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Sarà la volta buona?

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Dopo il rimbalzo dai minimi di lunedì scorso, i mercati azionari occidentali hanno attuato due sedute marcatamente rialziste, che hanno consentito ai compratori di riprendere in mano il pallino in questa partita estenuante e volatile che si combatte dalla seconda settimana di novembre e vede opporsi i fiduciosi nel rally di fine anno ed i preoccupati da inflazione e varianti Covid.

L’indice USA SP500, con il +1,02% realizzato ieri, ha superato ampiamente anche i massimi della seconda delle tre candele ribassiste generate dallo spavento Omicron, quella di venerdì scorso.

La verve americana ha rincuorato anche gli operatori europei, così Eurostoxx50 ha potuto realizzare anch’esso un risultato di giornata dello stesso tenore (+1,01%) e la seconda seduta rialzista consecutiva.

Significa che i contagi stanno diminuendo? Niente affatto. Anzi, ieri in Europa parecchi stati hanno comunicato nuovi record assoluti nei contagi quotidiani. 

Però stanno uscendo i primi studi provenienti dal Sud Africa che sembrano confermare la minor letalità della variante Omicron. Riesce a contagiare di più delle precedenti, ma uccide molto meno. Anche il rischio di finire in ospedale è il 20% rispetto alle precedenti varianti.

Uno studio inglese riferisce di cifre meno eclatanti (40% di ospedalizzati in meno rispetto a Delta), ma comunque incoraggianti. Certo, grande merito di questo esito è della vaccinazione, che non protegge tantissimo dal contagio, ma molto dal rischio di finire in ospedale. Ecco perché gli inviti dei governi alla vaccinazione si fanno ossessivi. 

Non è ancora certo che la minor severità, spalmata però su numeri di contagi molto più alti, non riesca a mettere k.o. i sistemi sanitari europei e americano. Ma i mercati sembrano essersi convinti che la pressione, pur salendo, non farà scoppiare il pentolone della Sanità. Ed anche che i governi, che stanno irrigidendo le misure, in occidente non arriveranno certo a decretare lockdown totali e prolungati come quelli dello scorso anno. La Cina però conferma i suoi metodi sbrigativi e stamane ha comunicato di aver messo in lockdown la città di Xi’an (qui nessuno la conosce, ma ha 13 milioni di abitanti) a causa di un focolaio di 63 casi di contagio. Mi chiedo che cosa farebbero se i numeri fossero quelli comunicati ieri in occidente (232.000 in USA, 106.000 in Regno Unito, 84.000 in Francia, 60.000 in Spagna, 36.000 in Italia).

La Cina a mio parere è una mina vagante per l’economia mondiale, perché la loro sbrigativa propensione ai lockdown potrebbe causare seri danni alla crescita globale, dato il ruolo che questo colosso ha assunto come potenza industriale.

Ma i mercati ora non ci pensano e si fidano delle parole di Powell e di Biden, che sono fiduciosi che Omicron causerà qualche fastidio, ma non farà deragliare il ritrovato sentiero di crescita dell’economia e non produrrà nuovi colli di bottiglia alla catena produttiva globale.

Perciò ieri, con l’ampio superamento di quota 4.677 da parte del future SP500, che avevo indicato come punto di possibile inversione, crescono le probabilità di assistere al rally di fine anno, magari partito un po’ in ritardo, ma che potrebbe ancora riuscire a regalare dopo Natale l’ultimo massimo storico del 2021.

L’arrivo ieri a quota 4.697 dell’indice principale americano lo rimette in condizione di attaccare il massimo della seduta di giovedì scorso di 4.732 per cancellare del tutto la scivolata di 3 barre, ma anche di provare a superare il massimo storico che è appena 12 punti più in alto, a 4.744.

Per riuscirci è importante che il future SP500 non torni subito sotto quota 4.660. Se il consolidamento odierno riuscirà a mantenersi al di sopra, ci sono ottime possibilità che lo scenario impulsivo dell’onda centrale di questo movimento raggiunga i massimi storici in poco tempo. 

La situazione europea è decisamente meno promettente di quella presentata dall’indice USA. Infatti Eurostoxx50 ha ancora quasi 200 punti da fare per incontrare il massimo del 2021. 

Inoltre, dopo il superamento del massimo di giovedì scorso, c’è ancora la resistenza del massimo del 8 dicembre a quota 4.288. Solo il superamento di questo livello decreterebbe l’inversione rialzista e renderebbe ipotizzabile l’attacco ai massimi dell’anno e del decennio di 4.415. Un’impresa che, con tutta la buona volontà, non posso ipotizzare entro fine anno. E soprattutto non posso ipotizzarla senza il traino di Wall Street.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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