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"Salvini non può far ballare Draghi". Il Nord Est produttivo molla il Capitano

·8 minuto per la lettura
Head of the Lega Nord (Northern League) party and former Italy's Interior Minister, Matteo Salvini (R) chats with President of Veneto Region Luca Zaia during a party rally in Conselve, near Padua, on August 30, 2019. - Italy's political crisis was triggered on August 8 when Matteo Salvini withdrew his far-right League party from the governing coalition with M5S and called for a snap elections, looking to capitalise on the party surging in polls. (Photo by Marco BERTORELLO / AFP)        (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images) (Photo: MARCO BERTORELLO via Getty Images)
Head of the Lega Nord (Northern League) party and former Italy's Interior Minister, Matteo Salvini (R) chats with President of Veneto Region Luca Zaia during a party rally in Conselve, near Padua, on August 30, 2019. - Italy's political crisis was triggered on August 8 when Matteo Salvini withdrew his far-right League party from the governing coalition with M5S and called for a snap elections, looking to capitalise on the party surging in polls. (Photo by Marco BERTORELLO / AFP) (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images) (Photo: MARCO BERTORELLO via Getty Images)

Qualche giorno prima del Natale del 1992 alla pasticceria Loison di Costabissara, a due passi da Vicenza, si presenta Giorgio Carollo, il delfino veneto di Silvio Berlusconi. Ordina quattro panettoni da dieci chili ciascuno. Finiranno agli allevatori che poco più in là, agli svincoli dell’autostrada, stanno rovesciando il latte a terra per protestare contro le multe di Bruxelles. Dario, il proprietario dell’attività, non partecipa alle manifestazioni sponsorizzate dalla Lega. “Sono un uomo del fare, ero impegnato a lavorare”, racconta mentre è intento a preparare il prossimo ordine. Quella di ventinove fa era un’altra Lega, il legame con il bacino elettorale del mondo produttivo ha subito nel frattempo una mutazione genetica dietro l’altra, ma oggi che Matteo Salvini fa il bello e il cattivo tempo con Mario Draghi è sempre la reazione della base a misurare l’andamento di questo rapporto. Dario la mette giù così: “Salvini sta sbagliando, le sue sparate non vanno affatto bene. Noi imprenditori abbiamo bisogno di stabilità e la stabilità la può garantire solo Draghi che in maniera francescana sta facendo un lavoro straordinario”.

Dario è solo uno dei tanti imprenditori artigiani che nel Veneto, la seconda Regione del blocco produttivo del Nord, guardano con fastidio e insoddisfazione alle mosse del leader della Lega. La prospettiva non è quella dell’imprenditore, piccolo o grande, che si chiude nella bottega o in fabbrica e tiene la politica fuori dalla porta. Per di più oggi, nella delicata stagione della risalita dalla crisi che chiama in causa una guida politica. Qui locale e nazionale, anzi internazionale, si mischiano perché le filiere produttive del Veneto richiamano modalità artigianali e distretti territoriali, ma guardano anche all’estero. Il distretto della scarpa di lusso per donna della Riviera del Brenta, la meccanica che a Padova rifornisce le auto tedesche, le calzature sportive del trevigiano. Sono tutti esempi di quel Veneto artigianale che conta in tutto 128mila imprese e occupa più di 300mila persone.

Un terzo di queste attività aderisce a Confartigianato Veneto. Il suo presidente, Roberto Boschetto, è uno dei più attivi nel contestare l’atteggiamento ondivago di Salvini, uomo di governo ma anche uomo che guarda al prossimo esecutivo, da tirare su con l’attuale leader dell’opposizione Giorgia Meloni. A Salvini rimprovera il fatto che “non si può stare seduti su cento sedie”. Il contenuto della protesta è l’estensione del green pass sui luoghi di lavoro. Nel Veneto che ha sfondato quota 6,4 milioni di dosi somministrate (l′89,1% di quelle a disposizione) è il mondo dell’impresa a spingere per ampliare la campagna vaccinale attraverso l’obbligo del certificato verde per lavorare. “Siamo gente abituata a lavorare e per lavorare - dice Boschetto - servono regole certe, cioè i vaccini, altrimenti Salvini dica chiaramente che chiudiamo tutti, però poi qualcuno ci deve mantenere”.

