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Ripple Labs potrebbe traslocare dagli USA: Asia o Europa?

Fabio Carbone
·3 minuti per la lettura

“Ad essere onesti con voi, stiamo cercando una nuova collocazione per la nostra sede centrale in una giurisdizione più amichevole”.

Sono le parole pronunciate dal presidente Esecutivo di Ripple Labs Chris Larsen, al Los Angeles Blockchain Summit.

Le candidate sono l’Europa e l’Asia, considerate i centri mondiali del Fintech. In particolare Londra, Svizzera, Singapore e Giappone sono sulla lista di Ripple Labs.

Cercano un contesto che sia desideroso di creare posti di lavoro e benessere, quasi a dire che gli USA non vogliono la stessa cosa. Di sicuro la ritrosia degli USA a favorire le criptovalute non sta giovando a nessuna società nel Paese e sono molti i progetti stroncati sul nascere come Libra e TON.

Ma è proprio questo che preoccupa Ripple Labs e i suoi vertici, la tendenza delle autorità statunitensi a stroncare i progetti. Il motivo non detto di tanta avversità si chiama “biglietto verde”, le autorità statunitensi scoraggiano qualsiasi iniziativa che possa intaccare l’egemonia autoritaria del dollaro USA nel commercio mondiale: ma forse (si spera) dovranno farsene una ragione.

Innovazione, regole e mercati dei capitali

Ripple Labs cerca una città che abbia in sé tutto ciò di cui una società come la loro ha bisogno, ovvero un contesto fortemente innovativo, dove ci sono regole stabilite e mercati dei capitali pronti a investire nelle innovazioni.

Non piace ai vertici di Ripple il fatto che a New York ci sono gli investitori, a Washington il legislatore, e nella Silicon Valley gli imprenditori tecnologici, e non si capiscono l’uno con l’altro, dice Larsen, come riporta Decrypt.

I guai legali di Ripple Labs dietro la decisione

Ripple Labs ha cause in corso contro gruppi di investitori che la accusano di avere istituito un titolo aggirando le leggi. Il titolo sarebbe la criptovaluta XRP, che tali investitori vorrebbero che rappresentasse quote di partecipazione nella società mentre in realtà così non è.

Ripple non avendo un quadro normativo a cui fare riferimento, non sa dove appigliarsi per difendersi e questo li spinge ad abbandonare la madre patria.

Larsen è duro con le autorità di regolamentazione del suo paese, egli ritiene che “l’approccio non è pro-USA”, nel senso che il legislatore sembra non voler fare chiarezza sul settore e anzi lo ostacola in ogni modo a danno dello sviluppo.

Ciò crea solo frustrazione a una società che conta 500 impiegati in nove uffici sparsi a livello globale, ma molti dei quali impiegati a San Francisco. Gli USA potrebbero perderli e in futuro potrebbero perdere anche altre società del settore.

Hester Peirce la salvezza

Hester Peirce (“Crypto mom”) è una commissaria della SEC, l’unica che sostiene con forza il settore delle criptovalute all’interno della Securities and Exchange Commission.

Peirce ha riferito che potrebbe essere presto approvata una sua legge “porto sicuro” per le startup del settore. Tali nuove imprese otterrebbero una sorta di immunità” della durata di tre anni, tempo da utilizzare per crescere ed evolvere prima che le normative si possano applicare anche a loro.

La versione 2.0 della sua proposta è in fase di revisione da parte dei colleghi e sta raccogliendo i pareri di varie società del settore che operano negli Stati Uniti.

Il tempo è tiranno

Crypto mom ha ammesso al LA Blockchain Summit, di non essere ancora riuscita a convincere i suoi colleghi Commissari della SEC.

Certo ha ancora 5 anni davanti per farlo, visto che ad agosto è stata confermata nel suo ruolo. Ma forse nel settore cripto si spera di non dover vedere prima il ritorno dell’uomo sulla Luna e poi un quadro normativo favorevole: potrebbe essere troppo tardi. Ripple Labs.

This article was originally posted on FX Empire

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