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La riforma della vigilanza bancaria spacca l’Europa

La riforma sulla vigilanza bancaria spacca l’Europa. Dovrebbe essere un punto cruciale per risolvere la crisi economica ma, per ora, è solo un motivo di scontro tra i Paesi dell’Unione. Nei giorni scorsi la Bundesbank e Banca centrale europea hanno acceso la disputa, proprio alla vigilia di una nuova riunione del gruppo di lavoro che sta negoziando il trasferimento della sorveglianza creditizia dagli Stati membri alla Bce. Trovare un accordo entro la fine dell’anno pare sempre più complicato.

La diatriba riguarda, soprattutto, Francia e Germania. Benoît Coeuré, membro francese del comitato esecutivo della Banca centrale europea, ha invitato i governi a non creare eccessive divisioni sul tema della vigilanza bancaria. “E’ di fondamentale importanza che tutte le banche siano vigilate dal sistema unico di sorveglianza creditizia”, ha detto il banchiere francese, bocciando l’idea di dare alla Bce la sola vigilanza sugli istituti di credito più grandi e all’autorità nazionale il controllo delle banche più piccole. “Un sistema a doppio binario che creerebbe un mercato non omogeneo, e in definitiva segmenterebbe il settore bancario, che è proprio ciò che vogliamo risolvere”, ha aggiunto Coeuré. Affidare alla Bce la sorveglianza di tutte le banche dell’Unione europea rappresenta un passaggio cruciale nella risoluzione della crisi debitoria. I 27 Paesi membri, infatti, hanno deciso che dopo la nascita di una sorveglianza unica sarà possibile per il Meccanismo europeo di stabilità ricapitalizzare direttamente le banche in crisi.

La pensa in maniera opposta, invece, il presidente della Bundesbank. Jens Weidmann ha precisato da Francoforte che “la riforma dovrà garantire un certo margine di azione alle autorità nazionali, fino a che i fondi di risoluzione delle banche sono di responsabilità nazionale e i problemi degli istituti di credito non vanno a impattare sui contribuenti degli altri Paesi membri”. Insomma, un braccio di ferro in piena regola, quello franco-tedesco, che rischia di allungare i tempi per l’approvazione della riforma. Da un lato la Germania vorrebbe tentare di mantenere il rapporto di complicità tra le autorità tedesche e le grandi banche del Paese. Dall’altro la Francia che, invece, ha poche grandi banche, a differenza della Germania.

Il governo di Parigi, quindi, vorrebbe che le Bce estendesse la sua sorveglianza a tutti gli istituti di credito, sapendo benissimo che l’Eurotower non potrà vigilare attivamente su tutte le seimila banche di Eurolandia Se, diversamente, alla Bce andassero solo gli istituti di credito più grandi, il sistema tedesco rimarrebbe un po’ di più nell’orbita nazionale. “Sembra necessario un nuovo impulso ai massimi livelli politici perché la situazione si sblocchi”, era il commento di un diplomatico europeo nei giorni scorsi. “Il vero punto è evitare che ancora una volta il compromesso tra visioni contrastanti e la necessità di alleviare timori diversi portino a soluzioni di comodo che nella pratica non funzionano”.

Intanto per Parigi arriva un altro declassamento. Dopo Standard&Poor’s, anche Moody’s ha declassato la Francia, privandola della tripla A, il massimo merito di credito. Il rating sul debito pubblico passa a AA1, con outlook negativo, proprio alla vigilia dell’Europarlamento. Una decisione che darà qualche problema alla Francia, soprattutto nel raccogliere denaro sui mercati. Le motivazioni di Moody’s mettono in fila tutte le critiche più ricorrenti come “la perdita di competitività graduale ma continua, rigidità del mercato del lavoro, dei beni e dei servizi, diminuzione della possibilità della Francia di resistere a possibili nuove crisi della zona euro perché i suoi legami commerciali con i Paesi a rischio dell’Unione monetaria sono troppo importanti”.

La sensazione è che sotto la Tour Eiffel pesa, e non poco, la poca flessibilità del mondo del lavoro e l’erosione costante di competitività dell’industria transalpina che in dieci anni ha perso oltre un milione di posti di lavoro. Delle tre grandi agenzie di rating, solo Fitch - di proprietà del francese Marc Ladreit de Lacharrière - assegna ancora la tripla A alla Francia.


Discesa da 3 a 5 barre
Qui di seguito tratteremo un pattern elaborato da Oliver Velez e Frank Capra, autori di Master Trader, che reputo uno tra i migliori libri tradotti in italiano sulle tecniche di trading...
Come usare la
Andrews' Pitchfork

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