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Rumors + QE = rialzo

Pierluigi Gerbino
 

I mercati sembrano voler mettere alla prova la strana formula del paradiso finanziario.

Se è vero che sono le aspettative ad imprimere la direzione ai mercati e la liquidità gratuita a fornire la benzina necessaria, allora gli investitori stanno applicano la formula “Attese + QE = Rialzo”.

La miscela sta funzionando e riesce ad ignorare del tutto quel che viene dall’economia reale. I dati macroeconomici continuano a parlare di rallentamento in corso per tutta l’economia globale. Gli utili che escono dalle trimestrali, sebbene anche nel terzo trimestre una percentuale rilevante delle 500 principali società americane stia riuscendo a battere le attese degli analisti, sembrano destinati comunque a consegnarci un dato complessivo in calo rispetto a quello del medesimo periodo dello scorso anno. Sarà il terzo trimestre consecutivo di utili in calo, mentre le previsioni degli analisti per il quarto, pian piano, sono passate, da attese positive di qualche mese fa, alle recenti attese di ulteriori riduzioni. Gli stessi manager che vengono intervistati per produrre gli indici PMI (in USA si chiamano ISM) continuano a proiettare attese di contrazione economica per i mesi a venire. L’indice manifatturiero dell’area euro è inferiore a 50 dal mese di febbraio, mentre l’ISM USA segnala contrazione da tre mesi.

Insomma: il cielo dell’economia globale è grigio da un po’ di tempo e, francamente, non si vedono segnali di inversione di tendenza.

Niente paura. Se il presente è opaco, basta evocare il sole dell’avvenire e le cose si sistemano.

Infatti è dall’estate che, mentre piovevano sull’economia reale gli effetti della guerra commerciale che Trump ha dichiarato fin dall’inizio del suo mandato contro la Cina, l’Amministrazione USA continua a ripetere che è imminente un accordo che sancirà la vittoria americana. Dato che l’accordo complessivo non è arrivato, da settembre si annuncia l’imminenza di un accordo parziale, chiamato Fase 1, che serva almeno a fermare l’escalation dei dazi calendarizzata da Trump per trattare da posizioni di forza. Il prossimo dovrebbe scattare il 15 dicembre se non si firmerà l’accordo.

Quasi ogni giorno qualche funzionario americano dichiara che si stanno facendo passi avanti. Se inizialmente i cinesi tacevano, da qualche giorno anche le agenzie di stampa, che vengono usate per veicolare in modo informale il pensiero del governo, si sono uniformate alla versione USA dei passi avanti.

Questo continuo vociferare senza che nulla accada è il miglior mezzo per spingere i mercati, poiché rinnova quasi quotidianamente l’attesa dell’evento, che così viene ripetutamente incorporato nei prezzi, sebbene non diventi realtà per chissà quanto tempo ancora.

Spesso le attese vengono farcite con chissà quali fantasie, ben superiori alla realtà che poi si verificherà. In questo caso i mercati, dopo essere saliti euforicamente, all’arrivo della notizia  correggeranno un po’. Ma intanto si è realizzato il miracolo delle aspettative, che ha permesso ai prezzi di incorporare non la realtà presente e neanche quella futura, ma quella che si spera che sia.

Perché il miracolo avvenga occorre che sia disponibile molta liquidità da impiegare. A questo provvedono le banche centrali, rabbonite dallo spavento subito lo scorso anno, quando nell’ultimo trimestre l’indice SP500 scivolò del 20% circa, incorporando le attese di rallentamento dovute alla guerra dei dazi e trascinando in negativo l’annata 2018 e tutti i mercati azionari globali. Tutte sono tornate rapidamente molto accomodanti ed hanno ripreso a pompare liquidità gratuita nel sistema bancario, con la scusa che l’inflazione sta rallentando e bisogna raggiungere l’obiettivo del 2%.

La BCE, che aveva smesso da soli 10 mesi il suo QE, in questi giorni lo ha ripreso al ritmo di 20 miliardi al mese senza scadenza, dopo averlo annunciato in settembre.

La FED, che ufficialmente lo ha interrotto da ben 5 anni, e che da un anno e mezzo aveva iniziato una manovra di riduzione della liquidità (Tightening), in settembre si è spaventata della crisi del mercato dei finanziamenti interbancari ed ha ricominciato anch’essa l’acquisto di titoli di stato, che però, essendo a breve scadenza, non vuole che si chiami Quantitative Easing. Sta di fatto che l’ammontare di titoli presenti nel bilancio FED è salito, da settembre alla scorsa settimana, di circa 200 miliardi di dollari, con corrispondente stampa di moneta.

Tutta manna dal cielo per la speculazione rialzista. Come abbiamo constatato più volte, quando la moneta arriva dalle banche centrali i mercati salgono, qualunque cosa succeda nell’economia reale.

Chiamatelo “miracolo” oppure bolla speculativa, poco cambia. 

Prima o poi finirà, lo sanno tutti. Quelli che in questi giorni si riempiono di azioni alla rottura dei massimi storici, evidentemente, credono che succederà poi. Prima debbono arricchirsi.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online