Quando il gioco d'azzardo diventa patologico?

"Gioca responsabilmente"? Questo blando consiglio che accompagna le pubblicità sui giochi d’azzardo potrebbe, tra poco tempo, non essere più sufficiente. Secondo Andrea Riccardi, ministro per Cooperazione internazionale e l’integrazione, è giunto il momento di dare un freno allo "stato biscazziere" (copyright, via twitter, del leader dell’Udc Pierferdinando Casini).

La notizia è di questi giorni: secondo il ministro Riccardi "il fenomeno del gioco d’azzardo sta assumendo i contorni di una vera e propria dipendenza psicologica e, in un momento di crisi, ha mandato in rovina molte persone". Il problema è serio e se ne occuperà da oggi direttamente il Senato, in particolare con uno studio per capire come regolamentare gli spot tv che incitano al gioco (dal poker on line al casinò passando per le slot machine). È stato calcolato, infatti, che ogni 10 spot televisivi, 3 sono dedicati al "gioco d’azzardo". Definirlo d’azzardo, poi, non è nemmeno corretto, considerato che è regolamentato dallo Stato il quale, da questo settore, incassa ingenti introiti. I numeri? Eccoli: nel Bel Paese ci sono circa 400mila macchine da gioco (il 15% in più rispetto alla media europea), con un giro d’affari in crescente aumento e pari a quasi 80mila milioni di euro nel 2011 e, stando alle stime, di 100mila milioni di euro nel 2012.


All’erario sarebbero entrati, negli anni passati, 8.733milioni di euro (2010) e 9.298 milioni di euro (2011) con previsioni di crescita per l’anno in corso. Oltre al pesante danno sociale (un milione di ludopatici in Italia, secondo le stime degli esperti), la Commissione antimafia è preoccupata anche per le pesanti ingerenze della malavita nel settore del gioco, che muove un volume d’affari non solo ingente, ma in crescita smodata (solo il settore del videopoker on line registra il + 300 per cento).



Sull’argomento abbiamo intervistato Cesare Guerreschi, fondatore di Siipac, Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive www.siipac.it, la prima struttura in Italia (è nata nel ’99) a porsi l’obiettivo di studiare ed approfondire il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, con un centro terapeutico e riabilitativo a Bolzano, in Alto Adige.

  • Dottor Guerreschi, che cosa ne pensa della frase che chiude quasi tutti gli spot che inneggiano al gioco d’azzardo?
    Si riferisce al “Gioca responsabile”? Nel contesto in cui si trova, direi che è un messaggio a dir poco fuorviante. Se da una parte opera nell’intento di responsabilizzare il giocatore, inducendolo verso una sorta di moderazione, dall’altra risulta assolutamente inutile e quasi beffardo per tutte quelle persone che giocano in modo assiduo e che di conseguenza possono sviluppare una dipendenza dal gioco. Nello specifico, giocare responsabilmente è possibile a patto che in questa responsabilità sia implicata una decisa volontà del giocatore a darsi un tempo e una limitata somma da spendere e non andare oltre.
  • Quando un giocatore si definisce patologico?
    Quando sviluppa una vera e propria dipendenza dal gioco, ovvero quando perde il controllo rispetto alla sua attività di gioco, quando passa mentalmente e fisicamente sempre più tempo a giocare curandosi sempre meno degli altri aspetti della sua quotidianità prima e della sua vita poi.
  • Quali sono i campanelli d’allarme che devono insospettire parenti e familiari di un giocatore che sta diventando patologico?
    È importante essere informati, su questo punto, perché chi è vicino può fare molto per aiutare il giocatore. I primi segnali che devono destare preoccupazione sono se il soggetto mente (al partner o ai genitori) sui soldi spesi, cioè su come li ha spesi e su quanto ha speso, se il soggetto sente la necessità quasi compulsiva di giocare sempre di più, se gioca più (in termini di tempo e soldi) di quanto aveva preventivato), se diventa nervoso, aggressivo o ansioso a causa del gioco.
  • Come si può prevenire questa patologia?
    Non è facile. Le persone più vicine al giocatore dovrebbero indurlo a smettere magari controllando in maniera fiscale le entrate e uscite monetarie o cercando uno svago alternativo al gioco. A dipendenza sviluppata, invece, è necessario intraprendere un percorso terapeutico mirato. Posso idre che nella nostra struttura negli ultimi due anni abbiamo avuto in cura più di 200 giocatori d’azzardo patologici on una guarigione effettiva  che si aggira intorno all’80%. Quindi direi che è assolutamente possibile uscirne ma non senza un importante lavoro terapeutico e di comunità come quello che facciamo con successo da più di 10 anni qui a Bolzano’.
  • Esistono stime su quanti sono in Italia i giocatori patologici?
    Dati precisi in merito ancora non esistono. Si ritiene che abbiano superato il milione e che siano, purtroppo, in continuo aumento.