Il settore dell’artigianato è in ripresa. L’edilizia e la metalmeccanica sono tornati a lavorare a pieno ritmo già da alcuni mesi, ma alcuni comparti stanno ripartendo solo ora. Sono la moda, il food, il benessere. Sono ripartiti i catering, i fotografi sono ritornati a scattare alle cerimonie. Ma la spinta ha bisogno di farsi ancora più forte. E la direzione è opposta a quella che indica Salvini, sostenitore dei tamponi. Dice sempre il presidente di Confartigianato Veneto: “Non si può vivere di tamponi. Sono una farsa, durano due giorni".

Il Veneto non è solo la terra dell’artigianato. Qui ci sono anche le big dell’industria nazionale: Benetton, Zoppas, Luxottica, De Longhi, Rana, solo per citarne alcune. In tutto il mondo produttivo ha in pancia 427mila imprese (l′8,3% del totale nazionale) che danno lavoro a 1,7 milioni di persone. Molte guardano all’estero. Dopo la contrazione dell′8,2% registrata l’anno scorso, con una perdita di fatturato estero di oltre 5,3 miliardi rispetto al 2019, nel periodo gennaio-marzo di quest’anno le esportazioni venete di beni hanno registrato un aumento del 4,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il recupero ha portato in cassa 755 milioni in più. In tutto le esportazioni valgono qualcosa come 16 miliardi. I panettoni di Dario, ad esempio, arrivano anche in Sudafrica.

Alberto Baban è uno che conosce bene questo mondo. A lungo presidente della Piccola industria di Confindustria, oggi è presidente di VeNetWork Spa, società di investimenti che riunisce 47 imprenditori locali. “L’idea di far ballare il governo Draghi e di pensare a un altro esecutivo è una follia”, dice commentando il sì della Lega agli emendamenti sul green pass di Fratelli d’Italia. Baban spiega che oggi il Nord produttivo sta reagendo con un’enorme difficoltà al boom economico: “Gestire una ripresa così forte in così poco tempo non è facile perché oggi ci troviamo di fronte a una scarsa reperibilità di materie prime, ma anche di manodopera, e poi dobbiamo affrontare anche un processo di riorganizzazione produttiva”. Le imprese contemplano solo Draghi e la tutela della strategia che da una parte è orientata sull’uscita dall’emergenza e dall’altra a rendere operativi i miliardi del Recovery. “In questo momento - dice sempre Baban - abbiamo una posizione di comando in Europa e la capacità di un leader molto forte e riconosciuto come Draghi. Abbiamo il comando del G-20, l’economia che tira: pensare a fare un governo con la Meloni è assurdo, non è proprio il momento di parlarne”.

Quello che il mondo produttivo del Veneto rimprovera al leader della Lega è un disallineamento rispetto alla missione Draghi che è finalizzato, sottolinea ancora l’ex presidente della Piccola industria di Confindustria, “a una convenienza legata a scadenze elettorali, come possono essere le prossime amministrative” o più al più generale tema del consenso. “La politica non ha i tempi dell’economia e della produzione, questo è l’elemento che emerge sempre di più. Creare azioni di disturbo serve alla politica, ma non all’economia. L’elemento della discontinuità al Governo è la cosa più dannosa che ci possa essere: servono serenità e discontinuità”. È Boschetto a spiegare il senso di smarrimento della base nei confronti di Salvini: “Molti di noi artigiani sono iscritti alla Lega, ma non riusciamo a capire dove vuole andare a parare Salvini”.

