La rivincita dell'euro

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Il movimento di rialzo della parte a breve della curva euro, che già da qualche tempo aveva dato segnali di dinamismo in attesa degli effetti di riduzione di liquidità in eccesso che la parziale restituzione del primo LTRO (possibile dopo un anno dalla partenza del gennaio 2012) avrebbe potuto generare nel sistema bancario dell’eurozona, ha ulteriormente accelerato sull’annuncio dei primi dettagli dell’estinzione: saranno 137 i miliardi restituiti, circa il 28% dei fondi inizialmente presi a prestito, da 278 istituzioni finanziarie, più della meta degli originari ‘prenditori’. Ben più delle attese. La moneta unica ha avuto sessioni di vera gloria, prima e dopo l’annuncio, rafforzandosi praticamente contro tutte le altre valute e raggiungendo livelli che non si vedevano da mesi contro dollaro (11 mesi), sterlina (19), franco svizzero (20) e yen (22). La lettura di molti analisti è stata quella collegare questo rafforzamento a una semplice rotazione dall’euro alle altre valute deboli prima citate come ‘funding currency’ nei ‘carry-trades’ ritornati in auge negli ultimi mesi, ora che i tassi euro sono in salita. Per noi è una lettura quantomeno parziale. Anche se solo tra qualche settimana, con i dati delle banche centrali nazionali, sapremo quanto della restituzione dell’LTRO proviene dai paesi periferici, il corposo ‘payback’ è da vedere come una conferma che la situazione di liquidità e il funzionamento dei mercati finanziari nell’eurozona è in fase di normalizzazione e che scenari drammatici di frammentazione vengano considerati sempre più marginali. Sta in pratica continuando quel processo di rotazione dei portafogli da difensivi a dinamici-aggressivi con investimenti più rischiosi ma più redditizi che in buona parte va a braccetto con la riduzione dell’enorme sottopeso che l’Europa (soprattutto l’Europa periferica) aveva nei portafogli globali. Proprio in questa ‘fuga dal safe-haven’ si possono inquadrare anche i nuovi massimi di periodo fatti segnare dall’euro contro valute i cui fondamentali di crescita sono sicuramente migliori come i dollari canadesi e australiani. A chi volesse vendere l’euro consigliamo cautela: questi movimenti di flusso e il cambiamento di atteggiamento nei portafogli sono sempre difficili da contrastare con la giusta tempistica. Al limite, se questa salita dei tassi a breve si confermerà un sintomo di una normalizzazione dei mercati e continuerà a influire positivamente sulla propensione al rischio, vendere euro contro valute cicliche (i menzionati Cad (Milano: CAD.MI - notizie) , Aud o alcune valute emergenti) ha sicuramente più senso rispetto allo short vs Usd, Jpy, Chf o Gbp.

, I movimenti delle curve dei tassi e delle valute hanno guardato poco ai dati macro che, peraltro, sono stati abbastanza altalenanti: agli indici PMI positivi praticamente ovunque (con l’eccezione francese) hanno risposto con qualche ombra alcuni indici regionali US (Philly e Richmond Fed). La settimana entrante è ben più ricca di dati e l’analisi della congiuntura economica potrebbe ritornare centrale. US: dopo gli ottimi ordini di beni durevoli (appena usciti) e le vendite di case esistenti oggi, la settimana si vivacizzerà da mercoledì con la prima lettura della crescita GDP Q4 seguita dall’indice Chicago PMI e dai redditi e le spese personali (giovedì) e, soprattutto, dai dati sull’occupazione e dall’indice ISM (venerdì). In Europa i dati più seguiti saranno presumibilmente quelli spagnoli (vendite al dettaglio martedì, crescita Q4 mercoledì e PMI venerdì), occupazione e inflazione tedesca (giovedì) e PMI italiano (venerdì). Cina: indici PMI manifatturieri (sia in versione istituzionale sia HSBC (Londra: HSBA.L - notizie) ) venerdì.

Settimana centrale per le trimestrali (122 nomi dell’S&P500 e 46 dello Stoxx600). Finora i risultati sono stati più che discreti e, questa volta, non solo i profitti ma anche i ricavi stanno battendo le stime con una buona regolarità.

Banche centrali. Il FOMC è ovviamente il più atteso e si concluderà mercoledì sera ma difficilmente fornirà carburante per movimenti significativi. Da altre riunioni ci si attende un taglio martedì in India (da 8.00% a 7.75%) e in Ungheria (da 5.75% a 5.50%) mentre i tassi dovrebbero rimanere invariati in Israele (oggi, 1.75%), Nuova Zelanda (mercoledì, 2.50%) e Malesia (giovedì, 3.00%).

UN GRAFICO CHE CI PIACE...

, Questo bel grafico di Fulcrum Asset Management mette in evidenza la funzione di ‘lender of last resort’ che l’ECB ha svolto post-crisi aumentando man mano il suo stato patrimoniale ‘a richiesta’ delle istituzioni finanziarie che ne avessero bisogno. Ora, lentamente, anche attraverso le restituzioni dell’LTRO, il suo ‘balance-sheet’ dovrebbe andare pian piano sgonfiandosi. Se così avverrà, il fatto è da considerarsi, a nostro parere, un indicatore di miglioramento nella salute delle istituzioni finanziarie più che un potenziale pericolo per una riduzione della liquidità a disposizione. A differenza della Fed, che al momento decide in maniera esogena quanta liquidità fornire con il suo Quantitative Easing, l’ECB lascia che siano le banche stesse a restituire liquidità. Queste lo fanno solo se sono convinte di riuscire altrove a reperire altrettanta liquidità a prezzi migliori.

EUR/USD: IL TREND NON SI ABBANDONA. SEMPRE LUNGHI La rottura del range 1.3250-1.3400 è avvenuta al rialzo a ulteriore conferma della bontà del trend rialzista. Non abbiamo molto da aggiungere. La prima resistenza importante è già vicina, appena sotto 1.3500. 1.3486 è il massimo 2012 e 1.3493 è il livello di Fibonacci 50% di tutta la discesa da 1.4940 (maggio 2011) a 1.2042 (luglio 2012).

Una correzione non è quindi da escludere, vista l’importanza delle resistenze. In quel caso andrà analizzato il comportamento rispetto al vicino supporto in area 1.3400 (top del range recente) e, soprattutto, quello rivelatosi molto solido nella seconda metà di gennaio a 1.3250.

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