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Semplicemente B...Elle. La bellezza è una cosa seria. Basta prenderla con leggerezza

Di Dorothée Werner
·11 minuto per la lettura
Photo credit: Courtesy Elle Archive
Photo credit: Courtesy Elle Archive

From ELLE

«Elle c'est vous», Elle siete voi si legge sulla copertina del 24 marzo 1969 dell'edizione francese di Elle. Oggi la capostipite, da cui “discendiamo” anche noi di Elle Italia, festeggia 75 anni. molto prima che tutti inneggiassero al body positive c'era già chi incoraggiava a sentirsi bene nella propria pelle. In nome di una femminilità inclusiva e libera da qualsiasi condizionamento.

Dalla voglia di imparare a truccarsi dopo la fine della guerra alla celebrazione della diversità. fin dal suo esordio Elle ha insegnato alle donne a prendersi cura di sé senza artifici né diktat. Le forme cambiano, le mode pure ma il messaggio resta lo stesso: siate sexy in modo gioioso e naturale. Amando la vostra unicità. La bellezza è una cosa seria. Basta prenderla con leggerezza.

Photo credit: Courtesy Elle Archive
Photo credit: Courtesy Elle Archive

Prediamo una donna del 2020. Ha 15 o 40 anni, 20 o 60. Osserviamola: stile, pelle, taglio di capelli, make-up, ma anche il modo in cui conosce i suoi punti di forza, si assume la responsabilità dei propri difetti, gioca con i codici e i prodotti di bellezza, si prende cura del corpo... Ora immaginiamo una donna della stessa età nel novembre del 1945, quando uscì la prima edizione di Elle: capelli, trucco, consapevolezza, corpo, il suo desiderio di essere bella… A quel tempo la bellezza rigorosa e riservata della modella Bettina Graziani, ora lo splendore voluttuoso di Ashley Graham. E nel mezzo? 75 anni di bellezza su Elle. 75 anni che hanno rivoluzionato il ruolo della donna nella società. Attraverso gli stili e le mode, viene scritta l’intera storia dell’empowerment femminile. La bellezza è futile? Certamente no! È molto più di una semplice storia di apparenza o seduzione, e noi abbiamo capito prima di chiunque altro che è lo strumento con il quale le donne plasmano le loro vite e controllano il proprio destino. Attraverso muse e top model, suggerimenti e consigli professionali, la storia personale e collettiva di quattro generazioni di donne è in ogni pagina di Elle.

C’è un mondo intero tra la casalinga del dopoguerra e la donna emancipata del 2020, desiderosa di far coincidere la propria immagine con ciò che realmente è. Le nostre giornaliste di bellezza, metà esperte e metà sorelle maggiori, hanno camminato al fianco delle donne per liberarle dai sensi di colpa e da diktat banalizzanti. «Abbiamo inventato un modo di parlare di bellezza con un tono gioioso, fresco, empatico», spiega Elisabeth Martorell, beauty editor di Elle Francia. «Senza mai perdere di vista quella che è stata sin dall’inizio la nostra missione: essere al servizio della lettrice». Nel corso del tempo è emersa una sorta di identikit della donna Elle: innamorata della propria libertà, non inibita nelle proprie scelte, non disposta a dissociare forma e sostanza, responsabile dei propri desideri – molti e a volte contraddittori – sempre in cerca di libertà. E questo si vede rovistando nei nostri archivi, decade dopo decade.


