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Rottamazioni in corso

Pierluigi Gerbino
·6 minuto per la lettura

Dopo i fuochi d’artificio rialzisti mostrati nella prima settimana dell’anno i mercati si sono addormentati e da 4 sedute viaggiano in laterale e senza volatilità. Se guardiamo come si è mosso l’indice SP500, il principale termometro dell’azionario americano e mondiale dopo l’assalto al Congresso USA, constatiamo che in quattro sedute ha oscillato stancamente dentro lo spazio di soli 50 punti, tra il massimo storico del 8 gennaio di 3.827 ed il minimo del 12 gennaio di 3.777.  Assai meno dei 64 punti fatti al rialzo nella sola seduta del 7 gennaio, dopo lo scampato pericolo alla democrazia, vissuto in diretta tv il giorno dell’Epifania.

Eppure non è che manchino le notizie. Tra esse spicca il rapidissimo avvio della procedura di impeachment a carico di Trump, votata ieri dalla Camera dei Rappresentanti dalla maggioranza democratica e da una decina di repubblicani. Con questo voto Trump diventa il primo presidente della storia USA ad aver collezionato due procedimenti di impeachment.

Ora la palla passa al Senato, ma ci vorrà del tempo per avere il voto di questo ramo del Congresso. E’ molto difficile che l’istruttoria venga conclusa prima della scadenza del mandato di Trump e dell’insediamento di nonno Biden alla Casa Bianca. Occuperà pertanto il tempo dei senatori nella prima parte della nuova legislatura. Per incriminare il Presidente uscente ci vorranno 67 voti, cioè 17 repubblicani dovranno votare con i 50 democratici. Non sarà facile trovarli, ma ad ogni ora che passa l’idea di far fuori per sempre dalla politica USA quel virus sovranista che è stato Trump stuzzica sempre più l’establishment repubblicano.

Intanto Trump alterna rassicurazioni sul suo docile trapasso politico a minacce di non esasperare i suoi fan con azioni punitive nei suoi confronti. Si coglie chiaramente l’imbarazzo dell’uomo che si sente sempre più solo ed abbandonato da tutti, al di fuori della sua stretta cerchia familiare e dei movimenti della destra razzista americana.

La FBI intanto è in stato d’allarme per il rischio di sommosse violente durante le manifestazioni pro-Trump indette per domenica 17 in tutti i 50 stati americani e per il pericolo di atti terroristici durante la cerimonia di insediamento di Biden, a cui Trump non parteciperà.

Forse è questa minaccia che smorza gli entusiasmi mostrati dagli investitori nella prima settimana dell’anno. O forse è stato l’andamento dei rendimenti dei Treasury Bond, che nel 2021, sul titolo decennale, è passato dal minimo di 0,906% del 4 gennaio ad un massimo di 1,187% del 12 gennaio. In valore assoluto si tratta di “soli” 28 punti base, ma in termini relativi rappresenta  l’aumento di quasi un terzo del rendimento in sole 6 sedute.

Il mercato ha sentito aria di novità e comincia a prezzare un po’ più di inflazione. Questo non aiuta l’azionario, che può mantenere livelli stratosferici di valutazione delle azioni solo se ha la garanzia che i rendimenti nominali rimarranno schiacciati al pavimento e quelli reali resteranno negativi per un periodo sufficientemente lungo da consentire una sensibile ripresa dei profitti.

Se l’euforia sembra essere momentaneamente accantonata, va però subito aggiunto che l’ottimismo di fondo non si è volatilizzato. Lo dimostra il fatto che gli ostacoli appena menzionati riescano solo ad arrestare la salita degli indici azionari, ma non a farli inciampare e cadere. Nei giorni scorsi sui  supporti, testati più volte, sono sempre comparsi compratori ad acquistare la momentanea debolezza e sono bastati a far rimbalzare l’indice.

