Riforma del lavoro, cosa cambia nella vita dei lavoratori

Entrata in vigore mercoledì 18 luglio la riforma del lavoro approvata il 27 giugno scorso. Alcune misure, non è ancora del tutto chiaro quali, sopravviveranno solo fino al prossimo decreto sviluppo, all'interno del quale saranno inserite le modifiche alla riforma del ministro Fornero richieste dai partiti che sostengono la maggioranza.

Cosa cambierà nella vita di tutti i giorni? Difficile ancora a dirsi, sia per via delle annunciate modifiche, sia perché bisognerà aspettare qualche tempo per vedere come gli attori in campo (principalmente lavoratori e aziende) reagiranno alle nuove norme e quali comportamenti adotteranno per rispettarle o (come accade spesso in Italia) aggirarle.
In base al testo approvato, con le nuove leggi, sono soprattutto alcune tipologie di lavoratori che sentiranno il cambiamento, nel bene o nel male. Vediamone alcune delle principali.
Innanzitutto coloro che sono oggi costretti ad aprire una partita IVA per fare un lavoro sostanzialmente da dipendente, con tanto di orari di entrata e uscita dall'ufficio, con le nuove norme dovrebbero passare, se il datore di lavoro deciderà di mantenere il posto, a un contratto subordinato vero e proprio, con tutte le garanzie che esso comporta (assenti dalla tipologia di lavoro autonomo). Per far scattare la presunzione di irregolarità per le partite IVA ora si devono verificare almeno due delle seguenti condizioni: durata della collaborazione superiore a 8 mesi, compenso equivalente a più dell'80% del reddito annuale del lavoratore, postazione fissa in una delle sedi del committente. Questa stessa presunzione di illegalità, che andrà poi confermata o smentita dalle parti, non si applica a lavori in cui è richiesta una professionalità elevata, quelli che portano a un reddito complessivo annuo di più di 18mila euro per il lavoratore e, naturalmente, per le attività svolte da professionisti iscritti agli albi.
Per quanto riguarda i precari senza partita Iva, la riforma Fornero pone alcuni paletti ai contratti a progetto e a quelli a tempo determinato. Per quanto riguarda i primi, andrà sempre indicato, appunto, un progetto specifico che non potrà più corrispondere all'oggetto sociale dell'azienda, ma dovrà essere reale e indirizzato a un risultato finale che andrà indicato sul contratto stesso, non potranno essere la mera esecuzione di compiti ripetitivi che possono rientrare in contratti collettivi nazionali e non si potranno più svolgere secondo le stesse modalità dei contratti subordinati. Per quanto riguarda i lavoratori assunti a tempo determinato, potranno essere assunti senza specificare la causale solo nel primo contratto, che potrà durare al massimo 12 mesi, non potrà essere prorogabile e potrà proseguire oltre la scadenza solo per altri 30 (se di durata inferiore ai 6 mesi) o 50 giorni (se di durata superiore ai 6 mesi). Tra un contratto e l'altro dovranno passare almeno 60 (per i contratti di 6 mesi) o 90 giorni (per i contratti di durata superiore). Le durate intermedie tra i contratti sono comunque tra i principali argomenti al centro delle proposte di modifica.
Per quanto riguarda invece le agenzie per il lavoro e i contratti di somministrazione, una delle tipologie che maggiormente ha contraddistinto lo sviluppo del precariato in Italia, con le nuove regole, vale più o meno quanto detto per i lavoratori a tempo determinato, quindi la possibilità di non specificare la causale del contratto solo per il primo rapporto di lavoro, di durata inferiore ai 12 mesi. Viene poi impedito alle agenzie per il lavoro di somministrare lavoratori svantaggiati a condizioni retributive peggiori rispetto a quelle normali in cambio di formazione e inserimento lavorativo e di fornire apprendisti con contratto a termine.
Per tutte le forme di lavoro a termine, ci sarà poi a carico del datore di lavoro un'aumento dell'1,4% dell'aliquota contributiva, che andrà a finanziare una delle creature più importanti della riforma, l'ASPI - Assicurazione Sociale per l'Impiego.
Questo, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe spingere le aziende a fare un maggior uso dell'apprendistato e, successivamente dei contratti a tempo indeterminato, rispetto alla giungla dei contratti a progetto che ha caratterizzato in questi anni l'esistenza di troppe persone, giovani soprattutto, ma non solo. Il tempo ci dirà se quest'obbiettivo verrà raggiunto, soprattutto visto che ancora, allo stato attuale, a fronte di queste nuove norme, nessuna misura è stata presa dal governo per sostenere l'economia, e quindi le imprese. In questo momento di crisi e a condizioni invariate si può quindi ipotizzare, con pessimismo, che queste ultime saranno portate maggiormente a tagliare i costi rappresentati dai lavoratori, piuttosto che stabilizzare le loro posizioni.
Fino a qui abbiamo parlato dell'entrata nel mercato del lavoro. Tornando all'ASPI, passiamo a parlare dell'uscita.

Leggi cos'è e come funziona l'ASPI

Quello che si può prevedere è un peggioramento delle condizioni dei lavoratori che entreranno in mobilità, che vedranno, a fronte di un modesto aumento dell'indennità che arriverà al 75% dello stipendio, una drastica riduzione della sua durata: per la fascia più bassa infatti, la cui età viene alzata da 50 a 55 anni, potrà durare (a partire dal 2017, ma con riduzioni progressive a partire dal prossimo anno) fino a un massimo di 12 mesi, mentre per quella più alta potrà arrivare al massimo a 18 mesi. Un lavoratore del nord di 53 anni che dovesse quindi ritrovarsi a entrare in mobilità, potrebbe contare su un sostegno da parte dello stato che andrà a diminuire progressivamente dal prossimo anno fino al 2017 da 30 a 12 mesi, mentre fino a ieri questo poteva arrivare fino a 36 mesi. In un periodo come questo in cui trovare un lavoro diventa sempre più difficile, con una tendenza che non sembra destinata a migliorare in tempi brevi, e con l'aumento dell'età pensionabile, questa riduzione della protezione sociale per queste fasce di lavoratori potrebbe avere ripercussioni molto pesanti sulle loro vite e su quelle delle loro famiglie.
Invece, per gli apprendisti andrà sicuramente meglio, perché, coloro che ne avranno i requisiti, potranno beneficiare del nuovo ammortizzatore sociale o della sua forma ridotta, definita Mini ASPI.
Un'altro dei temi caldi della riforma è stato sicuramente quello delle modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Ora sarà possibile per le aziende licenziare per motivi economici e il lavoratore avrà diritto al reintegro solo se il giudice constaterà la manifesta insussistenza delle motivazioni.

Lavoro, Monti: riforma criticata perché è equilibrata - VideoDocRoma, (TMNews) - "La riforma non ha goduto di buona stampa perché datori e lavoratori hanno assunto atteggiamento di desiderio di stravincita e di conservatorismo, quindi una soluzione equilibrata è stata piuttosto svilita da entrambe le categorie". Lo ha detto il premier Mario Monti parlando della riforma del lavoro parlando dopo l'incontro con il cancelliere tedesco Angela Merkel, a Roma.