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I ristoratori toscani lanciano lo sciopero contro la consegna del cibo a domicilio

Gaia Terzulli
·2 minuto per la lettura
I ristoratori toscani lanciano lo sciopero contro la consegna del cibo a domicilio
I ristoratori toscani lanciano lo sciopero contro la consegna del cibo a domicilio

I lavoratori protestano contro le piattaforme del food delivery: "Non devono rispettare le regole come noi e ci fanno concorrenza sleale"

Nel clima d’insicurezza in cui si muovono da mesi gli esercenti tentando di mantenere “a galla” le attività, un ennesimo segnale di protesta arriva dal mondo della ristorazione. Da ieri, 6 Gennaio, è stato lanciato in Toscana lo sciopero contro le piattaforme del food delivery “che non dovendo rispettare le regole di tutti noi commercianti, giocano su un vero e proprio binario parallelo, esercitando una concorrenza sleale”, spiega Pasquale Naccari, portavoce di Tutela nazionale imprese – Horeca e Ristoratori Toscana.

LA DENUNCIA DEL SETTORE

“Siamo molto preoccupati e amareggiati per tutta questa incertezza nella quale ci costringono a vivere”, continua Naccari: “Si naviga a vista. Il decreto legge è arrivato come al solito nottetempo, con ‘il favore delle tenebre’, anche se Conte dice il contrario, ed è valido solo fino al 15 gennaio (forse)”. Per questo il settore rivendica il diritto allo sciopero per manifestare un dissenso corale e per invocare la solidarietà dei cittadini in un momento drammatico. “Chiediamo agli italiani di sostenerci nella nostra battaglia facendo i propri ordini telefonicamente, direttamente presso i nostri punti vendita o servendosi dell'asporto, non tramite le piattaforme delle multinazionali che hanno sede all'estero e non pagano nemmeno le tasse in Italia”, denuncia Naccari.

CONTRO LO SFRUTTAMENTO...

“Non si tratta di una battaglia contro i fattorini, sia chiaro. Anzi, questa è una lotta che porteremo avanti anche per loro e per far valere i loro diritti visto che in molti casi lavorano in condizioni di sfruttamento. Quando le nostre attività ricominceranno a funzionare saremo in grado di assumere queste persone”.

... E L'INSTABILITA'

Una risposta drastica alle misure stabilite dal Governo per garantire la sopravvivenza del settore ristorazione senza derogare alle norme anti-contagio. Provvedimenti lunari, secondo Naccari, che minano la stessa capacità degli esercenti di resistere alla crisi. “In Italia non si riesce a dare stabilità a cittadini e imprese. Anche in altri Stati, vedi Germania o Gran Bretagna, vengono imposte misure restrittive, ma non si cambiano colori e regole ogni cinque minuti”, lamenta.

IL FINE SETTIMANA NEGATO

“I ristoranti non si aprono e chiudono in un giorno. Lavoriamo con materia prima deteriorabile e in queste condizioni non è possibile organizzarsi”. Oltretutto, fa notare il portavoce di Tutela nazionale imprese, chiudere le attività nel fine settimana significa condannarle all’agonia. Con lo smart working che ha ormai preso piede ovunque, dal lunedì al venerdì il via vai della gente in strada si è ridotto e non si può contare nemmeno sui turisti. Permettere ai ristoranti di aprire il sabato e la domenica, quando le famiglie vanno a pranzo fuori, ridarebbe un po’ di ossigeno al settore. Ma per ora, protesta Naccari, “anche questa possibilità ci è negata”.