Italia markets close in 7 hours 44 minutes

Salvini ora vuol fare Re Leone: ma sbaglia orario, film e sala

Faro Maltese
 

Se Matteo Salvini abbia davvero fallito definitivamente il suo azzardo politico di mezzo agosto - defenestrare in piena canicola estiva il premier Giuseppe Conte e sostituirlo sulla poltrona di Primo Ministro dopo un rapido ritorno alle urne; o almeno tradurre sul piano governativo, attraverso un mega-rimpasto, l'inversione dei rapporti di forza elettorali con il M5S certificata dalle ultime elezioni europee - allo stato attuale della crisi di governo pare di poter dire che non lo sappia nessuno: né chi ha causato la rottura (lui); né chi l'ha subìta (il partito di Grillo) e dovrà ora e subito scegliere tra la padella dell'annichilimento elettorale e la brace del trasformismo parlamentare, da consumare per giunta al fianco di un altro e ancor più indigesto Matteo (Renzi); né tanto meno i 55 milioni di italiani che assistono da più di due settimane, senza bussole, a quella che qualcuno ha già giustamente definito come la crisi politica più pazza e più grottesca della storia della Repubblica.

Salvini vuol fare Re Leone, ma sbaglia orari e perde il botteghino

Tirando le somme di questi primi giorni dall'ufficializzazione della fine dell'esecutivo gialloverde, e in attesa dello showdown finale di domani con il secondo giro di consultazioni al Quirinale , si può però affermare con immagine tra il calcistico e il cinematografico già questo: che al Matteo Salvini capitano solitario, protagonista e asso pigliatutto della scena politica italiana, che chiedeva "pieni poteri" dalla spiaggia del famigerato Papeete, si è rapidamente sostituita quella di un Matteo Salvini, ritrovatosi suo malgrado scalpitante "panchinaro" e scomposto e questuante deuteragonista, che prova ora a indossare la maschera dell'aspirante Re Leone:  un Re Leone però nel senso non, sia chiaro, del "coraggio" che il leghista si autoattribuisce ad ogni piè sospinto e in ogni piazza reale e virtuale che gli capiti sotto mano. Ma proprio del remake digitale appena uscito nelle sale, in versione fotocopia rispetto al capolavoro cartonistico della Disney, che una sfilza di critici e spettatori hanno bollato come operazione certo ardita dal punto di vista della sperimentazione filmica. E dai risultati estetici indiscutibili. E tuttavia  fredda, di dubbia sensatezza, e assolutamente inutile se non per l'unico vero risultato che ha ottenuto e per il quale si può sospettare che fosse stata pensata: sbancare al botteghino.  (Cliccare il tasto in basso a destra per proseguire la lettura dell'articolo)

Del Re Leone Salvini vuole l'incasso, ma il film da girare è un altro 

Perché traducendo in versione Simba quanto si continua a macchinare dalle parti di via Bellerio, e lasciando naturalmente da parte le questioni di bellezza (categoria del tutto estranea alla politica che è, come ha efficacemente ricordato qualche tempo fa un parlamentare riprendendo una colorita ma esattissima definizione, solo "sangue e merda")non pare infatti ci possano essere dubbi sull'impraticabilità e sull'insensata inutilità - tornaconti elettorali esclusi - dell'operazione pensata dal leader del Carroccio con il solo obiettivo fermare sul nascere l'ipotesi di un governo M5S-Pd e tornare al più presto al voto : dar l'idea, una volta compreso che il suo piano predatorio si è scontrato con l'inerzia parlamentare, di voler ricucire i rapporti con gli ex-magari-di-nuovo alleati nonostante tutto: nonostante la fustigazione pubblica ricevuta da parte dell' "avvocato del popolo" in Senato; nonostante la narrazione dei "sì" diventati "no"; e nonostante la  sfacciata evidenza del freddo calcolo politico che sta dietro la sua pretesa di rifare tutto identico . Come prima, meglio di prima.

