Scioperi nei servizi pubblici essenziali: come sono regolamentati

I disagi causati dallo sciopero dei mezzi pubblici di ieri, martedì 2 ottobre, soprattutto nella città di Milano dove si è assistito a vere e proprie scene di isteria, panico e disorganizzazione, riportano in primo piano la questione del confine tra il diritto di sciopero e quello dei cittadini-utenti di poter usufruire dei servizi definiti essenziali.
Considerando tutti coloro che non sono coinvolti attivamente nello sciopero, ma per effetto dello stesso non riescono ad arrivare in ufficio, va ricordato che lo sciopero in sé non è considerato motivo giustificato di assenza dal posto di lavoro, dal momento che non rende impossibile il raggiungimento dello stesso, ma costringe semplicemente il lavoratore a cambiare le proprie abitudini, magari partendo prima da casa o utilizzando un mezzo di trasporto alternativo. Approfondisci la normativa in fatto di assenze.

Fermo restando che lo sciopero di ieri era assolutamente legittimo e che sulle motivazioni degli eccessivi disagi che ne sono seguiti il presidente dell'Autorità di Garanzia sugli scioperi, Roberto Alesse, ha annunciato in un'intervista a Repubblica.it, un'indagine conoscitiva per stabilire se siano effettivamente state garantite le prestazioni minime indispensabili, cosa prevede la legge italiana in materia?
Nel 1990, per regolamentare il diritto di sciopero (riconosciuto dall'articolo 40 della Costituzione Italiana, che ne rimanda le modalità di esercizio alla legge ordinaria) in quelli che sono stati individuati come "servizi pubblici essenziali" (definiti come quelli "volti a garantire il godimento dei diritti della persona, costituzionalmente tutelati, alla vita, alla salute, alla libertà ed alla sicurezza, alla libertà di circolazione, all’assistenza e previdenza sociale, all’istruzione ed alla libertà di comunicazione"), vennero definiti alcuni parametri con la legge 146 (poi modificata l'11 aprile 2000 con la legge 83) e istituita la Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, che vigila sull’effettiva osservazione delle norme in materia, ha poteri sanzionatori e, laddove possibile, può spingere le parti in causa al raggiungimento di un accordo per evitare lo sciopero annunciato.

Consulta la normativa relativa al diritto di sciopero.

Senza entrare nel dettaglio di quanto previsto dalla legge, gli obblighi principali da rispettare per le organizzazioni sindacali che proclamano uno sciopero in un settore che rientra appunto nell'ambito dei servizi essenziali (definiti nell'articolo 2) sono il preavviso di almeno 10 giorni con comunicazione scritta di durata, modalità e motivazione dello sciopero e il rispetto di un periodo di tempo minimo concordato di intervallo tra uno sciopero e l'altro nello stesso settore per garantire la continuità del servizio. Le amministrazioni e le aziende erogatrici del servizio in questione hanno invece l'obbligo di emanare, sulla base dei contratti nazionali e degli accordi sindacali, le prestazioni indispensabili, un minimo garantito del servizio stesso, come ad esempio le fasce di orario garantite nel caso dei trasporti pubblici. Per far questo possono "disporre l’astensione dallo sciopero di quote strettamente necessarie di lavoratori tenuti alle prestazioni ed indicare, in tal caso, le modalità per l’individuazione dei lavoratori interessati ovvero possono disporre forme di erogazione periodica".
Per le organizzazioni sindacali che proclamino o aderiscano a scioperi che violino quanto disposto dall'articolo 2 della legge 146/90, è prevista la sospensione dei permessi sindacali retribuiti e dei contributi sindacali trattenuti sulla retribuzione per la durata dell’astensione, per un ammontare complessivo comunque non inferiore a 2.582,28 euro e non superiore a 25.822,84 euro, dice la legge "tenuto conto della consistenza associativa, della gravità della violazione e della eventuale recidiva, nonché della gravità degli effetti dello sciopero sul servizio pubblico". Le somme di questa sanzione vengono versate all'INPS, gestione dell'assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria. Inoltre, tali organizzazioni possono essere escluse dalle trattative per un periodo di due mesi dalla cessazione del comportamento sanzionato.
Per quanto riguarda invece i lavoratori che dovessero partecipare a uno sciopero "illegittimo" (quelli che vengono spesso definiti "scioperi selvaggi"), ma anche coloro che si rifiutano di offrire la propria prestazione lavorativa se questa rientra negli obblighi concordati del servizio garantito, la legge prevede sanzioni disciplinari proporzionate alla gravità dell'infrazione, con esclusione del licenziamento e di misure che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro. Anche in questo caso, le eventuali sanzioni pecuniarie vengono versate, dal datore di lavoro e non dal lavoratore, all’INPS, gestione dell’assicurazione obbligatoria per la disoccupazione involontaria.
Infine, i dirigenti delle amministrazioni e i legali rappresentanti delle imprese e degli enti erogatori dei servizi pubblici essenziali possono incorrere in sanzioni amministrative pecuniarie (da 2.582,28 a 25.822,84 euro), se non osservano le disposizioni previste dalla legge di riferimento, gli obblighi derivanti da accordi, contratti collettivi e dalla regolazione provvisoria della Commissione di garanzia e se non informano adeguatamente la clientela, come previsto dalla normativa.