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“Se non riparte l’economia circolare l’Ue fallirà target climatici” (di C. Luciano)

·3 minuto per la lettura
Electronic waste on pink background and green recycling symbol (Photo: Javier Zayas Photography via Getty Images)
Electronic waste on pink background and green recycling symbol (Photo: Javier Zayas Photography via Getty Images)

(di Carlo Luciano)

Se non si rilancia l’economia circolare non si raggiungono gli obiettivi di difesa del clima. Ma, anche solo limitandosi a centrare i target di riciclo, nell’Unione europea è possibile una riduzione di 477 milioni di tonnellate di gas serra, più del totale delle emissioni italiane. Un dato a cui si arriva sommando una serie di azioni virtuose.

Ad esempio ogni tonnellata di plastica rigenerata invece che incenerita permette di risparmiare l’equivalente delle emissioni annuali di un’auto. E una riduzione nell’estrazione di materie prime del 28%, può portare a una riduzione del 63% delle emissioni, garantendo una crescita economica dell’1,5%.

Sono alcuni dei dati contenuti nel quaderno Economia circolare e mitigazione del cambiamento climatico, uno studio firmato dall’Alleanza per l’economia circolare e curato da Agici, che analizza nel dettaglio i vari settori. Ecco una sintesi dei principali.

Food

A livello globale le emissioni derivanti dalla produzione e dal consumo di cibo ammontano a circa un terzo del totale. E l’Europa ha deciso di impegnarsi per abbatterle. La strategia Farm to Fork, che fa perno sul ruolo e sulle potenzialità della bioeconomia circolare, dà un contributo fondamentale al processo di transizione ecologica del settore agricolo.

Tra i suoi obiettivi: raggiungimento del 25% della superficie agricola destinata al bio entro il 2030; dimezzamento degli sprechi alimentari pro capite entro il 2030; sviluppo della produzione di biogas da rifiuti agricoli; passaggio a una dieta con più frutta e verdura e meno carne rossa.

La realizzazione di questi obiettivi può portare a una riduzione, a livello globale, di 7,2 giga tonnellate di CO2 all’anno (il 20% del taglio necessario al 2050).

Trasporti

A livello globale, i trasporti generano emissioni che sfiorano il 16% di quelle complessive. In Europa la percentuale sale al 25%, con un aumento del 21% nel 2019 rispetto ai livelli del 1990.

Si tratta dunque di agire con decisione in questo settore. La decarbonizzazione può avvenire da un lato sviluppando modalità più efficienti, e dall’altro modificando i comportamenti. Tra le proposte: aumento della mobilità dolce (infrastrutture ciclabili e pedonali); rafforzamento del trasporto collettivo; sostegno allo sharing; aumento della quota di trasporto elettrica; più intermodalità. Le misure comportamentali possono aiutare a diminuire la domanda di mobilità individuale anche attraverso lo smart working e la conseguente riduzione del pendolarismo e dei viaggi di lavoro.

Qualcosa comincia a tradursi in realtà. Le nuove flotte di treni (alta velocità e regionali) sono state concepite per avere indici di riciclabilità tra il 94% e il 97% e performance energetiche del 30% migliori rispetto alla generazione precedente di treni. Nel Frecciarossa 1000 oltre il 20% dei materiali viene dal riciclo ed è possibile sfruttare pienamente l’energia elettrica recuperata in fase di frenatura (si recupera in media il 15% dell’energia).

Abbigliamento

Oltre il 60% di abbattimento delle emissioni potrebbe derivare dalla produzione e lavorazione delle materie prime: decarbonizzazione della produzione; riduzione degli scarti; più energie rinnovabili e miglioramenti dell’efficienza; abbigliamento a bassa impronta di carbonio.

Il 18% di riduzione delle emissioni di gas serra potrebbe essere realizzato grazie a un migliore mix di materiali. Ad esempio fibre riciclate, riduzione degli imballaggi, materiali riciclati e più leggeri, minimizzazione dei resi, riduzione della sovrapproduzione.

Comportamenti di consumo sostenibili potrebbero poi contribuire al 21% dell’abbattimento delle emissioni di gas serra del settore attraverso un maggiore utilizzo di modelli di business circolari: affitto, rivendita, riparazione degli indumenti, aumento del riciclo e della raccolta.

Costruzioni

Il settore dei materiali da costruzione, che comprende la produzione di cemento, calce, mattoni, piastrelle e vetro, ha rappresentato nel 2019 il 2,7% delle emissioni nazionali totali (il 2,1% in Europa).

Considerando anche la fase di costruzione e demolizione, il risparmio complessivo di emissioni può garantire un taglio del 35-40%. In uno scenario altamente ambizioso si potrebbe arrivare al 60%.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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