Gli anni 1945-50: impara a essere bella

Photo credit: Courtesy Elle Archive
Photo credit: Courtesy Elle Archive

La prima edizione di Elle uscì nel 1945: alla fine della guerra le donne volevano solo vivere, votare e farsi belle! Dalle loro cucine sognavano i look delle star di Hollywood. La bellezza è un lusso riservato a poche? Non per Hélène Lazareff, che aveva un’idea di bellezza rilassata, gioiosa, accessibile. Indicò le linee guida già nel 1945: «Scegliere quello che sta bene addosso, senza seguire le leggi della moda come fa un cieco con il suo cane-guida: questa è la nuova eleganza». Il giornale spiega come ottenere la pettinatura o il trucco dei sogni copiando i look delle star dell’epoca: fondotinta chiaro, ciglia finte e labbra rosse. Come una guida, Elle propose, già nel 1945 di: «lasciar perdere le parrucche, tenere i capelli lisci, a mezza lunghezza, pettinati con cura, puliti e brillanti». Competenza, humour e consigli preziosi: essere “né troppo grassa, né troppo magra” nel 1947 o “Avere gli occhi più belli del mondo” nel 1948. L’unica certezza? “Ognuna di voi può avere successo”. Ricorda “La bellezza in 47 regole” (lava, depila e nutri tutte le parti del corpo), e mira alla semplicità (“Lunga vita a pelle radiosa, labbra, occhi”). E se a 30 anni sembri già una nonna, Elle si ribella: «Puoi restare giovane!». E poi, nel 1947, il corpo femminile fa la sua comparsa su una copertina, scioccando molti e deliziandone altri: l’apparizione del primo bikini fu l’inizio dell’attenzione che avremmo dedicato al nostro corpo.

Gli anni ’50: la bellezza per tutte

Le donne sono madri, ma l’istinto di sedurre esiste. Con le modelle Bettina Graziani, Sophie Litvak e Sylvie Gélin, Elle instilla il desiderio di una femminilità gioiosa… e c’è molto lavoro da fare! Tutto iniziò con l’igiene. Nel 1951 Françoise Giroud pubblicò un’inchiesta che fece scandalo: “La Francia è pulita?”. All’epoca, il 30% delle donne non usava né sapone né dentifricio. La giornalista protesta: «In molti ambienti cattolici, l’igiene è spesso stata confusa con la civetteria». Il giornale era in stato di grazia, incarnato a partire dal 1951 da una radiosa ragazza: Brigitte Bardot. Tutte vogliono la sua vita sottile, gli occhi da cerbiatta, la sua freschezza. Elle sostiene incessantemente una bellezza “a basso costo”, la “routine leggera”, il trucco “minimale”. Già nel 1951 la rivista rompe il tabù della chirurgia estetica, con un’inchiesta sulla rinoplastica. Avanguardia.

Gli anni ’60: osare la “femminilità solare”

Photo credit: Courtesy Elle Archive
Photo credit: Courtesy Elle Archive

La gioventù esplode e aspira a una bellezza con meno costrizioni. Come B.B. a Saint-Tropez o gli idoli yé-yé della Swingin’ London, vogliamo tutte capelli sciolti, un corpo libero e dorato. Elle insegna a madri e figlie come abbronzarsi senza rovinare la pelle. Sul fronte make up, matite, eyeliner e ciprie invadono i beauty case. Il giornale celebra prodotti di culto: il primo mascara automatico (Long Lash di Elisabeth Arden) e la lacca Elnett, ideale per un grande chignon. Con Twiggy in copertina nel 1967, Françoise Hardy, Jane Birkin, Jean Seberg e il suo taglio alla garçonne, la femminilità si rinnova. Il giornale inventa il “Prima e dopo”, provando che la bellezza può essere addomesticata, come con la modella Nicole de Lamargé nel 1966. Marilyn Monroe viene celebrata bel 1967 come “La più bella donna curvy”. E con l’arrivo della minigonna ci sentiamo improvvisamente obbligate a prenderci cura delle nostre gambe (“Come rendere belle le vostre gambe”, nel 1969). Con il Maggio ’68 un vento di ribellione soffia nel mondo del beauty: “Non domandare a nessuno il permesso di portare i capelli lunghi o corti: scegli quello che ti fa sentire meglio”. La libertà di essere se stessi è il nuovo motto, adottato dagli stilisti del tempo, come Yves Saint Laurent o Emmanuel Ungaro, che confessò «di averne abbastanza di donne che si vergognano delle loro gambe, delle ginocchia, dei loro sederi e dei loro seni». Assumiamo il controllo delle nostre vite!

