Italia markets open in 1 hour 42 minutes
  • Dow Jones

    31.535,51
    +603,14 (+1,95%)
     
  • Nasdaq

    13.588,83
    0,00 (0,00%)
     
  • Nikkei 225

    29.419,49
    -244,01 (-0,82%)
     
  • EUR/USD

    1,2029
    -0,0030 (-0,25%)
     
  • BTC-EUR

    40.418,63
    +1.552,22 (+3,99%)
     
  • CMC Crypto 200

    974,01
    -12,64 (-1,28%)
     
  • HANG SENG

    28.994,64
    -457,93 (-1,55%)
     
  • S&P 500

    3.901,82
    +90,67 (+2,38%)
     

Serve una banca pubblica per gli investimenti verdi

La Voce
·6 minuto per la lettura

Il governo di Mario Draghi sembra voler imboccare la strada della rivoluzione ambientale. Manca però ancora un tassello: la finanza. La creazione di una banca nazionale può creare le condizioni per dirottare investimenti nelle nuove tecnologie verdi.

Capitali per l’ambiente

Il ministero per la Transizione ecologica, le consultazioni con i gruppi ambientalisti, l’impegno a usare i fondi europei per “lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta”: il nuovo governo guidato da Mario Draghi sembra aver imboccato la strada della rivoluzione ambientale, ma per mettere in atto il piano manca proprio uno dei tasselli che dovrebbero essere cari al neo-presidente del Consiglio: la finanza.

Recentemente, il governatore della Banca d’Italia ha rilevato che “la finanza non può non farsi, con rapidità, decisione e lungimiranza, parte attiva nelle strategie di contrasto al cambiamento climatico”, sottolineando che “il crescente interesse degli investitori sta determinando una forte espansione della finanza sostenibile”. Tuttavia, i nuovi investimenti verdi, necessari per rilanciare l’economia e combattere i cambiamenti climatici, si possono realizzare solo sulla base di modelli finanziari trasparenti e profondamente diversi da quelli tradizionali. Le differenze in questione sono relative sia alla quantità di capitale necessario sia alla tipologia degli investimenti richiesti – tante nuove tecnologie il cui rischio percepito dagli investitori è molto elevato e i cui business model sono ancora sconosciuti.

In assenza di un coordinamento pubblico-privato che offra una visione organica, garantisca le sinergie di sistema e faccia leva sul capitale pubblico per attrarre investimenti privati, investitori come banche e fondi pensione difficilmente parteciperanno in pieno a progetti legati alla transizione ecologica dagli esiti incerti.

Se pensiamo, per esempio, allo sviluppo di reti energetiche alternative (come l’installazione capillare di centraline di ricarica per la mobilità elettrica, o la riconversione della rete per la distribuzione del gas a rete dell’idrogeno), l’investimento iniziale necessario supera di gran lunga la disponibilità di capitale e indebitamento di una singola azienda del settore. Inoltre, richiede un allineamento con politiche pubbliche sia downstream– come misure di sostegno al rinnovo del parco veicoli per evitare di sviluppare infrastrutture inutili – sia upstream per la produzione di idrogeno verde, assicurando impatti positivi sulla riduzione dei gas serra. Nel caso di interventi per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, invece, è fondamentale agevolare l’accesso al credito per le aziende e le famiglie che fanno fatica a ottenere finanziamenti delle banche, ma i cui beni immobiliari sono tra i più energivori.

Un intervento di finanza pubblica come la creazione di una banca nazionale per gli investimenti verdi può sbloccare molte di queste difficoltà, creando le condizioni per dirottare investimenti nelle nuove tecnologie verdi. Le condizioni favorevoli includono, secondo un’analisi dell’Ocse che il G20 a guida italiana ha chiesto di aggiornare nel 2021, l’utilizzo di prestiti garantiti e di strumenti di cofinanziamento, mitigazione del rischio e securitization– oltre a un coordinamento istituzionale e un supporto tecnico per i progetti più complessi. Per far questo serve una iniezione iniziale di capitale pubblico che possa produrre effetti positivi sul mercato mitigando una parte del rischio e lanciando i primi progetti pilota per le tecnologie meno conosciute.