Il remake M5S-Lega come via al voto

Ora, quanto campata in aria e insensata per il bene degli italiani sia la prospettiva di una riedizione dell'esperimento sovranista dovrebbe esser chiaro a tutti, a cominciare da quelle frange del MoVimento5Stelle che si fanno penetrare in queste ore dalle sirene leghiste, se non per altro per questo: ché non si capisce su quali basi l'ircocervo giallo-verde, che non è riuscito ad evitare la paralisi nella sua fase ancora verginale, dovrebbe riuscirci ora che  il divorzio consumato ha fragorosamente liberato il vaso di Pandora delle insofferenze reciproche nascoste sotto la narrativa del "governo del cambiamento" . Come d'altra parte non si capisce perché mai, una volta che dovessero fallire le trattative tra pentastellati e democratici, una Lega a questo punto interessata a tesaurizzare il consenso nei sondaggi   al più presto, prima cioé che evapori, dovrebbe rinunciare a far saltare definitivamente il banco a un passo dall'obiettivo: se questo è chiaro, diventa chiara la cornice entro cui è maturata la marcia indietro leghista e diventa chiaro il disegno ora disperatamente cercato.

Salvini vince ancora al botteghino, ma se il film non va in scena...

Forte delle rilevazioni di voto che lo davano vicino al 40% - e dopo aver spinto al limite a inizio agosto la sua "Bestia" prolungando la discesa nell'abisso della retorica razzista-sovranista ("zingaraccia" docet) - Salvini ha tentato il colpo di mano ma non gli è riuscita. Sa a questo punto che per arrivare all'obiettivo può solo incartare le cose , seminando zizzania nel neonato campo giallo-rosso che sa pieno di mine pronte ad esplodere e solleticando i personalismi al vertice (Di Maio premier). E sa soprattutto che deve farlo ora. Perché ha compreso quel che i grillini "filo-leghisti", a cominciare dal barricadero Di Battista, dimostrano di non aver compreso: ossia che, se non inciamperà in misure di facciata come il taglio dei parlamentari prima ancora di nascere, un'alleanza giallo-rossa ha davvero le carte in regola per durare .

Salvini, più Scar che Re Leone con un governo di legislatura

Ce le ha per il favore di cui un'intesa con gli ex nemici "piddini" gode nei gruppi parlamentari (all'80% secondo qualche stima di questi giorni). Per abbarbicamento alla poltrona, può darsi. Ma anche perché il principale argomento contro - che se ne sono dette di tutti i colori - è paradossalmente un argomento pro: ché se "se ne sono dette di tutti i colori", è in parte anche per una certa compatibilità delle rispettive piattaforme politiche: compatibilità data la quale sarebbe stato impossibile per i 5Stelle, senza fare dei dem sotto lo spauracchio del renzismo il nemico giurato, il travaso di voti che è stato il capolavoro politico di Grillo & Co il 4 marzo 2018; ma che ora, nell'ottica di un governo di legislatura e di una temporanea deposizione delle armi, diventerebbe strumento di continuità più che di rottura.

Salvini Re Leone: gigante di strategia politica o nano da cartone?  

Il risultato di tutto questo, per tornare al paragone disneiano, è che Salvini rischia davvero di aver fatto girare a vuoto per quattordici mesi la sua becera macchina di propaganda , lasciando la Lega a logorarsi mentre in sala va in scena una sceneggiatura scritta da altri. L'ex capitano sa insomma che il suo film è pronto ora, ma più avanti chissà, a far record d'incassi. Ma che saranno altri a decidere se sarà girato o meno. Sa che per sbancare al botteghino servirà bloccare un Luigi Di Maio in versione Mosé prima che il suo decalogo, magari mitigato, cementati l'identità sfilacciata del popolo pentastellato abbastanza da fargli digerire, di fronte allo scenario desertico di un voto lo falcidierebbe, la pillola del cambio di alleanza. Spera magari che il Partito Democratico faccia ancora una volta il Partito Democratico, perpetuando la narrativa di una sinistra schizofrenica, che mentre proclama la necessità di mostrarsi unita di fronte alla "avanzata delle destre" ripropone anche in quest'era zingarettiana la sua ennesima, stanca Guerra dei Roses. Quanto a lui, continuerà nelle prossime 24 ore a scalpitare dalla sua panchina. Ma nei fatti potrà solo provare a buttarla in caciara sperando che non gli portino via, dopo avergli tolto la fascia da capitano, anche una sala al momento piena e festante, ma in attesa di un kolossal che probabilmente non andrà in scena. 

 

Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online