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Riscaldamento: cosa succede se non si pagano le bollette

Davide Mazzocco
Riscaldamento: cosa succede se non si pagano le bollette

La crisi rischia di lasciare al freddo parecchie famiglie italiane. Non è un modo di dire o un’iperbole: se non si pagano le bollette il rischio è che le società che forniscono il riscaldamento mettano i sigilli alla caldaia. A Cinisello Balsamo, alle porte di Milano, un intero condominio è senza riscaldamento. E non è un condominio qualunque quello di viale Romagna 29, visto che è composto da ben 400 appartamenti.

Dopo il riscaldamento c’è il rischio che vengano tagliati anche elettricità e acqua potabile. Il conto corrente condominiale ha un rosso da bancarotta: 400mila euro. Quasi la metà degli inquilini non paga più le spese. Ma c’è chi, invece, le spese le ha sempre pagate e rischia di rimanere al gelo.

Qualcuno ha suggerito di staccare i servizi solamente a chi non paga, ma si tratta di un’operazione tecnicamente impegnativa, costosa e con molti punti deboli dal punto di vista giuridico.

Di norma, in caso di proprietari cronicamente morosi, per mantenere in “vita” la fornitura, il debito viene spalmato sugli altri condomini che, naturalmente, possono rivalersi sul debitore per vie legali. Se la spesa, invece, non viene coperta dagli altri condomini, l’ipotesi più probabile è che il servizio venga sospeso.

La riforma delle regole condominiali entrata in vigore nel 2012 ha potenziato gli strumenti degli amministratori per far rispettare le regole e le scadenze dei pagamenti.

L’amministratore è obbligato ad agire contro i ritardatari entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio e ha la possibilità di richiedere a un giudice un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Per agire l’amministratore non dovrà più passare attraverso l’assemblea condominiale, ma, anzi, avrà l’obbligo di far rispettare il dettato del codice. In caso contrario, rischierà la revoca del mandato.

L’amministratore condominiale dovrà fornire i dati dei proprietari inadempienti ai creditori  e questi dovranno agire direttamente nei confronti dei morosi, innovazione che renderà più complicato riscuotere i crediti.

Con queste regole viene snellito l’iter che consente di intervenire su tutti quei proprietari che, pur avendo la possibilità di pagare, continuato a vivere alle spalle della collettività. Gli amministratori meno scrupolosi che, prima, potevano chiudere un occhio o dovevano mettere in piedi un’azione giudiziaria e farla approvare in assemblea hanno ora il diritto-dovere di agire con una maggiore libertà d’azione.

L’obbligo, per ogni edificio, di disporre di un conto corrente condominiale, è uno degli strumenti atti a migliorare la trasparenza delle questioni irrisolte. Anche perché quando l’amministratore avvierà delle azioni legali nei confronti dei proprietari insolventi, il peso dei costi legali finirà nelle spese comuni, dunque, diviso per millesimi fra i condomini.

Qualora il mancato pagamento non sia fraudolento, ma causato da situazioni di reale difficoltà economica, l’assemblea può dispensare l’amministratore dall’azione legale.

La tolleranza di sei mesi lascia ampio margine di recupero ai debitori. Ammettendo che un condomino non abbia pagato la rata di riscaldamento con scadenza a marzo 2013 e che l’approvazione del consuntivo sia stata fatta a novembre 2013, l’azione legale dell’amministratore potrà partire solamente nel maggio 2014, più di un anno dopo l’episodio di morosità. Naturalmente il tempo e denaro e più si accumulano ritardi e mancati pagamenti, maggiori saranno le spese (legali e non) che il condominio dovrà sostenere. Se, per esempio, si anticipano i soldi per l’azione legale nei confronti degli insolventi, magari si sarà meno portati a includere nel preventivo le spese più onerose della manutenzione. E una cattiva manutenzione potrebbe rivelarsi, sul medio-lungo termine – un salasso ben più cospicuo.