Le esperienze in altri paesi

L’esperienza di istituzioni come la Cefc in Australia e il Fondo per le tecnologie in Svizzera dimostra che ogni euro di garanzie e investimenti pubblici ha generato tra due e tre euro di investimento privato. Anche il governo britannico, che pur nel 2018 aveva privatizzato la sua Green Investment Bank (creata sei anni prima) vendendola al fondo di Macquarie, si appresta a tornare sui suoi passi e ha annunciato una nuova banca nazionale delle infrastrutture per finanziare la rivoluzione industriale verde lanciata dal premier Boris Johnson.

Intanto, negli Stati Uniti, l’amministrazione Biden lavora a un ente per la finanza verde a livello federale, sulla base di un disegno di legge che negli anni scorsi era stato bloccato dal Senato a maggioranza repubblicana, ma che potrebbe presto venire approvato. Anche in questo caso, l’esperienza delle green banks già esistenti a livello dei singoli stati (dal Connecticut alle Hawaii, si veda questo report) si è dimostrata proficua, con il finanziamento di progetti di investimento in energie pulite e riconversione immobiliare che non avrebbero potuto essere realizzati altrimenti.

L’arrivo dei fondi europei stanziati per la ripresa economica – una parte dei quali deve essere destinata alla lotta ai cambiamenti climatici – conferma l’opportunità di una istituzione simile anche in Italia. Da soli, i fondi del Next Generation EU sono uno stanziamento temporaneo e non sufficiente. Sempre a livello europeo, si sta discutendo di riformare la Banca europea degli investimenti (Bei) affinché dedichi la metà dei prestiti a progetti con ritorni positivi per il clima e l’ambiente entro il 2025. Se la riforma andrà in porto, questo ulteriore tassello potrebbe portare a investimenti nell’ordine dei 10 miliardi di euro annui da dividere tra i 27 stati membri. Ancora non abbastanza per completare la transizione ecologica, dato che il fabbisogno per realizzare gli obiettivi Green Deal a livello europeo è stimato in 180 miliardi di euro all’anno.

È auspicabile invece usare questa iniezione di risorse europee per far leva sul capitale privato italiano ed estero, evitando che continui a fluire solo verso progetti infrastrutturali ad alte emissioni di gas serra ma degli esiti finanziari più sicuri, oppure che vada esclusivamente verso altri paesi che offrono un approccio alla finanza verde più affidabile dell’Italia.

Tocca ora a Draghi, sulla base della propria esperienza nelle istituzioni finanziare, e al suo governo ideare una banca nazionale per gli investimenti verdi con una visione organica, un obiettivo chiaro, le competenze necessarie per selezionare i migliori progetti dal punto di vista tecnologico ed economico. Dovrà essere una struttura pubblica snella – magari dall’orizzonte temporale limitato legato al conseguimento di specifici target o alle effettive riforme della Bei – e avere un rapporto stretto con gli investitori alla ricerca di progetti sostenibili.

Non serve partire da zero. Sul versante della programmazione, il lavoro del Cipe rappresenta un punto di partenza per selezionare gli investimenti prioritari. Sia la Cassa depositi e prestiti, sia il Fondo nazionale efficienza energetica presso il ministero dello Sviluppo economico posseggono nel proprio arsenale una serie di strumenti finanziari (garanzie, prestiti agevolati) da ampliare, coordinare e dirottare verso la transizione ecologica, confermando allo stesso tempo strumenti normativi come l’Ecobonus 110 per cento e Industria 4.0. Con un costo iniziale relativamente contenuto, il risultato finale può essere una garanzia di sostenibilità ambientale e finanziaria per le future generazioni.

Di Lorenzo Casullo

Autore: La Voce Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online