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Scioperi: Covid congela proteste in 2020 ma Tpl guida classifica, la relazione del Garante

·4 minuto per la lettura

Effetto lockdown sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali: nel 2020 infatti sono state proclamate complessivamente 1.473 astensioni dal lavoro; 873 in meno rispetto al 2019 che aveva registrato 2.346 proteste. Un numero che si riduce ulteriormente al netto dell'effetto annuncio. A seguito di interventi del Garante o per effetto di revoche spontanee infatti i 1.473 scioperi proclamati scendono complessivamente a 895, in drastico calo rispetto ai 1.463 registrati l'anno precedente. A fotografare la situazione sul fronte della conflittualità sindacale ai tempi del Covid è la relazione del presidente della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Giuseppe Santoro-Passarelli, presentata al Parlamento.

A determinare la flessione delle proteste oltre al lockdown e al dilagare dello smart working nei servizi e nella P.a, anche la “moratoria” degli scioperi in settori pubblici già messi a dura prova dall'epidemia che il Garante ha concordato con i sindacati e che ha avuto "una piena osservanza"da parte di tutte le maggiori organizzazioni sindacali, "alle quali va riconosciuto l’alto senso di responsabilità dimostrato", commenta Santoro-Passarelli. Moratoria non reiterata invece nella cosiddetta “fase due” durante la quale si è preferito optare piuttosto per una "intensa opera di moral suasion" verso le parti sociali.

Ma la criticità del nostro sistema resta no tanto la violazione delle regole quanto piuttosto la reiterazione della conflittualità, con più scioperi anche in brevi archi temporali, nonché, l’effetto annuncio che di fatto produce un "impatto vulnerante" analogo ad un sciopero effettivamente effettuato Un fenomeno, questo, che può essere contrastato da una informazione puntuale che al momento, però, non risulta per il Garante, all'altezza del compito. "A parte l’annuncio dello sciopero non si può dire che i media forniscano adeguate informazioni sul suo andamento e, soprattutto, sull’effettiva consistenza dei soggetti sindacali proclamanti e la loro effettiva capacità di vulnerare il servizio interessato".

Resta comunque il settore del trasporto pubblico cittadino a registrare nel 2020, nonostante la brusca frenata delle proteste dovuta alla moratoria Covid e al lungo lockdown, il numero di scioperi più alto tra quei servizi pubblici essenziali la cui erogazione non è potuta avvenire in regime di smart working: 160 astensioni dal lavoro rispetto ai 250 del 2019. Segue l'Igiene ambientale con 102 scioperi effettuati, rispetto ai procedenti 209 per protestare contro il ritardo nella fornitura ai lavoratori dei dispositivi di sicurezza che esponevano i lavoratori ad effettivi rischi di incolumità. Drasticamente ridotte anche le proteste nel servizio di Trasporto aereo, uno dei settori più duramente colpito dalla pandemia e dalle misure di contenimento: gli scioperi di rilevanza nazionale proclamati nel 2020 n sono stati complessivamente 68 a fronte dei 147 del 2019. Anche nel servizio di Trasporto ferroviario i sindacati hanno "responsabilmente adattato la propria politica al nuovo, straordinario contesto", riducendo il ricorso alla astensione dal lavoro: complessivamente tra nazionali e locali sono stati 24 gli scioperi rispetto ai 59 del 2019.

"Responsabilmente dimezzati" anche gli stop nel settore Pulizie/Multiservizi: gli scioperi effettuati sono stati 58 rispetto ai precedenti 127. Ma la riduzione più grande si è registrata, causa smart working, nel Comparto Ministeri ed Enti locali:oltre ad uno sciopero nazionale del pubblico impiego sono state effettuate altre 8 astensioni nei Ministeri (erano state 19 nel precedente anno) mentre 62 nelle Regioni e autonomie locali (105 nel 2019).

Anche nel Comparto Istruzione e Ricerca la flessione della conflittualità è stata condizionata alla chiusura delle Scuole di ogni ordine e grado: nel 2020 sono state complessivamente 6 le astensioni nelle Università e Enti di ricerca e 19 nella Scuola (rispetto alle 12 e 29 del 2019). Alta invece la conflittualità invece nel Settore Giustizia, con 21 astensioni degli avvocati (36 nel 2019) motivati in parte da problemi relativi all’organizzazione degli Uffici giudiziari e alla riforma della disciplina della prescrizione; nonché dall’inizio del mese di marzo, da quelli relativi al contenimento dell’epidemia nei Tribunali. Anche i Giudici di pace e i Giudici Onorari hanno dato luogo a 5 astensioni dal servizio, motivate dal mancato recepimento, da parte del Governo, di istanze inerenti al trattamento economico e previdenziale e, a seguito dell’aggravarsi della situazione dei contagi, dalla mancanza di adeguate tutele assistenziali e previdenziali.

Il quadro economico di riferimento del Paese, infine, pur all'interno di una generale ripresa dell'attività economica resa possibile da una campagna di vaccinazione ampia, resta drammatico. Per questo, conclude il Garante, il rischio è che i prossimi mesi portino con se un nuovo autunno caldo: "non possiamo non guardare con una certa preoccupazione al modo in cui si svilupperanno le relazioni industriali dal prossimo autunno: vale a dire, se esse saranno più conflittuali o più partecipate". E per evitare questo dunque, che Santoro-Passarelli richiama la necessità di un “patto sociale” che ponga il lavoro al centro dell'agenda politica in un quadro che veda gli interventi ruotare intonro alle risorse Pnrr, alle politiche attive, alla formazione, al sostegno alle categorie danneggiate .

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