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Settembre negativo ma con recupero parziale

Pierluigi Gerbino
·4 minuti per la lettura

Si è concluso ieri il mese di settembre, che le statistiche di stagionalità ci presentano come uno dei peggiori dell’anno. Solo maggio dà mediamente risultati inferiori. Ovviamente parlo di valori di rendimento medio mensile su una serie storica di SP500 di molti decenni. Il che significa che non tutti gli anni quel che ci dice la stagionalità si verifica, ma che tendenzialmente l’indicazione della stagionalità è l’esito più probabile.

In questo bizzarro 2020, ad esempio, maggio non ha rispettato la stagionalità, essendo stato tutt’altro che negativo, dato che i mercati azionari non hanno interrotto in quel mese il rimbalzo dai minimi annuali di marzo. 

Settembre invece arrivava dopo il lungo rally di 5 mesi positivi consecutivi, ed ha avuto gioco facile a rispettare la regola stagionale che lo vuole debole. L’inerzia rialzista accumulata nel precedente rally, l’euforia che non tramonta sul comparto tecnologico ed il sostegno verbale e sostanziale delle banche centrali che continuano a promettere liquidità gratis per anni a venire, sono comunque riusciti, con un recupero parziale finale, a limitare il ribasso di settembre a circa -3,9% su SP500 e -5,7% per il Nasdaq100. Si è così all’incirca dimezzata la perdita mensile provvisoria misurata sui minimi, il 23 settembre.

Anche in Europa il saldo di settembre è negativo: -2,4% per Eurostoxx50, -1,4% per il Dax e -3,1% per il nostro FtseMib. Sembra quindi che l’Europa si sia comportata meglio (meno peggio, per l’esattezza) degli indici USA. Va però tenuto presente che SP500 e Nasdq100 partivano ad inizio mese dai massimi storici, mentre Eurstoxx50 all’inizio di settembre era sotto i suoi massimi di febbraio di un poco onorevole -15%. Anche gli indici europei hanno comunque cercato il rimbalzo dai minimi nelle ultime sedute del mese, trascinati dal ritorno di esuberanza americano. Però il recupero si è fermato sulla prima resistenza di rilievo in area 3.225-3.230 di Eurostoxx50 ed ha confermato la debolezza europea se paragonata alla voglia di recupero americana.

Basti guardare ieri, ultima seduta del mese, per averne ulteriore prova. Nonostante a Wall Street si vedesse un rialzo attorno al punto percentuale, la chiusura di seduta in Europa è stata negativa: Eurostoxx50 -0,64%, Dax -0,51% e FtseMib -0,24%.

La situazione, all’apertura di ottobre si presenta perciò con gli indici americani che sembrano voler estendere il rimbalzo in atto. Ieri è stata una giornata dai due volti, con una partenza cauta che è sembrata scontare l’incertezza trasmessa dall’incontro di wrestling a cui hanno assistito gli americani in televisione tra i due candidati presidenti. Poi Il Segretario di Stato Mnuchin ha portato una ventata di acquisti, dichiarando ottimismo per un accordo sullo stanziamento, che diventa ogni giorno più urgente, per rinnovare i sussidi statali ed evitare in ottobre licenziamenti e fallimenti di piccole imprese. L’indice SP500 ha attuato un rally di quasi +2% e si è fermato curiosamente ed esattamente a quota 3.394. Per chi non ricorda, questo livello è proprio quello del massimo storico raggiunto prima dello scoppio della pandemia, che evidentemente incute ancora un po’ di timore reverenziale. Faccio anche notare che da quelle parti, cioè a quota 3.400, giace il 50% di ritracciamento rialzista della prima ondata di ribasso della correzione. Non deve perciò stupire che lì siano partite prese di beneficio nell’ultima ora che hanno dimezzato la performance di SP500, pur sempre positiva (+0,83%).

Oggi è possibile che il mercato riprovi ad attaccare l’ostacolo che lo ha respinto ieri sera. Non sarà facile superarlo, ma in caso affermativo il prossimo ostacolo sarà la resistenza statica di 3.425 e l’ultimo muro da abbattere prima di poter certificare la fine della correzione, con conseguente forte probabilità di rivedere presto i massimi storici, è il 61,8% di ritracciamento, a quota 3.455 circa.

Solo sopra quel livello l’indice ci dirà che la correzione è finita a 3.209 il 24 settembre, livello che io, per ora, considero solo la fine della prima onda ribassista (A), mentre classifico ancora come onda B il rimbalzo in atto e mi attendo che il mercato si fermi su una delle 3 resistenze che ho appena  indicato. Da lì dovrebbe eseguire un altro affondo ribassista sotto i minimi di 3.209, con l’onda C.

Questa è la mappa che sto seguendo, pronto a cambiare il percorso se e quando il mercato vorrà.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online