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Sace: l'export italiano tiene il passo ma rallenta, +2,8%... -3-

Red/Rar

Milano, 17 dic. (askanews) - Nella chimica, gli esportatori italiani del settore, i cui fatturati all'estero sono previsti avanzare dell'1,8% nel 2020 e del 3,6% in media nel biennio 2021-22, potrebbero essere ripagati da strategie e azioni mirate in Cina e India. Nel Paese del Dragone, il comparto della farmaceutica, anche biotech, offre le prospettive più interessanti. Il mercato indiano ha potenzialità rilevanti con la sua industria chimica, che è la terza più grande in Asia e la sesta a livello globale (dopo Usa, Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud) e ha già un ruolo chiave per il progresso del Paese sia in campo industriale sia agricolo. Sono due le principali novità introdotte dal Governo indiano di interesse per le nostre imprese: da un lato, la possibilità per le aziende straniere di effettuare investimenti diretti al 100%; dall'altro, la riduzione dei dazi dal 14% al 10% sull'import dei prodotti chimici. Nuove opportunità di business andranno inoltre ricercate nel comparto farmaceutico indiano - il terzo più grande del mondo in termini di volumi e il tredicesimo in valore - e in quello della cosmetica. La crescita in India delle vendite di prodotti per la cura personale è infatti atteso avanzare del 15-20% nei prossimi anni, ponendo la domanda interna nel comparto come una delle più dinamiche a livello globale.

Nel settore dei metalli, le esportazioni italiane cresceranno del 2% nel 2020 e, mediamente, del 3,9% nei due anni successivi. Tra i mercati da tenere sotto osservazione vi è il Brasile: sulla scia di un percorso di crescita iniziato nel 2017 infatti, l'export italiano nel settore - in particolare di ferro e acciaio - destinato al Paese sudamericano dovrebbe proseguire la buona dinamica, guidato dall'espansione infrastrutturale del Paese. Per ragioni simili, prospettive favorevoli anche in Marocco, economia interessata da un vasto numero di opere per l'ammodernamento del Paese, obiettivo che il Governo sta perseguendo.

Nel tessile e abbigliamento, le vendite di prodotti italiani (+2,9% per il prossimo anno e +3,3%, in media nel biennio successivo) potranno trarre vantaggio dalle evoluzioni positive attese in Corea del Sud, un'economia caratterizzata da una base di consumatori urbani e benestanti con gusti sempre più ricercati. In questo contesto, permarranno buone opportunità per i marchi dell'alta gamma e ne emergeranno di nuove anche in altri comparti, ad esempio quello sportivo, e segmenti di nicchia, quale quello dei prodotti in cashmere, che stanno diventando molto popolari. La moda Made in Italy troverà terreno fertile anche in Giappone il cui mercato è piuttosto dinamico sia nel comparto abbigliamento sia in quello delle calzature, con la presenza di un'ampia varietà di marchi nazionali e internazionali. Tokyo si conferma una delle città di punta in questo segmento a livello globale, ma anche Osaka, Kyoto e Kumamoto si vanno affermando come ulteriori hub del fashion. Le imprese italiane, nell'implementare le proprie strategie di prezzo, dovranno tener conto dell'aumento dell'Iva varato dal Governo giapponese lo scorso 1 ottobre. L'export italiano di prodotti dell'abbigliamento e delle calzature troverà un mercato dinamico anche in Qatar, economia in cui la spesa delle famiglie per i beni di questi comparti rappresenta già circa il 6% del totale. Il Paese desidera peraltro rivaleggiare con Dubai come principale destinazione per lo shopping nell'area. Un segmento di mercato in forte sviluppo e che merita particolare attenzione è quello del modest fashion, ossia dell'abbigliamento e degli accessori conformi alle indicazioni dell'Islam.