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Sciopero Ilva, voglia di Stato fra gli operai

Luciana Matarese

“Lo Stato faccia lo Stato”. È questo, in cinque parole, il messaggio - più un grido di aiuto - che si è levato da piazza Santi Apostoli a Roma, dove, rispondendo alla chiamata di Cgil Cisl e Uil, si sono ritrovati i lavoratori di tanteaziende in crisi. 

Migliaia di persone arrivate da ogni angolo del Paese per chiedere che il lavoro torni al centro dell’attenzione della politica e consegnare la voglia di uno Stato forte, capace di farsi carico delle difficoltà in cui vivono tanti lavoratori. Dipendenti di Whirlpool, ex Alcoa, Embraco, Bosch, per elencare alcune realtà, e - il caso più citato negli interventi dei tre segretari generali - ex Ilva, con le delegazioni arrivate da Taranto, circa un migliaio su una ventina di bus, schierate subito sotto il palco.

“Chiediamo che vengano rispettati i termini dell’accordo del settembre 2018, nel quale non erano previsti esuberi”, dice Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim e operaio dell’acciaieria di Taranto. Quarantuno anni, da quindici nell’ex Ilva, guarda le bandiere a strisce verdi della Cisl, le rosse della Cgil e quelle blu della Uil, che sventolano sulla piazza e chiede che “le Istituzioni intervengano tutte”. Con riferimento chiaro alla Regione Puglia, “che quando ci manifesta vicinanza non deve farlo solo a parole e può intervenire sull’integrazione salariale dei lavoratori”, scandisce D’Alò.

Come dire, “lo Stato faccia lo Stato”. Lo ripete Loris Scarpa, segretario della Fiom Cgil di Padova, a Roma con la delegazione di lavoratori dello stabilimento - oggi di AncelorMittal - di Legnaro, provincia di Padova, il più piccolo dell’ex Ilva in Italia. “La gente è qui per conoscere il suo futuro, non si sa neanche se verrà pagato il prossimo stipendio”, sospira e parla della “difficile situazione” in cui versano i 30 dipendenti e lo stabilimento stesso, “che ha problemi di sicurezza. Altro che scudo fiscale, con quest’ultima gestione, senza che nessuno...

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