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Ritorno al presente

Pierluigi Gerbino
·5 minuto per la lettura

Abbiamo già magnificato più volte l’andamento record dei listini azionari mondiali nella prima parte del mese di novembre, ed abbiamo attribuito questa prestazione muscolare a due arrivi che, evidentemente, a fine ottobre non erano affatto scontati dai mercati, che soffrivano l’acuirsi di una correzione autunnale che sembrava avere ancora strada da percorrere in retromarcia. I due arrivi sono stati, in rapida successione, quello di Biden alla Casa Bianca e quello della “cavalleria”, rappresentata dall’agognato vaccino, nella guerra al Covid.

La prima parte di novembre ha perciò inserito nelle quotazioni di borsa, in fretta e furia, la percezione estremamente piacevole per i mercati, di un futuro “normalizzato”  e ripulito dai due fattori di maggiore incertezza dell’ultimo anno: l’imprevedibilità di Trump e la terribile pandemia.

Ma forse i mercati hanno messo un po’ troppo in fretta il carro davanti ai buoi.

E’ vero che il futuro si prospetta roseo. Prima o poi Trump dovrà sloggiare e lasciare la Casa Bianca al nuovo inquilino. La pandemia verrà debellata ed il virus si estinguerà, come un pesce a cui viene tolta l’acqua in cui sguazzare, appena si sarà somministrato il vaccino a qualche miliardo di umani.

Ma intanto Trump è ancora alla Casa Bianca ed ostacola la transizione ed il passaggio di consegne al suo successore, che non riconosce.

Anzi, continua a “regnare” come se il vincitore delle elezioni fosse lui. L’altro giorno ha cercato di forzare la nomina di un nuovo membro a lui fedele nel direttivo della Federal Reserve, e solo il buon senso di qualche repubblicano, che al Senato si è unito ai voti contrari dei democratici, è riuscito a bloccare la nomina.

Un esempio di quanto possa danneggiare l’America questa situazione di stallo giuridico e di paralisi dell’attività amministrativa ce lo fornisce il conteggio del numero degli americani che sono al momento senza lavoro e sopravvivono grazie al sussidio ordinario di disoccupazione, oppure alle risorse di emergenza (quelle che noi in Italia chiamiamo “Ristori”) varate da Trump con due maxi programmi straordinari di sussidio per lavoratori dipendenti ed autonomi. I disoccupati “ordinari” ci è stato comunicato ieri che sono ora 6.370.000 e sono in continua diminuzione non tanto perché molti trovino lavoro, ma più per il fatto che molti perdono il diritto al sussidio, perché smettono di cercare il lavoro che non trovano. Perciò escono da questo conteggio e passano ad aumentare il numero dei sovvenzionati con i due programmi di emergenza. Il numero di americani ora assistiti da questi due programmi ammonta a poco più di 13 milioni. Già fa rabbrividire il fatto che, se sommiamo i due numeri precedenti, quasi 20 milioni di americani siano oggi senza lavoro e dipendano dall’elemosina statale, mentre Wall Street continua il suo flirt con i massimi storici. Ma preoccupa ancor più il fatto che i due piani straordinari scadono a fine anno e le vite di oltre 13 milioni di americani sono appese al rinnovo per il 2021 di questa forma di aiuto. Questo rinnovo è ora impantanato nelle liti condominiali della Casa Bianca. I candidati hanno fatto grandi promesse durante la campagna elettorale, ma se la Camera a maggioranza democratica ed il Senato ancora a maggioranza repubblicana non voteranno entro fine anno una nuova legge di proroga (ovviamente bipartisan) il baratro della indigenza attende nel 2021 questo esercito di disperati. E la visione di Trump asserragliato nel fortino della Casa Bianca col coltello tra i denti, non è certo uno spettacolo che favorisce un accordo bipartisan.

Ma anche il tunnel della Pandemia, al fondo del quale i vaccini Pfizer e Moderna hanno acceso una luce, rischia di essere assai più lungo di quanto i frettolosi mercati abbiano misurato a caldo.

Se non si aggiungeranno un po’ in fretta corposi rinforzi alla “cavalleria” ora rappresentata da Pfizer e Moderna, le dosi disponibili di vaccino nei primi mesi del prossimo anno saranno probabilmente solo qualche centinaio di milioni. Basteranno forse a vaccinare il personale medico e parte dei soggetti fragili ed anziani, ma non certo a creare quell’immunità di gregge che prosciugherà l’acqua al pesce Covid. Gli scienziati ci ripetono che le armi a disposizione per combattere le future ondate virali nella prima parte del 2021 saranno solo quelle che si stanno usando ora: zone rosse, distanziamenti, e tracciamenti.

Sono tutte armi che anche in questi giorni in Europa si stanno mostrando efficaci: Francia, Spagna, Belgio hanno già fatto ripiegare le curve dei contagi, mentre anche Italia e Gran Bretagna sembrano averle stabilizzate. 

Ma sono armi che costano molto all’economia. Il tripudio estivo sulla ripresona che stava guarendo l’economia dalla mazzata dei lockdown primaverili ha ormai lasciato il posto alle perplessità sui numeri che cominciano ad arrivare degli effetti economici della nuova tornata di lockdown autunnali un po’ più soft dei precedenti. Anche la Presidente BCE Lagarde, molto più chiacchierona del suo predecessore Draghi, che non avrebbe mai pronunciato quelle frasi, in udienza al Parlamento Europeo, ha manifestato parecchi dubbi sul proseguimento della ripresa nella parte finale del 2020 e la difficoltà  a fare previsioni di raggio più lungo.

Aggiungiamo poi il fatto che l’unica vera arma economica che i governi sono riusciti a proporre in sede europea, cioè il Next Generation EU finanziato dal Recovery Fund, è ora impantanato dall’ostruzionismo dei due paesi canaglia della UE (Ungheria e Polonia), che non vogliono approvare il testo definitivo con la norma che vincola la concessione dei contributi e dei prestiti al rispetto delle più elementari norme dello stato di diritto.

Il risultato, anche in Europa, potrebbe perciò essere uno stallo, proprio quando il virus obbligherebbe a far presto.

Tutte queste considerazioni sul presente sembrano aver calmato gli entusiasmi degli investitori in questa seconda parte di novembre. I mercati riflettono ed attendono dal cielo qualche altro aiutino. In mancanza dovrebbero correggere almeno un po’ gli eccessi accumulati le scorse settimane.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online