sottogruppi.

Una volta individuata la specifica categoria cui appartiene l’immobile, bisognerà determinare il valore fiscale in modo da non differenziarlo troppo da quello commerciale. A questo scopo l'esecutivo prevede di configurato un algoritmo che individuerà i valori più adeguati da attribuire a una struttura sulla base di valori medi che saranno aggiornati costantemente tramite i dati ricevuti periodicamente dall’Agenzia del territorio.

In base alle simulazioni sin qui realizzate hanno mostrato che la riforma permetterebbe di recuperare circa 21 miliardi di euro, provenienti soprattutto dai proprietari degli immobili nei grandi centri cittadini e nelle zone turistiche più quotate.