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Seduta di consolidamento a Wall Street

Giuseppe Sersale
·8 minuti per la lettura

Giornata di consolidamento, dopo il violento rally degli ultimi  giorni a Wall Street (S&P500 +1.64% ieri e +5.15% in 4 sedute) seguito con meno entusiasmo dai mercati globali (se si eccettuano quelli cinesi).

Fin dalla seduta asiatica il tono è stato meno spumeggiante, con il catch up degli indici asiatici di entità modesta rispetto alle performance USA di ieri, e i futures americani in fase di consolidamento.

Tra i motivi indicati per il clima più uggioso, lo stop al trial vaccine fase 3 di Johnson & Johnson, a causa di una reazione anomala in un individuo del campione. Un intoppo relativo, visto che il recente rally ha a che vedere solo secondariamente alle news sui vaccini, e comunque una reazione su un campione di 60.000 unità può essere dovuta a qualsiasi motivo. I progetti in trial fase 3, poi, sono ben più di 1. Quindi l'impatto di questo inconveniente dovrebbe essere modesto.

Qualcuno ha accennato, poi, al discorso che, nelle quotazioni dei bookmakers, la vittoria di Biden e il clean sweep democratico hanno visto un lieve arretramento negli ultimi giorni. Il fenomeno si nota bene nel grafico creato da Cameron Crise di Bloomberg, in cui sono raffigurate la probabilità media data da PredictIt di vittoria in Camera, Senato e Presidenza e e la probabilità congiunta (entrambe approssimazioni di bassa qualità, perchè gli eventi non sono indipendenti, e la media non ha significato, come specificato dallo stesso Crise).

Come accennato ieri, è assai probabile che ad un certo punto i sondaggi registrino un recupero di Trump. Il punto è di che entità questo sarà. Ciò detto, le proiezioni dei bookmakers non vanno prese alla lettera, in quanto riflettono anche la domanda di quotazioni dei giocatori. Ne consegue che quotazioni particolarmente attraenti in termini di vincita attirino flussi di puntate, ponendo i presupporti per un loro peggioramento. Non a caso le probabilità indicate da Predictit hanno mostrato un andamento simile a quello dei sondaggi, ma livelli assoluti di probabilità di vittoria per Biden costantemente inferiori. FiveThirghtyEight, che fa una media mobile ponderata dei sondaggi, ha visto il margine di Biden salire ancora, a 10.6 punti, e continua a attribuire a Biden l'87% di probabilità di vittoria e il 69% di un Senato democratico.

Un altro motivo per cui i bookmakers attribuiscono uno sconto ai sondaggi è che questi hanno funzionato male nel 2016, sottostimando Trump. Come accennato più volte, i sondaggisti cercano di imparare dai loro errori e avranno certamente applicato dei correttivi, per evitare una nuova sottostima. A proposito di questo problema proprio FiveThirghtyEight ha pubblicato un pezzo in cui spiega che:

  • la volta scorsa i sondaggi davano Trump sconfitto, ma dentro il margine d'errore;

  • adesso molti operatori sono corsi ai ripari inserendo ponderazioni per livello di istruzione e altro;

  • in ogni caso ai sondaggisti si presentano altre sfide: per esempio la corretta stima dell'affluenza, che ha un impatto sul risultato dei sondaggi, e può essere impattata dal timore del Covid.

Sull'argomento, molto interessante anche questo pezzo di "The hill".

Altro motivo di correzione indicato dagli operatori sarebbe l'impasse sul piano i stimolo fiscale. Difficile, visto che francamente la situazione non si è granchè modificata rispetto alle news di ieri. Entrambi gli schieramenti, come vedremo dagli eventi odierni, sono impegnati ad attribuire all'avversario la colpa dell'insuccesso, con il solo Trump davvero desideroso di fare qualcosa.

Infine vi è l'argomento del Coronavirus, in EU ma anche po' in US (Fauci ha dichiarato che il trend USA è in peggioramento), ma non si tratta certo di uno sviluppo delle ultime ore. L'ottima sintesi grafica di Pantheon Macro ci permette di evidenziare che:

  • in America i casi hanno ripreso a salire, anche se lentamente, e la salita delle ospedalizzazioni indica chiaramente che non è solo un effetto dell'aumento dei test;

  • in Europa solo la Spagna sembra venire a capo di qualcosa, come osservato ieri, mentre la Francia continua a mostrare numeri elevati e una percentuale di infetti sui testi attorno al 10%, e Germania e Italia sembrano aver perso, nel breve, il controllo della situazione. In particolare in Italia il tasso di  positività è raddoppiato (anche oggi 5%) e in Germania sta al 2% a potrebbe salire.

Prima di passare alla seduta europea, vale la pena di citare il trade balance cinese di Settembre, che ha mostrato un discreto calo del surplus (257bln vs 419 attesi) grazie ad esportazioni cresciute in linea con le attese (+9.9% da prec +9.5%) a cui si è contrapposta un esplosione delle importazioni (+13.2% da prec -2.1% e vs stime per +0.4%). L'export verso USA continua ad essere robusto, con buona pace di Trump (+20%) e invece è stato debole quello verso EU e Giappone. Il dato di import è stato gonfiato dal cadere tardi della festività autunnale, che ha permesso più attività a settembre, e dall'impatto dell'incombente embargo di semiconduttori a Huawei, che ha portato ad anticipare gli acquisti. Ma comunque la domanda interna si mostra in forma, ed è un buon segnale per l'economia.

