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La scelta di Wall Street è ribassista

Pierluigi Gerbino
 

Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) commento di ieri indicai la delicata situazione dei mercati americani, che avrebbero dovuto comunicarci se avessero intenzione di forzare la resistenza di 2.817 punti con l’indice azionario principale SP500, oppure retrocedere nuovamente al di sotto della media mobile a 200 sedute, che transita a quota 2.763.

La risposta al quesito è stata quanto mai chiara. Con una seduta passata tutta in discesa e con una chiusura vicina ai minimi di giornata (-1,97% a quota 2.726), SP500 ha incrociato nuovamente al ribasso la sua MM200 ed ha aperto la settimana nel modo peggiore possibile. Pensare poi che dei 3 principali indici USA che seguiamo gli altri due hanno fatto persino peggio (Dow Jones -2,32% e Nasdaq100 -2,98%) rende ancor più amaro il retrogusto della seduta.

La giornata ha preso subito una brutta piega per colpa dei timori di rallentamento economico globale, che molti analisti stanno prevedendo con preoccupazione, che spingono gli investitori a prendere profitto sui titoli che hanno garantito e guidato il rialzo di borsa quasi decennale ed a spostare i capitali sull’obbligazionario USA, visto come classico bene rifugio. Il Treasury decennale, dai massimi di rendimento del 7 novembre scorso al 3,25%, ha restituito 10 punti base in due sedute e ieri ha chiuso al 3,15%. Il dollaro ha mostrato ieri tutta la sua capacità di attrazione nei momenti di sbandamento azionario, spingendo fin dalle prime battute della mattinata europea la moneta unica al di sotto di 1,13 nel cambio EUR/USD, un livello che ad agosto ed ottobre aveva contenuto il ribasso dell’euro. Poi, sullo slancio, nel corso della seduta è arrivato a rubare oltre un punto percentuale all’euro, che ha toccato un minimo a quota 1,1216, un valore visto precedentemente nel giugno 2017. 

L’azionario europeo ha tentato di aprire in rialzo, ma dopo pochi minuti ha subito svoltato al ribasso, sulla scia della debolezza dell’euro ed ha atteso sott’acqua l’apertura americana. Sugli indici USA fin dal suono della campanella che ha aperto le ostilità, sono fioccate le vendite, che si sono accumulate  soprattutto sulle azioni cosiddette FAANG del listino tecnologico Nasdaq100 (Apple (Swiss: AAPL-EUR.SW - notizie) -5%, Amazon -4,4%, Netflix (Swiss: NFLX-USD.SW - notizie) -3,1%, Alphabet (Xetra: ABEA.DE - notizie) -Google -2,6% e Facebook (Swiss: FB-USD.SW - notizie) -2,4%). Ma che il calo fosse generalizzato lo dimostra il fatto che ben 91 sui 100 titoli dell’indice Nasdaq100 hanno registrato un risultato di seduta negativo.

L’Europa ha dovuto così adeguarsi, anche se questa volta ha perso un po’ meno degli indici USA (Eurostoxx50 solo -1,1%, e Ftse-Mib -1,05%; il Dax ha ceduto di più con -1,77%).

La settimana si apre quindi molto male e fornisce un primo segnale di continuazione ribassista, che rende molto difficile il compito dei mercati azionari nei prossimi giorni. Un compito che non può prescindere da un immediato e convincente recupero di gran parte di quel che si è perso ieri, al fine di ritornare presto al di sopra di 2.763 con SP500 e negare la volontà, manifestata ieri, di voler scendere a testare nuovamente i minimi che abbiamo visto ad ottobre e da cui il risultato elettorale americano, favorevole allo status quo politico, lo aveva allontanato.

Poche parole per la straziante telenovela che riguarda il nostro governo, che ormai è praticamente a pezzi, dato che gli amorosi sensi tra i due giovani leader sono ormai un ricordo passato e la convivenza pare quella tipica dei separati in casa. Ieri hanno fatto ciascuno un vertice con Conte in tempi diversi. Il ruolo del premier per caso sta diventando sempre più simile a quello del mediatore familiare di una coppia in crisi. Tenta affannosamente di tenere appiccicati come può i cocci del Governo, che sembra già aver perso per strada Tria, che non viene neanche più invitato alle riunioni.

Oggi scade l’ultimatum della Commissione UE per correggere la manovra nel rispetto delle regole europee. Fino a ieri Salvini e Di Maio hanno dichiarato che i numeri sostanziali non cambieranno. Verranno forse limate un po’ le illusorie stime di crescita e verrà spostato qualche spicciolo dalla spesa corrente agli investimenti, cercando di fornire qualche garanzia che il tetto del 2,4% di deficit verrà rigorosamente monitorato e difeso come la coperta di Linus.

Sperano che la Commissione UE si lasci intenerire come un professore di manica larga e consenta uno strappo alle regole. Non tengono conto però che il resto della classe, cioè gli altri 18 paesi dell’Eurozona, non hanno nessuna intenzione di permettere all’alunno indisciplinato di farla franca.

La procedura d’infrazione dovrebbe pertanto essere avviata entro fine mese.

Lo spread ieri ha mostrato nuovamente qualche segno di nervosismo, tornando al di sopra di quota 300 e chiudendo a 306,7, circa 7 punti base in più di venerdì scorso, per un rendimento del BTP decennale al 3,46%. 

Sul listino azionario non sono state le banche ad essere punite più pesantemente, ma gli industriali, guidati dal tecnologico STM (Shenzhen: 000892.SZ - notizie) . Segno che anche in Italia quel che preoccupa questa settimana sembra essere il rallentamento del ritmo di crescita in Europa. Ne è la riprova anche il fatto che in Europa il peggior listino di giornata sia stato il tedesco Dax, molto carico di titoli industriali.

La giornata odierna potrebbe aprirsi con un tentativo di rimbalzo, dato che in Asia, al calo dell’indice giapponese Nikkei fa da contraltare la buona tenuta degli indici cinesi, che, dopo un’apertura in calo, hanno manifestato un’ottima reazione ed hanno chiuso con un rialzo intorno al punto percentuale, contribuendo alla tenuta di gran parte delle altre piazze asiatiche.

Poi, ovviamente, nel pomeriggio saranno nuovamente le intenzioni di Wall Street a dettare la linea.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online