Il pendolo ieri si è così nuovamente spostato verso la resistenza, che è il massimo storico di 3.827. L’indice USA è arrivato a soli 7 punti di distanza dal suo record intorno alle 20,30, mentre la Camera votava l’impeachment di Trump in diretta tv. Poi è arretrato un po’, per chiudere la seduta a 3.810 (+0,23%). Stesse percentuali si sono viste in Europa, con Eurostoxx50 positivo (+0,12%), ma lontano più di un punto percentuale dal suo massimo del 2021.

E’ possibile che oggi venga ritentato l’assalto al massimo storico americano, anche se sarebbe forse necessario l’aiutino di Powell, che parla stasera alle ore 18,30. Se fornirà adeguate rassicurazioni monetarie che i rendimenti verranno sorvegliati e prontamente sedati dalla FED i compratori potrebbero convincersi a stappare un’altra bottiglia.

Oggi debbo riservare qualche riga a quel che sta succedendo nella politica italiana, anche se i mercati mostrano assoluto disinteresse per i palazzi romani del potere impotente italiano.

E’ arrivata ieri sera, con dovizia di telecamere ed immancabile Speciale TGLa7 di Mentana, la tanto annunciata crisi del Governo Conte 2, causata dallo strappo di Renzi, che ha ritirato le due ministre di Italia Viva dal Governo, 15 mesi dopo essere stato il “king maker” di Conte.

Le polemiche sul Recovery Plan, che speriamo un giorno venga mostrato anche all’opinione pubblica, sono state il pretesto di un uomo che periodicamente va in crisi di astinenza da telecamere e ama giocare a risiko politico. Lo scopo è quello di rottamare Conte e sostituirlo con qualcun altro, ripetendo l’operazione di 15 mesi fa e lucrando un aumento dei posti al governo per i suoi accoliti e magari anche la sua nomina a Segretario Generale della NATO. Che ci azzecchi Renzi con l’arte della guerra è ben descritto nel suo curriculum, avendo passato tutta la sua ancor giovane vita a combattere qualcuno (D’Alema, Bersani, i 5Stelle). Ora evidentemente vuole fare un salto di livello e vedersela direttamente con Putin e Xi Jinping.

Renzi gioca questa partita di puro potere, fregandosene della terza ondata della pandemia e della credibilità dell’Italia nel mondo, che non riesce a capire questi giochi, perché è certo che non si andrà al voto. Effettivamente è difficile pensare che si possano organizzare elezioni politiche nazionali in piena ondata di contagi. Così come è difficile pensare che Mattarella offra la vittoria alla Destra su un piatto d’argento, sciogliendo le Camere.

Gli esperti di politica italiana ci raccontano allora 4 possibili scenari alternativi al voto:

  1. Conte ter con una maggioranza senza Italia Viva, sostituita da un congruo numero di “responsabili” o da Forza Italia. L’ipotesi piace poco a Mattarella.

  2. Conte Ter con Italia Viva premiata con qualche ministro in più. Occorre la rappacificazione Conte-Renzi e che il PD accetti di premiare il gioco di Renzi. Difficile.

  3. Rottamazione di Conte e sostituzione del Premier con uno del PD: la maggioranza potrebbe essere la stessa e verrebbe data soddisfazione a Renzi e premiato Franceschini, di cui si parla come possibile premier.

  4. Governo istituzionale. Mattarella chiama Draghi e lo nomina, mandandolo a cercarsi la maggioranza in Parlamento. E’ il Replay dell’operazione Monti, fatta da Napolitano 10 anni fa. Chi direbbe di no a Super Mario? Certo non l’attuale maggioranza e nemmeno Berlusconi. L’immagine di Super Mario è ancora molto elevata ed avremmo gli applausi del mondo. Renzi potrebbe vantarsi di essere stato il king maker di Draghi e per un anno se ne starebbe buono.

Gli italiani potrebbero nuovamente affidarsi all’uomo della provvidenza che li tiri fuori dai guai, come fanno ciclicamente.

Se debbo fare una previsione da incompetente voto per lo scenario 4, pur sapendo così di inviare a Draghi il mio personale bacio della morte (politica, s’intende).

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online