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Sell the rumors, buy the news

·4 minuto per la lettura

C’è un famosissimo detto in voga a Wall Street, che descrive il fatto che i mercati anticipano le buone notizie e, quando queste si realizzano, scattano le prese di beneficio. “Buy the rumors, sell the news”, che dall’inglese possiamo tradurre “compra l’aspettativa e vendi la notizia”.

Questo però vale per le buone notizie. 

Che succede per le cattive? Tutto dipende dal contesto emotivo della massa degli operatori. Se gli investitori sono emotivamente depressi, una cattiva notizia, che confermi cattive aspettative, può alimentare una spirale di vendite e quindi far rotolare ancor più giù il mercato. Se invece il contesto emotivo è buono o addirittura euforico, all’interno di un trend positivo di medio-lungo periodo, la cattiva aspettativa viene digerita con una lieve correzione di breve termine (per intenderci, pochi punti percentuali di ribasso per qualche giorno, causati da prese di beneficio), mentre la notizia che conferma l’aspettativa negativa può segnare la fine della correzione e la ripartenza del trend rialzista principale. In questo caso il celebre detto di Wall Street va rovesciato: sell the rumors, buy the news. 

Abbiamo pochi dubbi che il mercato azionario USA, quello che guida l’autobus su cui siedono tutti gli altri mercati azionari del globo, sia in un contesto emotivo di medio-lungo periodo decisamente buono. Se diamo uno sguardo all’indietro, sul grafico dell’indice SP500 degli ultimi due anni, l’impressione è addirittura che, dopo il fastidio Covid, durato qualche mese, l’euforia abbia pervaso le menti degli operatori.

Per questo motivo nel commento di ieri mattina ho scritto che i mercati stavano scontando una svolta FED che ieri sera comunicasse l’azzeramento dell’acquisto dei bond a marzo anziché a giugno 2022, il primo aumento dei tassi a marzo, ed altri 2 aumenti nel corso del 2022. Pertanto, per sorprendere negativamente i mercati, Powell e compagni del FOMC avrebbero dovuto lanciare un messaggio peggiore. Ed ho concluso: “…ritengo difficile che la FED lanci questa sera messaggi peggiori delle attese. Se andrà incontro alle attese, non dobbiamo dimenticare che queste nei prezzi attuali sono già incorporate. Perciò non penso che dal fronte FED possano arrivare spinte ribassiste consistenti. 

Anzi. Ogni frase del comunicato o della Conferenza Stampa di Powell che lasci intendere un cronoprogramma di azzeramento del QE più lento di quel che i mercati sono rassegnati a sentire, dovrebbe essere accolta da Wall Street con un forte sospiro di sollievo”.

Ieri è successo proprio così.

Tutta la seduta europea e la prima parte di quella americana sono trascorse nell’attesa della FED, sistemando gli indici secondo le aspettative. Quelli europei, che il giorno prima avevano perso il rimbalzo dai minimi di SP500, perché avvenuto a mercati europei chiusi, hanno recuperato qualcosa, fermando così a 5 la serie di sedute negative consecutive di Eurostoxx50.

Wall Street invece ha pensato bene di attuare ancora qualche presa di beneficio iniziale e si è seduta in platea ad ascoltare la FED dopo aver nuovamente fatto una visitina ai minimi di martedì, poco sopra quota 4.600. In questo modo ha contribuito a smorzare gli entusiasmi europei e a ridimensionare il recupero di Eurostoxx50 a +0,37%. 

Il comunicato FED ha ricalcato quasi alla perfezione le aspettative. L’unica differenza, non di poco conto, è stata che non si è scritto che a marzo i tassi verranno subito alzati, né lo si è lasciato intendere, ma si è affermato che il rialzo dei tassi avverrà solo dopo che la FED avrà valutato che il mercato del lavoro avrà raggiunto il livello di massima occupazione.

La porta è perciò spalancata a consentire alla FED di tergiversare sui tassi fino a quando vorrà, anche perché il concetto di “massima occupazione” è quanto di più generico si potesse scrivere.

Il mercato, dopo la solita volatilità a caldo di pochi minuti, che è andata a ritestare i minimi di seduta, e dopo che Powell ha farcito la sua conferenza stampa di ottimismo sulla crescita, sulla capacità della FED di fronteggiare l’inflazione (già… abbiamo visto!), e persino sulla variante Omicron, che l’economia USA sarà in grado di sopportare, ha capito che il messaggio complessivo è anche meglio delle attese.

Perciò ha messo in scena un corposo rimbalzo dai minimi di seduta di ben 101 punti su SP500, andando a chiudere con un sontuoso rialzo di +1,63%. Nasdaq100 ha fatto addirittura meglio (+2,35%).

La seduta odierna si aprirà perciò con un poderoso rialzo anche in Europa, dopo che già Tokio ha realizzato +2,13%.

SP500, avendo recuperato in due ore la perdita delle prime due sedute della settimana, si ritrova nella condizione di attaccare fin da oggi i massimi assoluti, che distano solo 34 punti, più o meno come venerdì scorso.

Se ci riuscirà avremo una prima importante conferma che il rally di Natale è partito, destinazione almeno area 4.900.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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