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Segnali tregua USA/Cina. L'ISM non manufacturing USA sorprende

Giuseppe Sersale
 

Wall Street ha chiuso vicino ai massimi di seduta, trainata da tech, industrials e dall'energy: una tipica seduta di sovraperformance dei ciclici sui difensivi. Niente male per un mercato che appena il giorno prima aveva visto il settore manifatturiero scivolare in contrazione per la prima volta da oltre 3 anni.

Stanotte, il sentiment ha avuto altro carburante dalla comunicazione, da parte del Ministero del Commercio cinese, che il Vice Premier Liu He ha accettato di recarsi ai primi di ottobre a Washington per un nuovo round di trattative. La svolta sarebbe avvenuta durante un colloquio telefonico tra lui, Mnuchin e Lighthizer. Da parte americana si è riferito che discussioni "a livelli elevati" verranno tenute nelle prossime settimane, senza specificare altro. Ma entrambe le parti hanno dichiarato che vi saranno contatti nelle prossime settimane per preparare l'incontro.

Ovviamente, sviluppi materiali non ce ne sono: i dazi elevati il primo settembre da ambo le parti restano in piedi, e gli USA hanno ancora in programma di elevarne altri il 1 ottobre, mentre il 15 dicembre è previsto un ulteriore round di misure e contromisure. Visti i risultati degli ultimi colloqui di Shanghai (Trump annunciò appena 24 ore dopo l'imposizione di dazi sulle restanti importazioni di beni cinesi) non c'è certezza sull'esito di questi nuovi incontri, in particolare alla luce della radicalizzazione delle posizioni nei 2 paesi, e della sempre più evidente diminuzione dell'attitudine al compromesso da parte della Cina (che sta forse veramente puntando ad un cambio di interlocutore tra 14 mesi). Nondimeno, l'effetto sui mercati si è notato con un balzo dei futures USA che forse dice più sul posizionamento del mercato che non sulla rilevanza delle news.

Shanghai, poi, aveva da scontare anche le comunicazioni del Cabinet di ieri su stimolo monetario ed emissioni dei bond degli enti locali e quindi oggi è stata un altra giornata positiva per le "A" e le "H" shares. Bella tosta anche Tokyo, che ha potuto contare, oltre che sul newsflow e su uno yen in indebolimento, su un quadro tecnico favorevole, con il superamento della resistenza in area 20.600 di Nikkei.

Ovviamente l'azionario europeo si è accodato, con i principali indici a costruire sui guadagni di ieri. Il movimento è stato accompagnato (finalmente) da una crescente tendenza dei tassi a salire, sintomo che gli investitori cominciano ad abbandonare un po' gli hedge, o che comunque i bonds risentono del calo della risk aversion. Non a caso anche i metalli preziosi hanno visto copiose prese di beneficio. Il movimento sui tassi europei core, che si è riflesso sui periferici ha ridato smalto all'€ vs un $ assai preoccupato dei dati del pomeriggio. Anche il settore bancario ha gradito parecchio il movimento.

Sul fronte Brexit, altre 2 batoste incassate da Boris Johnson ieri sera: primo, la Camera dei Comuni ha approvato con buon margine (28) il progetto di legge anti "no deal brexit". La legge dovrebbe terminare l'iter Lunedì, in tempo per la chiusura del Parlamento. Secondo, la Camera ha rigettato, con 136 voti di margine (a fronte però della maggioranza qualificata di 434 voti richiesta) lo scioglimento del Parlamento chiesto da Johnson. A questo punto sembra evidente che la Camera non permetterà elezioni anticipate a meno che non sia approvata la legge che costringe il Governo a chiedere l'estensione all'EU. Poichè però il Premier è l'unico che può farlo, sussiste la wild card che Johnson si rifiuti di chiederla, aprendo di fatto una crisi costituzionale. La contromossa sarebbe di sfiduciarlo alla riapertura del Parlamento il 21 ottobre, e mettere su in fretta e furia un governo tecnico/di unita nazionale che lo faccia. Situazione estremamente fluida, ma il mercato vede aumentare le probabilità di un ulteriore rinvio.