La seduta europea è iniziata con un tono nervoso. Alle 10, uno Zew tedesco di ottobre assai peggiore delle attese nella componente expectations (56.1 da 77.4 vs stime per 72) ha causato un primo scossone. Personalmente, sono poco sorpreso, visto che è una survey di analisti e operatori, ed è stata sicuramente influenzata dal recente newsflow sulle misure di contenimento.

In tarda mattinata, invece un ottimo NFIB Small Business optimism index USA di Settembre (104 da prec 100.2 e vs stime per 100.9). L'indice ha recuperato praticamente tutto il crollo del Covid, e il capo economista NFIB Bill Dunkelberg ha dichiarato che l'attività sta recuperando, anche se alcune ditte sono sotto stress finanziario.

Di sicuro la prospettiva di un nuovo robusto pacchetto di stimolo sorride ai piccoli imprenditori e ne supporta il morale. Ma i livelli di attività non sembrano affatto così normalizzati come l'indice sembra implicare (vedi figura, courtesy of Opportunity Insights).

E un altra fonte di preoccupazione è la costante crescita dei defaults (Vedi figura, courtesy of Albor). Non sembra un trend galoppante, ma dobbiamo ricordare che vi è stato tutto il supporto organizzato dalla FED con i suoi schemi di finanziamento all'economia, di acquisto dei loans, di incentivo alle banche a finanziare etc.

Queste non sono quindi per lo più aziende finite vittima di crisi di liquidità, ma business saltati nonostante l'enorme liquidità iniettata nell'economia reale.

A metà giornata, le banche globali hanno inaugurato l'earning season USA: JPM ha riportato bene, battendo sia come fatturato che come utili, e accantonando molto meno delle attese come perdite su crediti. Meno brillanti, ma sempre meglio delle stime i risultati di Citi, con buon beat su utili ma fatturato quasi in linea, e accantomanenti sotto attese ma comunque corposi.

Complice il mood opaco, il mercato non ha premiato affatto le trimestrali, penalizzando soprattutto Citi per le pendenze di risk management con la Sec.

Nel primo pomeriggio, molto attesa era la pubblicazione del CPI USA di Settembre. Ma i numeri non hanno riservato molte emozioni, uscendo in linea con le attese sia come headline che come core (entrambi 0.2% da prec 0.4%), con i dati anno su anno rispettivamente a 1.4% e 1.7%.

Numeri modesti, ma non certo inattesi. Sta di fatto che il mood ha preso a deteriorarsi dopo la loro pubblicazione. lo si è notato dal rafforzamento del $, dalla perdita di momentum dell' azionario, e dal mini crollo dei preziosi. Questi ultimi penalizzati, secondo l'interpretazione dominante, dal calo delle attese di inflazione (con questi dati?), ma più probabilmente, in questa fase, molto sensibili al doppio impatto di calo azionario e rialzo del Dollaro.

Nel pomeriggio europeo è poi ripresa la telenovela dello stimolo fiscale. I Repubblicani al Senato hanno programmato per la prossima settimana il voto di un pacchetto comprendente il rifinanziamento del Pay Protection Program e poca altra roba, del valore di 3/500 bln. Visto che non c'è possibilità che questo pacchetto passi alla Camera, si tratta di un' iniziativa per  addossare ai Democratici la responsabilità del fiscal cliff fino a febbraio. Trump non ha avallato il tentativo, e ha twittato "STIMULUS! go big or go Home!!!" una buona sintesi della sua situazione, secondo il parere di molti.

La Pelosi, che secondo alcune fonti sta fronteggiando, per via della sua tattica dilatoria, qualche resistenza interna, ha scritto nuovamente ai Deputati, chiarendo i motivi per cui rifiuta l'offerta di Mnuchin  e dichiarando senza mezze misure che Trump vuole solo inviare agli americani assegni con la sua faccia sopra (sic) e produrre un rally azionario e se ne frega dei bisogni reali della popolazione.

  • HOUSE SPEAKER PELOSI SAYS TRUMP OFFER ON CORONAVIRUS STIMULUS PACKAGE FALLS SIGNIFICANTLY SHORT -LETTER TO LAWMAKERS

  • PELOSI SAYS SHE REMAINS HOPEFUL A DEAL WILL EVENTUALLY BE REACHED WITH WHITE HOUSE

Insomma, a parte Trump, che vorrebbe disperatamente fare qualcosa, entrambi i partiti al congresso sembrano molto più interessati a rimpallarsi la responsabilità di non deliverare alcunchè entro novembre che a negoziare davvero qualcosa. E' possibile che nei prossimi giorni la pressione salga un po' sui Democratici, vista la determinazione della Casa Bianca, e che abbia per loro un costo politico. Ma dovrebbe essere gestibile, perchè i Repubblicani al Congresso non sono allineati a Trump, e non sembrano pronti a finanziar Autore: Giuseppe Sersale Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online