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Salviamo Roma per salvare l'Italia. Il punto critico di Corrado Formigli

·2 minuto per la lettura
Photo credit: CAHKT - Getty Images
Photo credit: CAHKT - Getty Images

L’Italia ha un grosso problema all’orizzonte. Quel problema si chiama Roma. In autunno si vota per il nuovo sindaco. E nella capitale la campagna elettorale assume toni tragicomici. Roma è una città in default. Non solo a causa dei debiti giganteschi. Soprattutto per il clima di sfiducia che sembra aver contagiato i suoi cittadini. Per la corsa al Campidoglio i partiti hanno faticato molto per trovare un candidato disposto a mettersi in gioco.

Così, mentre Virginia Raggi asfalta affannosamente le strade negli ultimi mesi del suo mandato per lasciare un buon ricordo, in città i rifiuti traboccano dai cassonetti, la raccolta differenziata non esiste, i cinghiali pascolano, i trasporti pubblici hanno cadenze sudamericane, il verde pubblico è devastato dall’incuria e le periferie languono nel degrado. ll Pd, sempre pronto a demolire l’attuale sindaca, ha trascorso anni a cercare il candidato adatto a sostituirla. E alla fine, dopo un interminabile ghirigoro politico, ha schierato Roberto Gualtieri, vincitore delle più prevedibili primarie che si ricordino. Solo che l’ex ministro dell’Economia, lo si vede a occhio nudo, un piano autentico per Roma ancora non ce l’ha.

E allora uno si domanda: ma benedetti ragazzi del Nazareno, se da cinque anni vi preparate a battere la Raggi, perché non vi siete scritti uno straccio di programma oltre le solite frasette? Quanto alla destra, pronosticata come vincitrice in carrozza, ha bruciato tutti i candidati conosciuti per approdare alla fine a un oscuro amministrativista commentatore di una radio locale molto populista, tale Michetti. Intanto, l’outsider Calenda prova a scrivere un programma decente per Roma. Ma purtroppo, avendo litigato con tutti, sé stesso compreso, difficile che possa trovare alleati ed elettori che lo spingano al ballottaggio. Così Roma affonda nel suo degrado e i candidati sindaci vagano nelle misteriose e assolate periferie in cerca di improbabili battesimi popolari.

Azzardo: forse queste elezioni si potevano semplicemente evitare. Affidando per cinque anni la capitale agonizzante a tre commissari competenti e super partes, eletti dal Parlamento a maggioranza qualificata come il Presidente della Repubblica, con una legge e dei fondi speciali. Provando a salvarla tutti assieme. Perché Roma non è soltanto una città. Roma è l’Italia intera.

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