Sul fronte macro, dati bruttini in Germania, con i Factory orders di luglio che tornano a cedere ( -2.7% da prec +2.7% e vs attese per -1.4% e il PMI construction di agosto che segnala ulteriore contrazione (46.3 da prec 49.5) anche se dopo l'inverrno primavera del settore costruzioni tedesco, c'era poco da dubitare che rallentasse.

Ma i dati più attesi oggi non erano certo questi. Era il calendario USA a catalizzare l'attenzione. Lo show è cominciato alle 14.30 con l'ADP survey di agosto, antipasto del labour market report di domani. Il numero è di buon auspicio (195.000 da 142.000 di luglio e vs attese per 148.000). I PMI servizi e composite sono stati divisti marginalmente al ribasso, e restano su livelli di stagnazione (entrambi a 50.7). ma il report più atteso era l'ISM non manufacturing di agosto, dopo il fiasco dell'omologo manifatturiero dell'altro ieri. Ma il dato odierno ha indicato tutt'altra musica ad agosto sui servizi (56.4 da precedente 53.7 e vs attese per 54). Forza diffusa anche nei sottoindici (business activity +8.4pt a 61.5 e new orders +6.2pt a 60.3) anche se l'Employment è andato stranamente in controtendenza (-3.1 a 53.1) e gli export orders (-3 a 50.5) rasentano la stagnazione.

Il report, che contraddice il messaggio del PMI elaborati da Markit, segnala che i servizi, parte dominante dell'economia USA, mostrano ancora un attività, se non brillante, solida. Vedremo se domani i payrolls conserveranno il tono robusto dei dati odierni (buoni anche i Factory orders di luglio) anche se i vari indicatori del mercato del lavoro USA continuano a mostrarlo robusto. Erano le survey di attività economica, dotate di maggiori capacità previsive, a preoccupare.

La sorpresa ha dato ulteriore forza ad un azionario partito già  in rialzo, assestato il colpo finale ai tassi, che chiudono a livello globale con massicci rialzi, e ridato un po' di verve al biglietto verde.

Osserverei che la reazione ai dati delle ultime 48 ore offre supporto a quanto illustrato nel Lampi di ieri a proposito di sentiment  e positioning. Un dato pessimo come l'ISM manufacturing di martedì ha lasciato pressochè invariato l'azionario (Wall Street ha chiuso sui livelli pre dato), causato un moderato calo dei rendimenti, e però indebolito il $. Oggi un dato molto migliore dell attese offre supporto ad un azionario già su livelli più elevati, nonostante costituisca un potenziale motivo per temere un FOMC meno munifico, tra 2 settimane. I rendimenti, per contro, salgono il doppio di quanto il dato di 2 giorni fa li abbia fatti scendere. Il Dollaro, infine, recupera le briciole di quanto perso.

In sintesi azionario e tassi mostrano resilience ai dati brutti e reagiscono positivamente a quelli belli, un comportamento tipico di un mercato scettico e posizionato difensivamente. Il Dollaro, che vede un positioning e un sentiment più costruttivi, fa il contrario.

Su queste basi, gli indici europei archiviano un'altra buona seduta, avvicinandosi a loro volta ai massimi di periodo. L'€ viene ricacciato sui livelli di apertura, e sul fronte tassi, nonostante un moderato rimbalzo finale, i rialzi sono diffusi e cospicui, con una netta tendenza del long end delle curve (prediletto dagli investitori ad agosto), a sottoperformare. In questo contesto sono comparse prese di beneficio anche sull'Italia, che tanto ha fatto i giorni scorsi. Un po' di "sell the news", aggravato dalla circostanza che il rialzo generale dei rendimenti sottrae alla carta italiana un po' del suo appeal come unica a offrire rendimenti positivi. Ma nei prossimi giorni, in assenza di incidenti sulla fiducia, la convergenza dovrebbe riprendere.

Il quadro tecnico vede l'S&P uscire al rialzo dal citato range di agosto. Il target diventano nuovi massimi mentre lo scenario verrebbe messo in discussione da un ritorno sotto 2945.

Autore: Giuseppe Sersale Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online