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Salvi: da magistrati risposte uniformi per riavere fiducia cittadini

Image from askanews web site
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Milano, 29 giu. (askanews) - "Oggi pesa il disvalore del correntismo e il ruolo distorto delle correnti nel Csm, ma soprattutto credo che i cittadini siano colpiti dalla lentezza delle procedure giudiziarie e dall'incertezza degli esiti. Sull'efficienza del sistema, più che le colpe dei magistrati hanno pesato scelte errate della politica". Lo ha affermato il procuratore generale della Corte di Cassazione, Giovanni Salvi, intervistato da Giovanni Bianconi su "Il Corriere della Sera".

Per contrastare questa deriva, il magistrato spiega che "si è cercato anzitutto di limitare la percezione che la risposta cambiasse a seconda della porta a cui si bussa. L'incertezza ha effetti gravi sui diritti delle persone e sul corretto funzionamento dell'economia. Le decisioni devono essere prevedibili, per quanto possibile. Per questo abbiamo adottato gli 'orientamenti' che sono frutto non dell'autorità o della gerarchia ma di una lettura condivisa delle norme". "Pensate a cosa sarebbe potuto accadere durante la pandemia se si fossero moltiplicate le denunce ai medici o i fallimenti delle imprese" ha continuato Salvi, aggiungendo che "gli orientamenti sulla colpa medica o sulla insolvenza da Covid hanno consentito di avere azioni uniformi e non avventate, così come sono cessati i sequestri generalizzati di interi lotti di vaccino". Incalzato sul tema del principio dell'obbligatorietà, Salvi ha precisato che "la Procura generale può operare per bilanciare l'obbligatorietà con l'esigenza di prevedibilità", aggiungendo che "rivedere l'obbligatorietà sarebbe un grave errore, perché è garanzia di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e dell'indipendenza del potere giudiziario".

In merito alle contromisure prese dopo il "caso Palamara", Salvi ha ribadito che "la determinazione nel perseguire gli illeciti disciplinari è stata netta: contrariamente alla favola che abbia pagato solo Palamara, sono state fino a questo momento 29 le azioni esercitate, 20 i rinvii a giudizio e 14 le condanne, alcune definitive" e che "altri procedimenti sono in corso o sospesi". Sulla discussa direttiva sulla "irrilevanza disciplinare", il magistrato ha respinto le critiche, spiegando che "abbiamo interpretato le norme esistenti nella maniera più rigorosa, considerando illeciti disciplinari i contatti con i consiglieri del Csm volti a condizionare le nomine, a denigrare i concorrenti, a imporre logiche di appartenenza. Altro che condono!". Per quanto concerne le accuse di "tenere segrete le archiviazioni", Salvi ha replicato "abbiamo pubblicato le sintesi delle sentenze di archiviazione e ciò per mia scelta innovativa proprio per cercare di illustrarne le ragioni. Ma le motivazioni non possono essere rese pubbliche per legge, come riconosciuto, ben prima che io assumessi la guida dell'ufficio, dal Tar e dal Consiglio di Stato".

Alla magistratura "non ho da dare messaggi, forse solo l'auspicio che non si ripetano errori del passato, che non si attribuisca alla giurisdizione il compito salvifico dell'etica" ha proseguito Salvi, concludendo "i miei giovani colleghi sono spesso ben preparati, hanno passione e solide radici nella cultura dei diritti. Ora tocca a loro e spero non dimentichino quanto di buono è stato fatto, quanto siano costati i risultati straordinari che abbiamo ottenuto contro il terrorismo e le mafie e per affermare il valore della legalità"

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