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Schroders: "Ecco perché l'idrogeno piace tanto agli investitori"

Leo Campagna
·3 minuto per la lettura
Schroders:
Schroders:

Dai costi di produzione alle aspettative di crescita del mercato, dal supporto normativo dell’Unione Europea alle conseguenze per gli investimenti: Simon Webber (Schroders) chiarisce tutti i dubbi sull’idrogeno

L'idrogeno può essere utilizzato in tutti quei campi in cui l’energia rinnovabile non può agire per decarbonizzare. Per esempio in una caldaia per il trasporto e il riscaldamento, o per alimentare una cella a combustibile oppure come agente di riduzione del ferro per fare acciaio. L’idrogeno si presta per fungere da agente di stoccaggio dell'energia usando l'energia solare in eccesso in estate per produrre idrogeno, che può poi essere immagazzinato e riconvertito in elettricità per l'uso in inverno. In tutti questi processi le emissioni di CO2 sono nulle o molto più basse delle alternative attuali. In questa intervista Simon Webber, gestore del fondo Schroder ISF Climate Change Equity, Schroders, illustra alcuni aspetti cruciali che spiegano le forti aspettative sull’idrogeno.

La produzione di idrogeno comporta anch’essa delle emissioni?

"Il 95% dell’attuale produzione di idrogeno è parecchio inquinante, dal momento che deriva dal gas naturale o dalla gassificazione del carbone. Tuttavia, la produzione può avvenire senza CO2 con l’elettrolisi dell'acqua: l'idrogeno può infatti essere prodotto senza anidride carbonica utilizzando l'energia rinnovabile".

Quali sono i costi di questi diversi metodi di produzione?

"Premesso che attualmente l'idrogeno rinnovabile è molto più costoso di quello prodotto da combustibili fossili, riteniamo probabile che entro il 2030 l'idrogeno rinnovabile possa diventare il metodo di produzione più economico. Valutiamo infatti l’attuale situazione molto simile a quella in cui si trovavano i veicoli elettrici (EV) e l’energia rinnovabile 5-10 anni fa".

Quanto potrebbe essere grande il mercato dell'idrogeno verde?

"Partendo dal presupposto che i costi dell'idrogeno derivato da fonti rinnovabili scendano drasticamente, spinti dalle economie di scala e dai costi sempre più bassi delle energie rinnovabili, la loro quota di mercato dovrebbe sovrastare quella dell'idrogeno derivato dai fossili tra 10 anni. Dal momento che l’attuale quota di mercato dell'idrogeno verde è solo dell'1%, il potenziale è enorme".

Che tipo di supporto normativo sta ricevendo questa transizione?

"L'Unione Europea, che è leader mondiale nella pianificazione di una transizione verso un'economia a zero emissioni, ha riconosciuto la necessità di sviluppare una forte industria dell'idrogeno per consentire la decarbonizzazione nell'industria, nel riscaldamento e nei trasporti. Si stima che serviranno 24-42 miliardi di euro di investimenti di capitale per la capacità degli elettrolizzatori fino al 2030".

Quali saranno le conseguenze di questa transizione per gli investimenti?

"Se è senz’altro vero che le aziende energetiche e le società di ingegneria industriale per costruire e gestire tutti i nuovi impianti di idrogeno verde beneficeranno di significative opportunità di crescita, forse la più semplice opportunità di business e di investimento sarà nelle aziende che potranno conquistare il mercato delle attrezzature per tutti i nuovi elettrolizzatori che verranno distribuiti. Un mercato che oggi ha un giro d’affari di soli circa 250 milioni di dollari ma che potrebbe spingersi verso i 25 miliardi per arrivare al quantitativo di idrogeno verde necessario per soddisfare tutte le richieste annuali di elettrolizzatori delle industrie a livello globale negli anni di picco. Al momento, inoltre, gli operatori leader di elettrolizzatori sono relativamente pochi e questo rende questo settore molto interessante. E’ vero che non si possono escludere arrivi di nuovi player , tuttavia la tecnologia non è semplice e gli operatori consolidati stanno rapidamente formando alleanze e relazioni con clienti, sviluppatori e gruppi energetici. Questo darà loro economie di scala e li aiuterà a ridurre i costi".