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Vedova Schifani, le rabbia dopo l'arresto del fratello per Mafia

Il suo urlo di dolore di quel 25 maggio 1992, giorno del funerale del giudice Giovanni Falcone, della moglie e dell’intera scorta, riecheggia ancora nella Chiesa di San Domenico di Palermo. "Io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio" la frase passata alla storia di Maria Rosaria Costa, vedova di Vito Schifani, che oggi lontana dalla Sicilia ha appreso che il fratello Giuseppe è stato arrestato per associazione mafiosa.

Un colpo al cuore per la donna che, dopo la morte del marito, aveva lottato per anni alla ricerca della verità per poi voltare pagina e lasciare la sua terra alla volta della Liguria. Intervistata dal Corriere della Sera la vedova Schifani ha mandato un chiaro messaggio al fratello: “Adesso inginocchiati tu, Pino, mio Caino, fratello traditore. Inginocchiati davanti a Dio e agli uomini. Chiedi perdono. E pentiti raccontando tutto quello che hai visto e sentito tra i mafiosi”.

Giuseppe Costa, detto Pino, è stato arrestato dalla Dia con l’accusa di essere esattore del pizzo al servizio dei fratelli Scotto e dei capimafia palermitani. Stando a quanto emerso il 52enne era associato ai boss dell’Arenella e Vergine Maria, borgate palermitane che Rosaria frequentava da bambina e dalle quali è scappata via sposando Vito Schifani.

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Ferita dalla notizia, Rosaria Costa ha intravisto una forma di pentimento per il fratello: “Svela i nomi e gli sporchi affari di chi ti sei ritrovato vicino, stando ad accuse che sono palate di fango sulle nostre vite. Deve chiedere ai magistrati di essere ascoltato, di ammettere tutte le sue colpe, se ne ha, e di rivelare ogni recondito segreto, se ne conosce. Parlare e accettare il giudizio degli uomini, non solo quello di Dio”.

“Adesso è il turno di Caino. Di questo debosciato che non vedo da tempo, nemmeno quando corro a Palermo per assistere mia madre, alle soglie dei 90 anni, pronta per morire se qualcuno le raccontasse cosa sta accadendo. Come vorrei morire io” le parole della donna al Corriere.

La donna ha svelato che se il fratello non dovesse pentirsi lo ripudierebbe: “Non può restare in silenzio rovinando pure i suoi ragazzi, un figlio benzinaio, una figlia estetista. Li affosserebbe per sempre”.

Nella nuova vita di Rosaria in Liguria c’è anche la gioia di vedere il figlio in uniforme come il padre: “Quando ci fu la strage aveva 4 mesi, cresceva facendo mille domande alla quali io dovevo cercare le risposte. Vederlo giurare fra i cadetti, superare la laurea, la prima divisa, i gradi e le manifestazioni antimafia con il capo della polizia, con Don Ciotti, con gli altri familiari di vittime di mafia. Ecco, penso a tutto questo e chiedo scusa al mondo per avere avuto un mostro in famiglia”.

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