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Sarà l’Europa a guidare il ribasso?

Pierluigi Gerbino
·4 minuti per la lettura

Nell’ultimo commento ho evidenziato l’incapacità del mercato di proseguire il rally della scorsa settimana e l’attesa che la correzione, per ora piccola e parziale, arrivasse in settimana a testare l’area 3.460 dell’indice SP500.

La seduta di ieri ha rispettato queste attese e, senza troppa fretta, ha fatto fare all’indice americano un primo tratto di strada in quella direzione. L’indice delle 500 più grandi società di Wall Street ha raggiunto un minimo di seduta a 3.480 per chiudere a 3.488 (-0,66%). E’ probabile che la trentina di punti circa che mancano al supporto vengano fatti nella seduta odierna.

Ma un conto è aspettarsi il test, tutt’altra questione è aspettarsi la rottura.

Il movimento che ha fatto il mercato pare ancora piuttosto correttivo e senza quell’impulsività che in genere si vede quando l’umore collettivo cambia. 

L’umore del mese di ottobre è stato decisamente ottimista nella prima metà del mese. Per constarne il cambiamento non basta correggere fino al primo importante supporto, ma bisogna sfondarlo. Il ribasso delle ultime due sedute non è ancora stato sufficientemente deciso. Due cali giornalieri inferiori al punto percentuale, seppur consecutivi, non danno l’impressione di una fretta di chiudere le posizioni o di un’operatività aggressiva dei ribassisti.

Pertanto ci sono ancora possibilità che sul supporto il mercato rimbalzi, per merito dei compratori di debolezza che attendono sul supporto l’opportunità di fare un affare e comprare a prezzi un po’ più bassi quelle posizioni che saranno magari liquidate al raggiungimento di nuovi massimi storici dell’indice.

Intendiamoci: di motivi reali per scendere l’indice ne avrebbe una valanga, a partire dalla pandemia che non molla. Anzi, soprattutto in Europa sta assumendo le dimesioni della tanto temuta, annunciata ma non sufficientemente contrastata “seconda ondata”. Possiamo poi aggiungere le incertezze elettorali, in attesa delle mosse disperate di Trump per recuperare il distacco che i sondaggi gli attribuiscono, mentre la clessidra inesorabilmente fa scorrere la sabbia verso il 3 novembre. Ma anche lo stallo sul Piano di sostegno americano, che sta producendo un aumento dei fallimenti e dei disoccupati, mentre si stanno esaurendo i sussidi delle precedenti misure di primavera.

E’ vero che la stagione delle trimestrali, appena iniziata con alcuni big bancari, ci sta portando sorprese eclatanti e positive negli utili del 3° trimestre. Ma attenzione a non farsi ingannare: gli utili in crescita delle banche arrivano dalle attività di trading e di investimento e sono motivati dal forte rialzo dei mercati a dall’aumento dell’operatività dei “piccoli Soros da lockdown” che in estate hanno cavalcato ed ingigantito il recupero immotivato degli indici oltre i massimo storici, nel pieno della peggiore recessione del dopoguerra. L’attività tradizionale, quella del finanziamento dell’economia reale segna il passo, come dimostra la trimestrale di Bank of America, più concentrata sul business commerciale tradizionale.

I motivi oggettivi per scendere non mancano, ma il mercato è ancora dominato dagli aspetti emotivi e percettivi, tesi a scontare un futuro roseo, almeno per le grandi corporation che dominano gli indici. Finchè alla paura di essere tagliati fuori dal rialzo (in gergo si chiama FOMO) non si sostituirà la paura di un nuovo tonfo ribassista, l’umore non cambierà in misura necessaria a sviluppare un’onda ribassista in grado di raggiungere i minimi del 24 settembre e magari a sfondarli, per concludere la correzione in area 3.100. Questa resta l’ipotesi per me predominante, fino a prova contraria dello sfondamento dei massimi storici. Ma occorre aspettare che i tempi maturino.

Decisamente peggiore appare già la situazione europea, non tanto per le perdite di ieri, che sono state minime, dato che il grosso del calo di Wall Street è avvenuto dopo la chiusura dei mercati europei, ma per il rapido deteriorarsi della situazione sanitaria legata al Coronavirus, che arriva a colpire indici già decisamente più deboli di quelli di Wall Street.

I contagi Covid continuano a salire in Europa in modo ormai generalizzato. La situazione appare scappata di mano anche in Germania ed Italia, che fino a pochi giorni fa rassicuravano l’opinione pubblica parlando di situazione sotto controllo e non paragonabile a quella di Spagna, Francia e Gran Bretagna.

Negli ultimi giorni la crescita dei contagi si è fatta esponenziale dappertutto e i sistemi sanitari cominciano ad accusare difficoltà che evocano la situazione della scorsa primavera.

Si sono raggiunti livelli che possono far scattare ulteriori restrizioni alle attività sociali, con inevitabile ripercussione economica gravemente negativa sui settori già maggiormente colpiti dai lockdown primaverili.

Ieri sera Macron, il Presidente francese, ha dettato la linea e, parlando alla nazione, ha usato toni molto allarmati per annunciare il coprifuoco totale dalle ore 21 alle ore 6 a Parigi ed in altre 8 grandi città francesi.

E’ possibile che oggi le borse europee risentano di questo nuovo allarme e drammatizzino anche con un sensibile ribasso dei listini la preoccupazione sanitaria dei governanti europei.

Sarà l’Europa a guidare il ribasso e trascinare giù anche Wall Street?

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online