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Sacchetti ortofrutta, come funziona il sistema delle pesate e come risparmiare

Nuovi sacchetti biodegradabili per gli alimenti a pagamento nei supermercati (Foto Claudio Furlan / LaPresse)

Parliamo ancora dei sacchetti biodegradabili per il reparto ortofrutta, stavolta però per mettere a tacere le varie voci e le varie fake news che si rincorrono sul web. Molti hanno reagito in modo scomposto alla notizia del mini sovrapprezzo sui sacchetti di plastica, cercando subito di trovare l’inganno una volta entrata in vigore la legge.

Ecco dunque alcune domande alle quali rispondiamo per togliere ogni dubbio.

Prezzi

Prima di tutto, grazie alla concorrenza tra catene, i supermercati hanno immediatamente abbassato i prezzi dei sacchetti per non essere “da meno”. In sostanza la maggioranza degli operatori di mercato ha adottato prezzi tra gli 1 e i 2 centesimi a sacchetto – un’inezia su base annua. Si calcola infatti che con questi prezzi non si potranno superare i 5 euro di spesa all’anno, molto meno delle tragiche stangate che erano state calcolate ad esempio dal Codacons (50 euro…).

Risparmio: possibile o no?

Il maggior risparmio si può avere facendo la raccolta dell’umido. Visto che i sacchetti acquistati a parte e specificatamente realizzati per questo tipo di raccolta differenziata costano di più di quelli utilizzati per il reparto ortofrutta, si può pensare di utilizzare solamente quest’ultimi. Possono esserci infatti differenze di oltre 5 centesimi di prezzo tra i sacchetti specificatamente per l’umido e gli altri, nonostante siano entrambi biodegradabili.

L’unica accortezza è di eliminare, prima di buttare il sacchetto del supermercato nell’umido, lo scontrino adesivo: attualmente non tutti i supermercati utilizzano scontri biodegradabili. Per non distruggere il sacchetto, applicate l’adesivo sulla parte vicina al nodo.

Comunicazione verso i clienti

Molti incolpano generalmente “lo Stato” per la faccenda dei sacchetti, ma la responsabilità per la mancata comunicazione di questo inizio del pagamento è da condividere con i supermercati. La maggioranza delle catene non ha informato in anticipo i clienti, nonostante sapesse della questione già da 5 mesi.

I supermercati sono obbligati a far pagare i sacchetti?

Sì. Chi non applica la normativa rischia sanzioni da 2.500 a 25.000 €, fino a 100.000 in caso di ingenti quantitativi.

Si pagano anche quelli usati nel banco pesce e gastronomia o carne?

Sì. Il prezzo può essere in taluni casi maggiore perché i sacchetti per quei beni alimentari hanno uno spessore e una resistenza differente.

Molti dicono che i sacchetti venivano pagati anche prima.

In realtà i vecchi sacchetti di plastica non riciclabile costavano circa 1 centesimo di euro per i supermercati, ma venivano distribuiti gratis come i guanti. Anche ora, per quei supermercati che hanno deciso di mettere i sacchetti di carta, il costo per l’utente è zero. Tuttavia i sacchetti di carta pesano maggiormente sul bilancio totale di spesa del supermercato, e quindi “non conviene”.

Non è vero, inoltre, che la tara era “truccata” per far pagare anche il sacchetto. In realtà era esattamente il contrario.

Come funziona la tara?

Le bilance dei supermercati erano regolate in modo da sottrarre la tara del sacchetto (dai 4 ai 6 grammi circa) dal peso di frutta e verdura. Portando un sacchetto da casa, come è stato detto anche dal Ministero della Salute, non è solamente poco igienico, ma rischia di far sballare il totale del pagamento. Per questo motivo i supermercati non vedono di buon occhio, per determinati tipi di frutta come ananas e meloni, la pesata senza sacchetto: l’importo è inferiore al dovuto. Alcuni supermercati infatti applicano il prezzo direttamente sul prodotto proprio per evitare di rimetterci.