Gli anni ’70: la conquista della bellezza naturale


Photo credit: Courtesy Elle Archive
Photo credit: Courtesy Elle Archive

Per questo c’è voluto del tempo! «Gli psichiatri riabilitano la civetteria: voler essere belle è un bisogno vitale!», gioisce Elle nel 1971. Avendo conquistato il diritto alla pillola e all’aborto, le donne vogliono sedurre e godersi la vita. La bellezza è diventata democratica? Il giornale incoraggia l’audacia: “Acconciature dopo il bagno” nel 1970; “Vivi meravigliosamente con i tuoi difetti” nel 1973; “Abbronzati in inverno” nel 1974; “Stasera si esce? Fatti bella a modo tuo” nel 1978. La tendenza a mettersi in topless sulle spiagge spinge a prendersi cura del proprio seno dal 1972 (“Seno, medicina e chirurgia”). Via le costrizioni: «Il make up non dovrebbe essere una prigione gestita con armi fuori moda», dice Serge Lutens, allora make-up artist delle star, nel 1975. Nel 1976 abbiamo celebrato i geniali inventori dell’anti-piega (Maniatis e Jean-Louis David) e la gioia di lasciare asciugare i capelli al naturale. Una rivoluzione!

Gli anni ’80: la bellezza che conquista


Photo credit: Hans Feurer, Gilles Bensimon/Courtesy Elle Archive
Photo credit: Hans Feurer, Gilles Bensimon/Courtesy Elle Archive

Le donne lavorano, divorziano, vogliono tutto… anche restare attraenti. Avere il controllo delle loro vite, così come del loro aspetto. La ragazza Elle lavora ma resta dinamica, atletica e sana. Scolpisce il proprio corpo in palestra e adotta il mitico caschetto spettinato di Dessange. Le top model sono le nuove eroine dei tempi moderni: Elle Mc Pherson, Cindy Crawford, Stéphanie Seymour e Yasmin le Bon sono esempi da seguire. Elle diventa un brand internazionale, moltiplicando in pochi anni il numero di edizioni: Stati Uniti (1985), Spagna (’86), Italia (’87), Cina (’88) Thailandia (’94), Russia (’96), India (’96). I codici di bellezza si mescolano con naturalezza: la scultorea Grace Jones viene incoronata in una copertina del 1983. La bellezza curvy è celebrata grazie alla top model Rosemary Mc Grotha nel 1983. Nella cosmetica, gli acidi della frutta risvegliano lo splendore della pelle. E per la prima volta nella storia, una nuova vita ricomincia a 40 o 50 anni (“Chirurgia estetica: a che età, a quale prezzo?” nel 1984). Sublime, Carole Bouquet posa nel 1986 in jeans e giacca rossa di Chanel, sotto il titolo: “La bellezza è accessibile”. Grande notizia!

Gli anni ’90: la femminilità riconciliata

Nella ricerca di una vita più armoniosa, le donne rifiutano di assumere ruoli predeterminati e cambiano identità a seconda dei propri desideri: un giorno un profumo intenso, quello dopo una fragranza fiorita. Kate Moss, Linda Evangelista e Claudia Schiffer rendono il periodo elettrizzante. Elle scopre e lancia un’icona: Laetitia Casta, che impersonerà questo decennio sexy. Le curve, quelle vere, sono celebrate dal fotografo Olivero Toscani nel 1996 (“Sono rotonde e ci piacciono”), uno “Speciale seno”, l’anno successivo, esalta “l’entusiasmo per la rotondità”. Nella sezione make up arriva il fondotinta effetto naturale. Lo shampo 2 in 1 velocizza la routine mattutina. “Vogliamo sembrare più giovani!”, strilla un numero speciale nel ’95. A 50 anni, Catherine Deneuve confida: «Le donne che dicono di essere indifferenti all’età mentono». Sulla chirurgia estetica, l’attrice di culto interviene prima di chiunque altro: «Trovo terribile dovermi sentire obbligata a giustificarmi, come se dovessi confessare un peccato». L’argomento è d’attualità: “Chirurgia estetica: le 50 domande da farsi prima di dire sì” nel 1997; oppure “Dovremmo credere nei miracoli?” nel 1999. Belle sì, ingenue no.

