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Scenari positivi per le azioni, sfide per il reddito fisso

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
Scenari positivi per le azioni, sfide per il reddito fisso
Scenari positivi per le azioni, sfide per il reddito fisso

Secondo Aberdeen Standard Investments, l’azionario è comunque favorito mentre l'inflazione potrebbe forzare le banche centrali a cambiare gioco. Obbligazioni esposte sia al surriscaldamento sia al rallentamento

I mercati finanziari sembrano sempre più un gioco d'azzardo in cui il banco mette a disposizione un margine di copertura. Da decenni, le banche centrali di tutto il mondo a fronte di shock o recessioni intervengono con misure monetarie che supportano gli asset rischiosi. Gli investitori aumentano la propensione al rischio e i mercati sembrano solidi all'apparenza, ma periodicamente mostrano la loro debolezza e fragilità. E le banche centrali intervengono di nuovo, incoraggiando gli stessi comportamenti che le hanno determinate.

CONSENSO SU UN 2021 MIGLIORE

Lo sostiene James Athey, Senior Investment Manager di Aberdeen Standard Investments, secondo cui il 2020 ha rappresentato un caso esemplare, con le azioni ascese vicino o sopra i record storici e le prospettive rialziste tra gli investitori ai massimi dell'ultimo decennio. Ora l'idea che va per la maggiore è che il 2021 sarà un anno migliore per la crescita, ma se così non fosse, osserva Athey, ci penseranno le banche centrali con iniezioni di liquidità e acquisti di asset. In entrambi i casi, le azioni si muovono al rialzo, mentre per le obbligazioni le conseguenze potrebbero essere drasticamente diverse.

LO SCENARIO DI UNA CRESCITA PIÙ DEBOLE

Athey fa due scenari per il reddito fisso. Il primo prevede che il 2021 non si riveli così roseo come previsto, rendendo un nuovo intervento delle banche praticamente inevitabile e, dato l'ulteriore acquisto di obbligazioni, non sarebbe il momento per posizioni ribassiste sul reddito fisso. Ma anche i governi potrebbero scendere in campo, con aumenti dei deficit e dell'offerta di titoli sovrani. Crescita debole e forze deflazionistiche prenderebbero il sopravvento riducendo i timori per le finanze pubbliche e per il collocamento del debito emesso dagli Stati.

POSSIBILI PROBLEMI PER LE OBBLIGAZIONI

Il secondo scenario è invece un rafforzamento della crescita e dell'inflazione, che potrebbe mettere in difficoltà gli investitori obbligazionari, perché sarebbe normale attendersi un rialzo dei rendimenti e un irripidimento delle curve. E’ proprio quello prevede il consensus per il 2021, in un’aspettativa secondo Athey non del tutto mal riposta. Le campagne vaccinali stanno accelerando ed è ragionevole ritenere che le economie torneranno alla quasi normalità nel secondo semestre dell'anno.

IL POSSIBILE RITORNO DELL’INFLAZIONE

Ma esiste anche la possibilità di un aumento dell'inflazione a cominciare dalla fine del primo trimestre, a cui potrebbe contribuire il prezzo del petrolio e l’atteso aumento dei prezzi di altre materie prime, in parte per ripresa della domanda. In tale contesto, Athey si chiede che ruolo svolgeranno le banche centrali. Una stretta monetaria sembra fuori questione, perché i danni non sono stati ancora riparati, per cui saranno caute nel rimuovere lo stimolo monetario, ma la possibilità di ulteriori allentamenti sarebbe limitata.

SMETTERE DI DETTARE LE REGOLE?

In un mondo sovra-indebitato, i crescenti costi di finanziamento potrebbero indurre gli investitori azionari a una seria riflessione, per cui secondo Athey bisogna chiedersi quanto sia effettivamente stabile l'equilibrio di mercato dettato dal consensus. Dopo decenni trascorsi nel tentativo di stimolare l'inflazione, potrebbe essere proprio questa la forza che obbliga le banche centrali a smettere di dettare le regole del gioco, si chiede in conclusione l’esperto di Aberdeen.