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Risparmio imprese, finanziamenti SACE usati come scorte e non per investire

Fabio Carbone
·3 minuto per la lettura

Il 2020 ha impedito alle famiglie di spendere il proprio reddito e questo ha portato a un risparmio obbligato, ma allo stesso tempo, come più volte ha fatto notare Banca d’Italia, la tendenza al risparmio precauzionale delle famiglie è cresciuto enormemente come forma di tutela contro eventi avversi futuri, non ultimo la perdita della fonte di reddito primaria mensile.

Durante la Giornata mondiale del risparmio 2020 dello scorso 30 ottobre, l’Acri (Associazione di fondazioni e di casse di risparmio), faceva notare come nel secondo trimestre dello scorso anno il “rapporto tra risparmio e reddito disponibile lordo, prossimo al 20 per cento” era risultato “pressoché doppio rispetto alla media del 2019, risentendo in buona parte della diminuzione degli acquisti di beni e servizi conseguente al blocco di alcune attività”.

Il risparmio è però rimasto elevato tutto l’anno e i prossimi dati di Banca Italia ci confermeranno se la tendenza è confermata o meno anche per questo inizio di 2021.

Se, quindi, le persone sono scoraggiate dallo spendere per attività ricreative, viaggi, turismo, ne consegue un forzato aumento del risparmio che si tramuta in un danno considerevole per le imprese.

Queste ultime, infatti, in mancanza di fatturato sono costrette a chiudere (in Italia 390 mila imprese hanno chiuso nel 2020 ci racconta Confcommercio).

Finanziamenti SACE usati come scorte e non per investire

Cos’è accaduto allora? Ebbene il Corriere della Sera ci racconta come le imprese, in mancanza di un flusso di cassa adeguato, hanno utilizzato i prestiti garantiti dallo Stato non per investire ma garantirsi il capitale circolante.

Il presidente di Confindustria Piemonte Marco Gay, intervistato dal Corriere, spiega molto bene il fenomeno.

“Davanti a una crisi di domanda che ha abbattuto del 15% il valore aggiunto, hanno pensato bene (le imprese, ndr) di dotarsi di risorse aggiuntive e i prestiti sono serviti a far fronte al rallentamento del cash flow”.

Tuttavia il presidente di Confindustria Piemonte fa notare che si tratta pur sempre di prestiti e presto dovranno essere restituiti.

Già, ma come faranno queste imprese a restituire dei prestiti non utilizzati, come in condizioni di normalità, per investire ma per sopperire alla mancanza degli incassi o per “finanziare le scorte”?

I prestiti alle imprese, infatti, servono solitamente per investimenti in macchinari, produzione di nuovi prodotti, acquisto di nuove aree per ampliare l’attività industriale, e così via. Dagli investimenti derivano, se tutto va come si spera, i ricavi utili anche a coprire il prestito richiesto alle banche.

Questo processo, banale in altri momenti, ora è quasi fermo quindi il timore è che le imprese possano trovarsi nella condizione futura di non essere in grado di restituire il prestito garantito (o anche non). Le conseguenze sono note e facilmente immaginabili.

Effetto seconda ondata sugli investimenti

A frenare gli investimenti, secondo il Corriere della Sera, ci ha pensato la seconda ondata. Il clima di fiducia delle imprese si è raffreddato a causa dello stop o del rinvio delle manifestazioni fieristiche internazionali e l’impossibilità per le società che esportano di far viaggiare i propri manager e responsabili commerciali.

Le trattative su Zoom, inoltre, sono difficili da finalizzare perché la fiducia si acquisisce guardandosi negli occhi in presenza e non a distanza di centinaia e migliaia di chilometri l’uno dall’altro, si fa osservare.

Banca d’Italia segnala ripresa degli investimenti

Ad ogni modo, nel primo bollettino economico dell’anno, la Banca d’Italia ha segnalato una ripresa degli investimenti che si prevede crescerà a partire dalla primavera.

Tutto potrebbe però essere legato alle campagne vaccinali, perché al loro progresso la politica sta legando l’allentamento delle misure anti-Covid.

This article was originally posted on FX Empire

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