Photo credit: Hans Feurer, Gilles Bensimon/Courtesy Elle Archive
Photo credit: Hans Feurer, Gilles Bensimon/Courtesy Elle Archive

Gli anni 2000: l’elogio di ogni tipo di bellezza

Photo credit: Nelson Simoneau/ Courtesy Elle Archive
Photo credit: Nelson Simoneau/ Courtesy Elle Archive

Il nuovo secolo sarà necessariamente meticcio. La globalizzazione sta accelerando la mescolanza globale di ogni codice. Elle celebra la bellezza in molte forme, va bene tutto. Le donne reclamano la propria autenticità, come in uno speciale del 2003 che è diventato di culto: Emmanuelle Béart entra in mare nuda, fotografata di spalle, i capelli raccolti in maniera casuale. Le sue curve sicure provocano un assalto alle edicole! La top model Carré Otis (taglia 44-46) e la regina del lato B Jennifer Lopez consentono a Elle di battersi incessantemente per la fine della dittatura della magrezza: “Il trionfo delle curve” nel 2003, “Mostrare le curve: la nuova attitudine sexy” nel 2007, “Complessi zero”. Il giornale continua a rompere tabù, a volte a scioccare le lettrici, come succede con un’inchiesta sulla rimozione dei peli pubici: “Integrale, profumata, colorata… I segreti di bellezza della ceretta all’inguine” nel 2002. Una donna di 50 anni non assomiglia affatto a sua madre alla stessa età, ma vuole comunque sembrare più giovane, a ogni costo: “10 trucchi per sembrare 10 anni più giovane” nel 2000, “Tutte pazze per il Botox” nel 2002, “Né Botox né chirurgia: queste donne vivono bene la loro età” nel 2007, “Antietà: il laser è il nuovo Botox?” nel 2008. Un boom di novità nella cosmetica: enzimi rigeneranti, pigmenti soft focus, BB e CC cream. La missione di Elle è aiutare le donne a trovare la loro strada: succube di niente e libera da tutto; una sera un trucco sofisticato “Ciglia finte, ombretto scuro, labbra rosse” (2010), il giorno dopo “Più vera, più semplice, più bella”, secondo i precetti di uno Speciale Beauty del 2008.

Gli anni 2010-2020: la fine dei diktat


Photo credit: Nelson Simoneau/ Courtesy Elle Archive
Photo credit: Nelson Simoneau/ Courtesy Elle Archive

Le priorità sono cambiate: un naso prominente, le rughe, glutei abbondanti, capelli argento… tutto è bello. Elle difende l’individualità. La diversità è culturale, sessuale e generazionale. Nel 2013, uno Speciale Moda viene scattato con tre ragazze: la cinese Xiao Wen Ju, la svedese Frida Gustavsson, l’afroamericana Jasmine Tookes. Lauren Hutton, 70 anni, posa come una Madonna sotto il titolo: “Queste donne ti fanno venire voglia di invecchiare”. Liya Kebede condivide i suoi segreti di bellezza, così come la curvy Ashley Graham. Valentina Sampiao e Andreja Pejic, modelle transgender, diventano simboli del loro tempo. Le nuove modelle, “the ugly pretty”, hanno un momento di gloria: Lili Mc Menamy, Jamie Bochert, Lindsey Wixson. La ragazza Elle desidera essere meno perfetta, ma più felice. Il sedere XXL di Kim Kardashian è frutto di questo processo, mentre Beyoncé spinge le donne a volersi bene così come sono. Elle cavalca il tema nel 2014 (“12 tips di bellezza per volersi più bene reciprocamente” nel 2011, “Lunga vita ai nuovi canoni di bellezza” nel 2014. Con il movimento #MeToo, il femminismo si rinnova, ridando vita alla battaglia contro i peli (“Ceretta o non ceretta?”). È anche il tempo di una nuova consapevolezza green, accelerata dalla crisi del Coronavirus. La bellezza inizia a pensare in termini di biologico, locale e vegano. «Dal 2010 abbiamo iniziato a studiare marchi, paragonare bio e non bio, individuare nuovi influencer, raccontare il boom dei brand green, piccoli, etici», conclude Elisabeth Martorell. «Il lusso è in piena innovazione. Il futuro? Un’industria cosmetica più inclusiva, più responsabile dell’ambiente e ancor più gioiosa».