Rimborsi Windjet: a che punto siamo?

E’ stata la principale compagnia aerea low cost italiana, ma la sua esistenza si è interrotta bruscamente dopo meno di 10 anni di vita. Parliamo di Wind Jet, che, dopo aver volato dal 2003 grazie allo spirito imprenditoriale del siciliano Antonio Pulvirenti, dallo scorso 11 agosto, a causa di problemi finanziari, ha cessato le proprie operazioni. Per ora sono stati vani i tentativi di rimettere in piedi la compagnia aerea. Le alternative di salvataggio, in primis quella di Alitalia, sono naufragate. E così nessuno dei 12 Airbus, che costituivano la flotta della Wind Jet, è più partito nell’ultimo mese e mezzo dagli aeroporti di Catania, Palermo e Rimini-Miramare, basi operative della compagnia low cost. Ora rischiano il posto 500 dipendenti e altri 800 addetti dell’indotto. Ci sono poi i tanti passeggeri rimasti a terra, oltre 300mila, che stanno combattendo una dura e lunga battaglia per ottenere i rimborsi. Su questo fronte, in questi giorni, si è visto qualche spiraglio di luce. Ancora troppo flebile, però, per illuminare il buio dell’intera vicenda.

La storia della Wind Jet era nata sotto i migliori auspici. In Sicilia, anzi a Catania per la precisione. Nel 2003 l’idea di una compagnia low cost italiana era venuta ad Antonio Pulvirenti. Con il marchio discount “Fortè” aveva già creato un piccolo impero nella distribuzione alimentare. E si era convinto di poter fare altrettante nel trasporto aereo. Così nove anni fa accoglie l’invito di Luigi Crispino, il neofallito imprenditore di Air Sicilia e fonda il marchio WindJet. Obiettivo principale soddisfare la voglia dei siciliani di andare in giro, a prezzi convenienti, per il nord ed est Europa. All’inizio tutto sembra andare a gonfie vele, anzi ad ali spiegate. Dopo che il 18 giugno del 2003 si inaugura il primo volo Catania-Roma con 142 passeggeri a bordo, già il mese successivo i collegamenti dal capoluogo etneo e da Palermo coprono anche le rotte per Milano, Forlì e Parigi. Nemmeno un anno dopo la Wind Jet annuncia di aver trasportato quasi un milione di passeggeri. Gli affari vanno talmente bene che Pulvirenti, nel 2004, acquista anche il Catania Calcio.

Il mix di cibo, aerei e pallone rende Pulvirenti un business man di primo livello. Nel 2006 il mensile Capital lo nomina “imprenditore dell’anno”. Niente e nessuno sembra poter arrestare la corsa verso il successo di Wind Jet. Il 21 marzo 2006 aprono anche i collegamenti tra Forlì e Mosca. Si incrementa anche il numero degli aerei in dotazione. C’è da soddisfare la richiesta di clienti che partono per la Romania, per San Pietroburgo, Pisa e Verona. Il conto dei passeggeri comincia a mostrare cifre davvero interessanti. Sempre nel 2006 la Wind Jet trasporta 2 milioni e 220mila persone. L’anno dopo completa la flotta a sua disposizione con 2 Airbus A319 ex Air France e, nei primi mesi, fa volare 1 milione e 300 000 passeggeri. Nel 2008 Pulvirenti e la sua creatura con le ali toccano il record di 2 milioni e 900mila clienti trasportati. Ora non c’è più dubbio. Wind Jet è la prima compagnia low cost italiana.

Una volta toccata la vetta, la cosa più difficile è restarci. Nel 2008 la crisi finanziaria globale si manifesta in tutta la sua gravità. Tutta l’economia ne è colpita. E il settore del trasporto aereo è tra quelli più danneggiati. Anche la Wind Jet, come moltissime compagnie low cost, deve pagare un pesante pedaggio. Mantenere i prezzi bassi con il carburante alle stelle, garantire gli standard di sicurezza e non falcidiare i clienti con mille clausole aggiuntive diventa un’impresa sempre più difficile. In più i dipendenti della compagnia denunciano comportamenti antisindacali e minacce. Pesano anche gli incidenti. Come quello che accade il 7 novembre del 2009 sul volo Forlì-Mosca, che deve fermarsi a Minsk per la rottura del vetro nella cabina di pilotaggio. Che il vento abbia ormai cambiato direzione lo mostrano anche i conti, ormai costantemente peggiori delle attese. Nonostante questo, Pulvirenti cerca di uscire dall’angolo inaugurando nel 2009 una nuova base operative a Forlì, poi chiusa nel 2011 per spostarla presso l’Aeroporto di Rimini-Miramare.

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