Il dissenso è trasversale alle generazioni degli imprenditori. Eugenio Calearo Ciman è stato fino a poco tempo fa presidente dei giovani industriali del Veneto. Vicentino, classe 1982, imprenditore di terza generazione nell’azienda di famiglia Calearo Antenne, è uno di quelli che ha più il polso delle giovani generazioni. “Quello di Salvini è un comportamento sbagliatissimo. Non si può ondeggiare sui vaccini e dire, come ha fatto, che ha prenotato il vaccino per tranquillizzare quella parte del mondo produttivo che ha bisogno di lavorare in sicurezza e allo stesso tempo ammiccare alla parte che resta scettica”. Qui il taglio della critica è quello delle imprese che non hanno amato la stagione populista della Lega, quella del Conte 1 con i 5 stelle. Il pericolo da evitare è il voto anticipato, con annesso governo Salvini-Meloni. “Non credo - dice Ciman - che un governo populista, che vive di grandi dichiarazioni, possa competere con Draghi che ha una visione decennale di sviluppo del Paese. I leader di partito che guardano al consenso a brevissimo termine e al sondaggio del lunedì sbagliano a mettere il presidente del Consiglio sulla graticola perché rischiano di azzoppare un progetto di visione che è indispensabile per l’Italia”.

Ciman, come altri imprenditori, non pensa che Salvini staccherà la spina a Draghi, ma la prospettiva non cancella la situazione ballerina dell’oggi. Tutt’altro. Giordano Riello, presidente della startup Nplus, è uno che ha l’impresa nel dna. Il nonno, omonimo, ha portato l’aria condizionata in Europa negli anni Sessanta. Anche lui fa parte di quella terza generazione chiamata a governare non solo le sfide della produzione, ma anche i legami con la politica, locale e nazionale. C’è stata la generazione di Gilberto Benetton e delle autostrade privatizzate, quella di Zonin e della controversa gestione della Popolare di Vicenza. Tutte queste storie hanno guardato a Roma. Ora che da Roma, con la Lega al Governo, arrivano segnali contrastanti, Riello è anche lui tra gli imprenditori che blinda Draghi dalle imboscate di Salvini: “Senza l’autorevolezza del premier non potremmo contare come stiamo contando oggi in Europa e incidere sulle scelte, Dio benedica la continuità”. Perché Draghi è il totem lo spiega sempre Riello: “Una guida autorevole serve anche per trovare una soluzione su questioni europee, come la carenza delle materie prime, partendo dai microprocessori fin ad arrivare al legno e al cartone ondulato. La forte ripresa è rallentata dalla scarsa reperibilità dei componenti, ci stiamo giocando la possibilità di fare meglio del 2019″.

Si diceva della necessità di avere un punto di riferimento politico a livello locale in una Regione, il Veneto appunto, che però ha una caratura nazionale se l’ottica è quella dell’economia. Il punto di riferimento c’è già. Ha un nome e un cognome: Luca Zaia. Il processo di avvicinamento degli imprenditori al governatore è in atto da tempo, le ultime mosse sulla strategia anti Covid l’hanno accelerato. Mentre Salvini alza le barricate sull’estensione del green pass e sull’obbligo vaccinale, Zaia spinge per la terza dose agli anziani e agli immunodepressi. Ecco come oggi ha spronato i veneti che ancora non si sono vaccinati a farlo: “Vengano a vaccinarsi al più presto perché ad oggi ci sono 700mila posti liberi fino a fine settembre, poi partiremo con la terza dose e daremo la priorità alla macchina vaccinale e si tornerà alle categorie come lo scorso gennaio”. Quando il presidente di Confartigianato Veneto ha un problema, racconta, “quandchiamo so che Zaia e Marcato (l’assessore regionale allo Sviluppo economico nrd) sono sempre disponibili, mentre Salvini si è defilato”. Dario, il proprietario della pasticcieria Loison, chiude il cerchio: “C’è stato un periodo in cui Salvini ha avuto un suo peso, soprattutto quando era al governo, ma se l’è giocata male”. E anche questa volta, nel Veneto che vuole correre più degli altri, l’ultima mossa del Capitano non è piaciuta affatto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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